Confcommercio. Tamburi di guerra o segnali di fumo?

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Chi mi segue ed è un po’ più in là con gli anni si ricorderà la pubblicità della Ferrero che, nel 1971 raccontava  dei simpatici personaggi della “Valle Felice” che abitavano in uno sperduto villaggio immerso nel verde la cui letizia veniva turbata dalla presenza sempre più distruttiva di Jo Condor e della sua flotta di sgangherati avvoltoi.

Fortunatamente gli abitanti della Valle Felice potevano contare sull’aiuto di un Gigante buono che, al coro di “Gigante, pensaci tu, accorreva per ristabilire l’ordine e scacciare la sgradita presenza.

Troppo facile l’analogia con la taglia di Fabrizio Palenzona che, da vice presidente di Confcommercio, ben conscio dei rischi che una sostanziale mancanza di iniziativa sta  portando definitivamente su un binario morto l’intera Confederazione, ha deciso di presentare le sue dimissioni come scrive oggi Simone Gallotti sul secolo XIX “In punta di piedi e senza sbattere la porta, raccontano i bene informati, animati soprattutto dalla volontà di gettare acqua sul fuoco. Però il risultato è che comunque l’addio di Fabrizio Palenzona ai vertici di Confcommercio è destinato a fare rumore. Il grande tessitore che ha regnato su autostrade, banche e aeroporti se n’è andato da quel ruolo, ha rassegnato le dimissioni da numero due di Carlo Sangalli, l’eterno presidente dell’associazione che ha iniziato non da molto il terzo mandato”. Su “Alessandria Oggi”  l’interpretazione delle dimissioni è più caratterizzata. (https://bit.ly/3GOEPue). 

Confcommercio è da tempo in difficoltà. I vertici delle quattro federazioni più importanti sono fuori dal massimo organo confederale (Federalberghi, Federmoda e adesso Conftrasporti). Resta FIPE certo per convinzione ma anche  per la lealtà  che lega il suo Presidente, Lino Stoppani, allo stesso Carlo Sangalli. E Stoppani è una persona che stimo e che non ha mai fatto calcoli personali opportunistici. 

pastedGraphic.pngIl Presidente è ormai un po’ Ibraimovich, un po’ Handanovic per chi segue con passione il calcio. Chi  sta intorno allo svedese è assalito dal dubbio se  conviene o meno rinnovargli il contratto fatto fino ad oggi anche per tenere a bada uno spogliatoio irrequieto e desideroso di voltare pagina o accompagnarlo,  come nel caso dello sloveno, ad una pensione dorata  prima che gli errori in campo oscurino un passato glorioso.

Non conosco personalmente Palenzona ma, non è difficile condividere le ragioni alla base delle sue dimissioni. Sangalli e il suo inner circle hanno trasformato un sindacato di impresa in un centro studi. Qualche apparizione sui social e qualche impettito convegno per segnalare una presenza formale, sempre meno presente e attivo nei luoghi che contano.

Ho anch’io recentemente firmato la petizione di Confcommercio per limitare  le scorribande in centro dei no green pass a Milano ma, anche questo, segnala la difficoltà evidente ad assumere iniziative di coinvolgimento della categoria da vero sindacato di impresa.

Eppure c’è vivacità nei territori e nelle categorie impegnate a salvare il salvabile con proposte e iniziative. Fabrizio Palenzona motiva in modo circostanziato le sue dimissioni da Vice Presidente. La barca fa acqua.

Non è tanto in discussione l’appartenenza a Confcommercio  che non è certo all’ordine del giorno. Anzi. È proprio la volontà di proseguire insieme che spinge Palenzona a questo passo. È un grido di allarme, autorevole, non affatto scontato e che mira però  a non spaccare la Confcommercio.

Le dimissioni segnalano un disagio profondo che sta attraversando  l’intera confederazione. E confermano una critica a tutto campo sulla gestione, sulla carenza di presidio politico e istituzionale, sulla mancanza di integrazione tra centro e periferia.

Credo che Carlo Sangalli, a differenza di parte del suo entourage, intraveda benissimo la necessità di un maggiore protagonismo e di assumere decisioni sul futuro della confederazione e che questo va fatto in tempi ragionevolmente brevi. Lo stesso arrivo promesso nel vertice confederale di Francesco Pugliese, CEO di Conad pur in ritardo sulla tabella di marcia per ovvie ragioni di equilibri interni e il coinvolgimento delle federazioni e delle associazioni più attive potrebbero consentire un’uscita positiva da questa che ormai si dimostra come una vera e propria crisi.

La Confcommercio di Milano di cui Sangalli è Presidente ha in mano le carte perché controlla la maggioranza dei numeri necessari al governo della Confederazione di piazza Belli.  Saprà individuare soluzioni  politicamente accettabili a questo passaggio o si limiterà a contare i voti che controlla e che, allo stato attuale, impediscono qualsiasi cambiamento significativo?

Ho qualche dubbio.

Se il futuro è visto come la riproposizione di un eterno presente non ci sarà alcuna svolta. E una decisione come quella assunta da Fabrizio Palenzona costituirà  una semplice seppure importantissima testimonianza di disagio. Staremo a vedere se la critica è destinata ad allargarsi o ad essere confinata in una categoria. 

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Una risposta a “Confcommercio. Tamburi di guerra o segnali di fumo?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *