Coesione sociale e mercato del lavoro di Ferruccio Pelos

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Lunedì  13 Febbraio u.s., Ministero del  lavoro, Inps e Istat hanno presentato  il 2° Rapporto sulla Coesione sociale nel Paese: in due poderosi volumi quanto serve  per capire la situazione nazionale, in rapporto all’Europa. L’obiettivo ambizioso è quello : ” di fornire, in modo particolare ai policy maker, le indicazioni basilari per conoscere le situazioni economiche e sociali sulle quali intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone”.

Riteniamo opportuno dare ai nostri lettori una visione completa del sommario di quest’opera per l’estrema rilevanza dei temi e dei dati in essa contenuti e ricordiamo che i due volumi e le tavole del 2° volume sono reperibili dal link:    http://www.istat.it/it/archivio/53075

Queste indicazioni sono articolate in tre grandi “sezioni”.
Quella CONTESTI con i seguenti capitoli:

 Il quadro socio demografico( Struttura e dinamica della popolazione, Strutture familiari,Proiezioni della popolazione)
Quadro economico ( Conti economici, Struttura produttiva)
Mercato del lavoro ( Occupati, disoccupati e inattivi in generale, Occupati contribuenti INPS, Retribuzioni dei lavoratori dipendenti contribuenti INPS, Lavoratori autonomi e lavoratori parasubordinati, Sistema delle comunicazioni obbligatorie)
Attività ispettiva di vigilanza sul lavoro
Quella FAMIGLIA  E COESIONE SOCIALE  divisa in:

Capitale umano ( Competenze e transizione al lavoro, Scuole e classi per ordine e grado e partecipazione scolastica
Tempo di lavoro e tempo di cura della famiglia (Maternità e congedi parentali)
Salute ( Cause di morte in generale, Dipendenza e disagio mentale, Infortuni e decessi sul lavoro )
Disabilità
Povertà
Povertà e consumi
Deprivazione
Disagio per rischio di criminalità
Infine quella  SPESA ED INTERVENTI PER LA COESIONE SOCIALE:

Spesa sociale aggregata (Spesa delle amministrazioni pubbliche, Spesa della protezione sociale )
Politiche attive per il lavoro
Politiche previdenziali di sostegno al reddito (Disoccupazione, Mobilità, Cassa integrazione guadagni, Assegni al nucleo familiare, Pensioni e pensionati in generale , Invalidità e assegni sociali)
Servizi sociali (Spesa per servizi socio-assistenziali, Servizi per la prima infanzia)
In questa sede  intendiamo riprendere ed evidenziare solamente alcuni dati estremamente  rilevanti sul mercato del lavoro.
Nel secondo trimestre 2011 gli occupati erano 23 milioni 94mila, mentre i disoccupati erano 1  milione 947mila unità. Il tasso di disoccupazione era al 7,8% (+0,5 punti percentualirispetto al terzo trimestre 2010), quello giovanile (15-24 anni) si attestava invece al 27,4%, raggiungendo il 44% se riferito alle donne del Mezzogiorno.

Nel 2010  gli occupati a tempo determinato erano 2 milioni  182 mila,  il 12,8% dei  lavoratori  dipendenti, in gran parte giovani e donne. Gli occupati part-time erano 3 milioni  437mila, il 15% dell’occupazione complessiva, tra la quale prevale nettamente la componente femminile.Nel primo semestre 2011 sono stati attivati oltre 5 milioni 325 mila rapporti di lavoro dipendente o  parasubordinato. Il 67,7% delle assunzioni è  avvenuto con contratti a tempo determinato, il  19% con contratti a tempo indeterminato e l’8,6% con contratti di collaborazione. I rapporti di apprendistato sono stati solamente il 3% del totale.Sempre nel primo semestre 2011 circa 687 mila rapporti di lavoro hanno avuto la durata di un giorno (supplenze nelle scuole e addetti ai pubblici esercizi).

Nel  lavoro dipendente si contano nel 2011, 12 milioni 425mila occupati (anche agricoli e domestici), circa 5mila in più rispetto al 2010. Ma il numero dei  dipendenti aumenta di poco nel Nord Ovest (+0,7%) e nel Nord Est (+0,5%), mentre cala nel Sud e nelle Isole (-1,4%).
La Lombardia è la Regione con più lavoratori dipendenti, in media 2 milioni 748 mila, il 22,1% del totale (dati 2011). La sua crescita su base annua è la più alta (+1%). La Campania, anch’essa regione con molti lavoratori dipendenti, oltre 732 mila, fa registrare il calo più forte (-1,4%).
Negli ultimi quattro anni (2007- 2011) si è ridotta la quota di lavoratori dipendenti under30, dal 21,4% al 17,6%, mentre è cresciuto il peso relativo della quota femminile, dal 39,6% al 41,2%.
In crescita è il numero dei quadri (+1,8%) e quello di impiegati e dirigenti (+0,9%);  in diminuzione quello degli apprendisti (-6%) e degli operai (-0,2%) (dati 1° semestre 2011).
Il numero di dipendenti con contratto a tempo indeterminato risulta in discesa (-0,5%), attestandosi  a quota 10 milioni 563mila. Il calo è molto più rilevante per i lavoratori sotto i 30 anni (-7,9%).

Le donne con un lavoro standard sono oltre 4 milioni 193mila, in crescita dello 0,5% rispetto al 2010, mentre i maschi (più di 6 milioni 369mila) sono in calo dell’1,1%.
Il lavoro a tempo parziale riguarda in prevalenza l’universo femminile: nelle forme tipiche di part time, orizzontale verticale e misto, le donne rappresentano, nel 2011, rispettivamente il 74,2%, il 70,3% e il 76,7% dei lavoratori con contratto a orario ridotto.
I contribuenti Parasubordinati, della Gestione separata Inps, (con almeno un versamento nell’anno) sono 1,7 milioni, dei quali 1,4 milioni (85%) collaboratori e poco più di 250mila (15%) professionisti.  

La componente maschile è preponderante (58,7%, pari a circa 995 mila) su quella femminile (41,3%, circa 700 mila). Rispetto all’anno precedente, il numero dei collaboratori fa registrare un calo dell’1,7% mentre risulta in aumento del 3,2% quello dei professionisti. I lavoratori parasubordinati si concentrano nelle regioni del Nord (55,4%) e, in misura molto più contenuta, al Centro (25,9%) al Sud (12,5%) e nelle Isole (6,2%). L’età media dei contribuenti si attesta su 42,2 anni (45,0 anni per i maschi e 38,3 anni per le femmine).

Nonostante il miglioramento avvenuto negli ultimi anni, le donne continuano ad avere maggiori difficoltà a conciliare i tempi di lavoro e di cura della famiglia: in media, giornalmente, guardando all’insieme del lavoro e delle attività di cura, la donna lavora 1 ora e 3 minuti in più del suo partner quando entrambi sono occupati (9 ore e 9 minuti di lavoro totale per le donne contro le 8 ore e 6 minuti degli uomini). Per le coppie con figli il divario di tempo sale a 1 ora e 15 minuti .

L’indice di asimmetria del lavoro familiare – ossia quanta parte del tempo dedicato al lavoro domestico, di cura e di acquisti di beni e servizi è svolta dalle donne – indica che il 71,3% del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne.Nelle coppie con entrambi i partner occupati, il maggior grado di asimmetria si osserva tra le coppie con figli residenti nel Mezzogiorno (74,6%), in quelle in cui l’età del figlio più piccolo supera i 14 anni (74,6%) e quelle in cui la donna ha un titolo di studio basso (72,2% nel caso di licenza elementare o media).

Le donne, in particolare quelle occupate, sono penalizzate anche per il tempo libero. Il gap di genere si riduce nel tempo, ma resta a livelli elevati: gli uomini dispongono di 59 minuti in più di tempo libero rispetto alle donne, venti anni fa la differenza era di 1 ora e 14 minuti.

Al 31 dicembre 2010 si contano in Italia 16 milioni 708mila pensionati. Di questi, il 75% percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (Ivs), mentre al restante 25% vengono erogate pensioni di tipo indennitario e assistenziale, eventualmente cumulate con pensioni di tipo Ivs.

Quasi un pensionato su due (49,4%) ha un reddito da pensione inferiore a  1.000€, il 37,4% percepisce fra 1.000 e 2.000€, mentre il 13,2%  più di 2.000€.

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Meglio una ”road map” che una mezza riforma del mercato del lavoro di Raffaele Morese

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Il compromesso che finora ha retto le regole del mercato del lavoro è stato quello che vi fosse una sostanziosa flessibilità in entrata – a favore delle aziende e della Pubblica Amministrazione – ed una corposa rigidità in uscita – a favore dei lavoratori – con in mezzo lo Stato prolifico nel produrre leggi, ma tirchio nel mettere a disposizione risorse e organizzazione, sia per un buon funzionamento dell’orientamento e della mobilità del lavoro e sia per indennizzare adeguatamente chi perde il lavoro.

Il risultato di tutto ciò non è più soddisfacente. In entrata, la flessibilità – soprattutto nei servizi privati e pubblici – si è spesso trasformata in precarietà; le vittime consapevoli ma impotenti sono stati i giovani, per la maggior parte incanalati al lavoro attraverso uno dei 43 contratti a tempo determinato che nel frattempo la legislazione ha accumulato, nella vana speranza di creare, per questa via, più lavoro. Non ci sono analisi approfondite al riguardo, ma è fondato il sospetto  che questa flessibilità – avendo un costo del lavoro basso e una agevole possibilità di interrompere la prestazione – sia stata  concausa importante della scarsa crescita della produttività del sistema produttivo nell’ultimo decennio.

In uscita, come si sa, l’attenuazione del rischio di licenziamento, appena si affaccia una crisi, è stata realizzata ricorrendo alla Cassa Integrazione Guadagni, sia ordinaria che straordinaria. Ad essa, il Governo Berlusconi ha aggiunto una CIG provvisoria (detta in deroga e finanziata aleatoriamente) per tutti i lavoratori sprovvisti di qualche forma di tutela del reddito. A questo schema, in parte mutualistico, in parte pubblicistico si deve aggiungere l’articolo 18. Il punto di debolezza dell’insieme di questo assetto è che la maggior parte delle aziende lo considerano l’anticamera del licenziamento, mentre il sindacato il limbo per il rientro al lavoro. Poco finora si è fatto concretamente per riempire il tempo di inattività con politiche attive del lavoro, facendo sentire al lavoratore, che incappa nella tenaglia tra anticamera e limbo, che c’è qualcuno che si occupa del suo futuro.

Fornero sembra che vada d’accordo con le parti sociali sulla questione del superamento della precarietà, rafforzando le convenienze dell’apprendistato (tutti si sono accorti che il contratto unico di ingresso c’era già) e indebolendo contemporaneamente le convenienze di altre forme contrattuali flessibili; queste,  finora hanno minato la possibilità di incanalare i giovani verso il lavoro, utilizzando soltanto  l’apprendistato.  Se così fosse, si tratterebbe di un vero successo per quanti hanno lottato per assicurare ai giovani un percorso lineare e non tortuoso verso la stabilità lavorativa. Ma soprattutto si irrobustirebbero le prospettive di un miglioramento della qualità del lavoro e di conseguenza della sua produttività.

Fornero, però, non sembra raccogliere – sebbene con motivazioni differenziate – altrettanti consensi sul tema dell’eliminazione delle rigidità in uscita. Vorrebbe una riforma che universalizzasse le tutele in caso di crisi,  che fosse la mutualità collettiva a farsene carico e che di conseguenza fosse superato l’assetto attuale di tutele. Articolo 18, compreso (anche se non lo ha mai detto, ma è una logica conseguenza). Gli imprenditori non vogliono costi aggiuntivi in questa fase e i sindacati non vogliono che i lavoratori fossero mandati allo sbaraglio. Tutti sospettosi, anche se nessuno vuole far saltare il tavolo. Ma ciascun protagonista sa che ”tutto si tiene” e che bisognerà trovare una soluzione complessiva, per far quadrare i conti anche con l’Europa.

L’obiettivo del Ministro del Welfare non è insensato. Chi perde il lavoro va tutelato adeguatamente, indipendentemente se sta in un settore o in un altro, se deve lasciare un’azienda grande o piccola, se è qualificato oppure no. Peccato che non sia immediatamente attuabile. Non ci sono le risorse (né private e né pubbliche) per finanziare un cambiamento del genere, ma soprattutto non ci sono le strutture che consentono di fare, credibilmente, da tutor ai lavoratori che devono riqualificarsi e trovare un nuovo lavoro. Con la consapevolezza di questi limiti, ciascuno si tiene stretto ciò che ha a disposizione, anche se è inadeguato.

Fornero, però, una possibilità ce l’ha ed è quella di innestare sull’attuale assetto, imperniato attorno alla CIG,  un progetto a vasto raggio di incentivazione dei contratti di solidarietà, qualora la prospettiva fosse quella del possibile reimpiego dei lavoratori in esubero temporaneo e del tutoraggio privato/ pubblico di quelli che devono necessariamente trovare un nuovo lavoro. Nel primo caso, si tratterebbe di contribuire a finanziare una riduzione degli orari di lavoro per ripartire  su più persone l’attività che non è a pieno regime. Nel secondo caso, si avvierebbe una politica attiva del lavoro molto personalizzata e orientata in modo che si formi quel senso di fiducia nella capacità e possibilità di cambiamento, finora mai sperimentato. Con un sistema di tutele così collaudato, in prospettiva, quando la crisi sarà meno mordente, si potrà dare l’abbrivio ad un sistema unico di protezione del reddito e della condizione dei senza lavoro.

Il tutto e subito non si può pretendere. Decidere ora per allora (fra un certo numero di anni) come ci si comporterà, può trasformarsi in un  puro esercizio previsionale. Meglio definire una “road map” che individua ciò che si può realizzare subito, stabilisce quanto è fattibile nel medio periodo e     impegna Governo e parti sociali a completare il disegno riformatore entro un lasso di tempo che si incroci con la possibile ripresa dell’economia. Per far questo, il consenso non è un’optional. E’ un valore aggiunto, che va costruito con senso di responsabilità e visione prospettica. E’ vero, il Governo e il Parlamento sono quelli che in definitiva devono prendere le decisioni finali. Ma una cosa è che lo facciano con un largo consenso sociale; un’altra che questo non ci sia. Nel 92 – con una crisi esiziale ma forse meno complessa di questa – fu il consenso sociale a dare credibilità all’azione del Governo e ci guadagnarono tutti. Varrebbe il caso di provarci ancora. Con pazienza e determinazione.

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Welfare a carico della fiscalità generale: da intuizione di modernità a residuo del passato?

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Draghi è stato molto chiaro. Il welfare europeo è da superare. Fornero sembra seguire lo stesso schema quando afferma che il costo del welfare non è più compatibile con la spesa pubblica. È una tesi di parte o un dato oggettivo? Dare tutto a tutti non è più possibile o potrebbe esserlo ancora a determinate condizioni? Il modello di welfare pubblico ipotizzato sembrerebbe essere quello delle tutele previste esclusivamente per chi è in difficoltà: disoccupati, poveri, indigenti. E pensionati rigidamente ancorati al sistema contributivo. Oltre a questo esistono le assicurazioni individuali e il welfare contrattuale (forse) a carico delle imprese dei lavoratori. E l’assistenza no profit. Forse non a caso Fornero cita Don Bosco. L’approdo sembrerebbe essere: Meno tasse, meno welfare, più salario netto, meno evasione e più responsabilità individuale. Se questo è l’approdo il disegno è chiaro. Può piacere o meno ma, per il nostro Paese, sarebbe comunque una rivoluzione copernicana. C’è un altro disegno? In Italia e in Europa? O assistiamo ad una semplice, quanto inutile, riproposizione dell’esistente? Io non vedo nulla di nuovo. Rimettere a posto i conti del Paese riducendo il debito pubblico passa anche da qui. Ovviamente non solo da qui. Chi si pone in un’ottica riformista non può non porsi questo problema centrale. Quale welfare, chi lo paga e dove eventualmente trovare le risorse necessarie. Non solo nel nostro Paese.

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Dirigenti

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Dirigenti – Calendario Commissioni ARIFL per la ricollocazione di dirigenti disoccupati

L’Agenzia Regionale lombarda per l’Istruzione, la Formazione e il Lavoro – ARIFL ha fissato il calendario, per il 1° semestre 2012, delle riunioni del Comitato Consultivo per l’esame delle richieste di incentivo per la ricollocazione dei dirigenti disoccupati, presentate da imprese che occupano meno di 250 dipendenti, ai sensi dell’art. 20 della legge 266/97. 

Le date stabilite sono le seguenti: 
mercoledì 29 febbraio;
mercoledì 28 marzo;
mercoledì 18 aprile;
mercoledì 23 maggio;
mercoledì 20 giugno.

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Ammortizzatori sociali

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Ammortizzatori sociali – Incentivi per l’assunzione di lavoratori titolari dell’indennità di disoccupazione ordinaria: anno 2010

L’Inps, con messaggio n. 2891 del 17 febbraio c.a., comunica che, relativamente alla fruizione degli incentivi connessi all’assunzione di lavoratori disoccupati, introdotti, in via sperimentale per l’anno 2010, dai commi 134, 135 e 151 dell’art. 2 della legge n. 191 del 23 dicembre 2009, si sono rese disponibili ulteriori risorse stanziate e che l’Istituto ha provveduto ad avvisare, con apposita comunicazione,le aziende precedentemente escluse.

I predetti incentivi erano rivolti all’assunzione di:
disoccupati ultracinquantenni, titolari di indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali (comma 134, primo periodo, della disposizione citata);
che abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva, per i quali siano scaduti determinati incentivi connessi alla condizione di disoccupato del lavoratore (comma 134, secondo periodo, della disposizione citata);
disoccupati di qualunque età, titolari di indennità di disoccupazione ordinaria o del trattamento speciale di disoccupazione edile (comma 151 della disposizione citata).  
L’Istituto ricorda inoltre che le istanze di ammissione agli analoghi benefici per l’anno 2011 potranno essere presentate solo dopo la pubblicazione dei relativi decreti ministeriali di attuazione.

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Decreto semplificazioni e sviluppo – Semplificazioni in materia di lavoro

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Pubblicato, nel Supplemento ordinario n. 27  alla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio c.a., il Decreto Legge n. 5 del 9 febbraio 2012 recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”. 

Riportiamo, di seguito, le disposizioni riguardanti la materia del lavoro:
  
articolo 15: Astensione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in gravidanza
Sono state apportate modifiche all’ articolo 17 del D.Lgs. n. 151/2001, a seguito delle quali, con decorrenza 1° aprile 2012, l’astensione dal lavoro a seguito di gravi complicanze della gravidanza è disposta, non più dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, bensì dalla Asl.
Mentre, l’astensione dal lavoro a causa delle pregiudizievoli condizioni di lavoro o ambientali e quando la lavoratrice non possa essere adibita ad altre mansioni, è disposta dalla Direzione territoriale del lavoro, su istanza della lavoratrice o d’ufficio quando, dall’attività di vigilanza emerga l’esistenza delle condizioni che richiedono detta astensione.
 
articolo 17:Semplificazione in materia di assunzione di lavoratori extra UE
Il primo comma stabilisce che la comunicazione che il datore di lavoro deve inviare alla sezione circoscrizionale per l’impiego (contenente il nominativo del lavoratore assunto, la data dell’assunzione, la tipologia contrattuale, la qualifica ed il trattamento, economico e normativo) il giorno antecedente all’assunzione assolve tutti gli obblighi di comunicazione della stipula del contratto di soggiorno per lavoro subordinato concluso direttamente tra le parti per l’assunzione di lavoratore in possesso di permesso di soggiorno, in corso di validità, che abiliti allo svolgimento di attività di lavoro subordinato.
 
articolo 18: Semplificazione in materia di collocamento obbligatorio
Il terzo comma ha semplificato la procedura di comunicazione in capo al datore di lavoro, nelle ipotesi di sospensione degli obblighi di avviamento al lavoro dei soggetti disabili.
Conseguentemente, nelle ipotesi in cui l’azienda abbia sedi ubicate in diversi territori, l’obbligo di effettuare tale comunicazione solo al Ministero del Lavoro e non più ad ogni singola DTL, competente territorialmente.
 
articolo 19: Semplificazione in materia di libro unico del lavoro
Tale articolo precisa che la nozione di “ omessa registrazione” si riferisce alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione, mentre quella di “ infedele registrazione” si riferisce alle scritturazioni dei dati diverse rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate.
 
articolo 21: Responsabilità solidale negli appalti
Cambia la responsabilità solidale negli appalti, con la sostituzione del comma 2 dell’articolo 29 del D. lgs. n. 276/2003. Viene ora previsto che In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali ed i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto.
Resta escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili, di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento.

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Lavoratori comunitari

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Lavoratori neocomunitari – Libero accesso ai cittadini romeni e bulgari al mercato del lavoro italiano

I Ministeri dell’Interno e del Lavoro, con circolare n. 726 del 3 febbraio c.a., ribadiscono la cessazione, al 31 dicembre 2011, del regime transitorio relativo alle limitazioni per l’accesso al mercato del lavoro nei confronti dei lavoratori subordinati di Romania e Bulgaria. 

Conseguentemente, a partire dal 1° gennaio 2012, i cittadini romeni e bulgari potranno liberamente accedere al mercato del lavoro italiano per tutti i settori di attività.

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Assunzioni agevolate

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Bando contributi alle PMI per il sostegno all’occupazione – Edizione 2012

La Camera di commercio di Milano e il Comune di Milano promuovono un bando per il sostegno all’occupazione nelle imprese milanesi.

Il bando si rivolge alle Micro, piccole e medie imprese con sede legale a Milano e Provincia.

Sono previsti contributi per:

– Misura 1. Assunzione di giovani under 35

   Da 3.000 Euro a 7.000 Euro a seconda della tipologia del contratto attivato e del titolo di studio in possesso del lavoratore.

– Misura 2. Stabilizzazione dei lavoratori già presenti in azienda

  Da 3.000 Euro a 5.000 Euro in relazione al titolo di studio in possesso del lavoratore.

Il contributo è maggiorato con una premialità di ulteriori 3.000 Euro:

per l’assunzione/stabilizzazione di lavoratori residenti nel comune di Milano,
o, in alternativa,

per le domande presentate da imprese nate da non più di 18 mesi.
Lo stanziamento complessivo a favore delle imprese beneficiarie è di 2.330.000 Euro, da erogare in contributi a fondo perduto:

i fondi destinati (in via prioritaria) alla Misura 1 ammontano a 1.500.000 Euro.
i fondi destinati (in via prioritaria) alla Misura 2 ammontano a 830.000 Euro.
Ogni impresa può beneficiare di 4 contributi (al massimo) per altrettanti interventi di assunzione/stabilizzazione.

Dalle ore 09,00 del 7 marzo 2012, fino a esaurimento delle risorse, e comunque non oltre le ore 12,00 del 7 luglio 2012, è possibile presentare le domanda di contributo, esclusivamente in forma telematica, dal portale servizionline.mi.camcom.it e scegliere se procedere tramite firma digitale o firma autografa o consegna manuale.

Le informazioni, il Regolamento ufficiale del Bando, il Manuale di compilazione e le FAQ saranno disponibili partire dal 21 febbraio 2012 sul sito http://www.mi.camcom.it/occupami

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E se avesse ragione Fornero?

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Dalla famosa esternazione sui “bamboccioni” di Padoa Schioppa alle dichiarazioni dei prof. Monti, Fornero e del ministro Cancellieri, a prima vista, sembra che vengano utilizzate parole fuori misura. O perlomeno che si sia commessa un’ingenuità o peggio una sottovalutazione della realtà. Le reazioni indignate della rete e di molti commentatori confermerebbero il negativo effetto mediatico di certe affermazioni. Addirittura c’è chi ha evidenziato i privilegi di cui godrebbero i figli di alcuni ministri e quindi l’inattendibilità degli stessi ad esternare consigli o opinioni. Come dire: predicano bene ma razzolano male. Dunque non possono parlare o che almeno stiano zitti. Credo sia una polemica inutile e sbagliata. Sarebbe come pretendere che possa parlare male della scuola solo chi è stato bocciato oppure che sarebbe necessario produrre il 740 prima di poter discutere di diseguaglianze sociali. Sinceramente mi sembra un modo vecchio per impedire un confronto su temi importanti. Probabilmente i figli di Fornero o di Monti non hanno mai avuto i problemi che colpiscono una parte delle giovani generazioni. Non li avevano né prima dell’incarico affidato ai loro genitori né li avranno dopo ma questo non impedisce ai loro illustri parenti di tentare di dare un contributo che consenta di aprire una discussione vera nella società italiana. Parlare di occupabilità, impiegabilità, disponibilità alla mobilità territoriale significa uscire dagli schemi a cui siamo abituati. Questo è un Paese immobile che trova un consenso diffuso solo se guarda indietro. Fatica a guardare avanti perché c’è sempre una buona ragione per non farlo. E chiunque ha un minimo di responsabilità o sensibilità sociale non può non sapere che, soprattutto per i meno fortunati, serve a poco la solidarietà pelosa. Occorre incentivre e promuovere una forte responsabilizzazione individuale. E quesa si ottiene solo se si induce alla riflessione. Aiutare i giovani a guardare lontano, oltre il proprio punto di osservazione, è fondamentale. Per questo chi ha la responsabilità di orientare il dibattito dovrebbe sempre riflettere prima di accodarsi alle banalità o alla retorica nazionale. Parlare alla “pancia” della gente è facile. Parlare alla “testa” lo è meno. Per questo Fornero comincia ad essermi simpatica….

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Apprendistato

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ISFOL – XII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato: annualità 2009 e 2010

Il XII Rapporto di Monitoraggio sull’apprendistato, realizzato dall’ISFOL, descrive nel dettaglio l’evoluzione di questo strumento contrattuale negli anni 2009-2010.

I rapporti di lavoro in apprendistato dichiarati dall’INPS hanno subito nel biennio 2009-2010 una flessione pari al 16% attestandosi nel 2010 ad un numero medio di circa 542.000, vale a dire, in termini assoluti, oltre 100.000 rapporti di lavoro in meno rispetto al 2008.

L’analisi dell’andamento del numero di lavoratori che nel corso dell’anno sono stati avviati con un contratto di apprendistato conferma tale congiuntura negativa dato che gli apprendisti avviati passano da circa 387.000 nel 2008 a 289.000 nel 2010.

L’apprendistato si conferma tuttavia un’opportunità per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Resta infatti alta la percentuale di assunzioni di apprendisti presso le imprese dove si è svolto l‘apprendistato.

Le aziende hanno trasformato nel 2010 circa 177.000 lavoratori precedentemente apprendisti con un consistente incremento rispetto al precedente anno (12,3%). In diminuzione, invece, il numero dei lavoratori cessati (-25,3%) che nel 2010 ammonta a poco più di 227.000 unità.

Il calo nel numero di apprendisti occupati si accompagna ad  una contrazione del volume dell’offerta di formazione erogata dalle Regioni. Nel 2010 sono stati 136.784 gli apprendisti inseriti in percorsi formativi con una diminuzione nel biennio pari al 19,3%. 

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