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Difficile raccontare oggi che ci fu una fase della nostra storia dove non erano le vetrine dei negozi a cadere. Erano persone buone e giuste. Per questo ci sono libri che si leggono e libri che ti riaprono dei cassetti. “Torneranno le lucciole” appartiene alla seconda specie. Silvio Moretti parte da una data che per una generazione è uno spartiacque, il 19 marzo 2002, quando le Nuove Brigate Rosse uccisero Marco Biagi. Ma non scrive un saggio e non ricostruisce i fatti: sceglie di entrare nelle emozioni, nei silenzi, nei sensi di colpa che una tragedia pubblica lascia nelle vite private. Soprattutto domande senza risposta. La Storia, ci dice il libro, non accade mai lontano dalle persone.

Il protagonista, Roberto, riceve la notizia della morte di Marco Biagi in un momento di normalità domestica, e quel contrasto improvviso tra la quotidianità e la Storia che irrompe è il cuore del romanzo. Da lì si apre un viaggio nella memoria: il liceo, le assemblee, i cortei, l’entusiasmo di chi a vent’anni pensava di poter cambiare il mondo. E soprattutto Guido, l’amico fraterno che un giorno svanisce nel nulla, lasciando un vuoto con cui Roberto dovrà fare i conti.

Moretti non offre verdetti. Restituisce l’entusiasmo sincero di una generazione e il passaggio, sottile e pericoloso, in cui l’ideale smette di confrontarsi con la realtà e diventa fanatismo. Racconta con onestà la fragilità di un uomo che crolla invece di controllarsi, e il confine sottile tra ideale e fanatismo, senza offrire verità assolute. Biagi stesso è restituito più come uomo che come simbolo: curioso, ironico, capace di dialogo.

Per me è stata una lettura che ha smosso molto. Finito il libro di Silvio, mi sono accorto di non averlo letto soltanto: l’ho attraversato. Un romanzo misurato e sincero. È un libro che consiglio. 

Complimenti all’amico Silvio.

Scheda

Titolo: Torneranno le lucciole
Autore: Silvio Moretti
Editore: Scatole Parlanti

L’autore: Silvio Moretti è nato a Civitavecchia e vive a Vitorchiano. Studioso di Achille Campanile, che frequentò negli anni Settanta, ne ha curato con Angelo Cannatà diverse pubblicazioni per Aragno, tra cui “Autoritratto” (2008), “Urgentissime da evadere” (2010) e “Grazie, arcavolo!” (2017). Nel 2024 ha esordito nella narrativa con “A metà strada” (Scatole Parlanti), finalista al Concorso letterario Argentario & Premio Caravaggio, menzione d’onore al Premio Metropoli di Torino e vincitore del Premio della Giuria al Concorso Letterario Città di Siena.

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