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La voce che Penny fosse sul mercato era  in giro  da tempo. Marco Capisani di Italia Oggi me ne aveva parlato più di  un mese prima dell’uscita  sul Corriere. Le verifiche fatte da entrambi, già allora  negative, avevano suggerito cautela nell’inseguire  e pubblicare notizie non confermate. Adesso è  arrivata la smentita formale: “PENNY Italia non è oggetto di alcuna vendita. Il Gruppo REWE conferma pienamente il proprio impegno nel mercato italiano, ritenuto strategico. PENNY Italia è attualmente impegnata in un percorso strutturato di sviluppo e trasformazione, supportato da investimenti concreti in: modernizzazione della rete vendita; ottimizzazione della logistica; sostenibilità ambientale; nuove aperture già pianificate per l’anno in corso”. Capitolo chiuso quindi? Il comunicato è chiaro.

L’irritazione di Penny Italia e del Gruppo Rewe è evidente. Essere tirati in ballo mentre è in atto uno scontro senza esclusione di colpi tra altre due insegne tedesche LIDL e ALDI SŪD e trattati come una realtà accessoria  non fa certo piacere al Gruppo cooperativo che quest’anno ha superato i cento miliardi e non si sente inferiore a nessuno. Personalmente credo che solo uno scambio alla pari con Paesi di interesse del Gruppo di Colonia (semmai dovesse essere presa in considerazione un’ipotesi di questo tipo)  potrebbe stare in piedi. Non certo favorire un concorrente diretto. Lionel Souque CEO di Rewe ha appena festeggiato i suoi 30 anni nel Gruppo. I successi della sua gestione sono innegabili. Lasciare il nostro Paese a favore di un’altra insegna discount  tedesca senza contropartite credibili per Rewe e Penny non sarebbe da lui.  Penny  è l’anima di Gruppo Rewe, con un dato complessivo, sommando tutti i paesi, di 69,1 miliardi di euro, e un incremento, anno su anno, del 4,6 per cento come scrive Luca Salomone su Distribuzione Moderna (leggi qui).

Purtroppo, da noi, Penny e MD sono accumunate da un destino (sul piano della comunicazione) comune derivato dal  braccio di ferro tra LIDL, che in Italia ha messo radici e l’inseguitrice ALDI che vuole guadagnare terreno. Per comprendere ciò che sottende lo scontro basterebbe ricordare che, Germania a parte, in nessun Paese vincono entrambi. Una delle due recita sempre un ruolo minore. ALDI, credo sia  chiaro a tutti, ha fatto un gol nei primi minuti di gioco ma la partita è lunga e non può competere con LIDL solo attraverso l’ingaggio del suo ex CEO. Per quanto possa essere bravo ha bisogno (oltreché di entrare  nel ruolo operativo) di tempo per  costruire una squadra che gioca per vincere e per far crescere rapidamente il peso dell’insegna nel nostro Paese. È lo stesso problema che dovrà affrontare Sarrailh in Esselunga. Tempi e risultati sono fondamentali.

È altrettanto evidente che, appreso dell’addio di Silvestri,  LIDL Italia ha immediatamente predisposto tutte le difese necessarie a neutralizzarne le mosse. Ricordo che in REWE/BILLA,  quando abbiamo ingaggiato un top manager proveniente da Metro Italia, immediatamente dopo abbiamo passato  al setaccio tutte le migliori risorse che avevano lavorato con lui. Metro subì inizialmente il colpo e poi reagì costringendoci a smettere il “saccheggio”. Il rischio che oggi si stia verificando la stessa situazione tra LIDL e ALDI è evidente. E questo è solo un aspetto di uno scontro destinato a durare a lungo. “There can be only one!” (Ne resterà soltanto uno) Come nel film Highlander – L’ultimo immortale.  E, per ora, LIDL è avanti  con  distacco.

Penny e MD, ma anche altre piccole insegne  e i migliori espansionisti  sono tutti  nel mirino. ALDI, arrivata in Italia nel 2018 a Castellanza (VA) finora non ha combinato granché e ha assistito in silenzio alla crescita esponenziale di Eurospin e dell stessa LIDL e pure all’affermazione di MD. Penny, da sempre fa corsa a sé e oggi ha comunque circa 500 punti vendita contro i 190 di ALDI. Ed è  è tutt’altro che in crisi. E adesso sono pure arrabbiati. Francesco Pugliese si domanda su LinkedIn chi può avere passato la notizia/fake al Corriere. Io credo chiunque abbia interesse a indicare un target ritenuto da molti probabile (Penny o MD) per renderlo impossibile. Stiamo parlando comunque di tre insegne leader  (LIDL, ALDI SŪD e PENNY)  riconosciute in Germania e in mezza Europa poco disposti a subire un contraccolpo di immagine in casa. La situazione non è paragonabile alla “fuga” di Auchan o alla ritirata  Carrefour. Entrambe le case madri avevano ben altri problemi. E nemmeno allo spezzatino di Billa da parte della stessa Rewe che comunque non favorì certo altre insegne tedesche.

Il Gruppo Rewe, pochi lo sanno, qualche tempo prima  di decidere di lasciare il nostro Paese è stato molto vicino ad  acquisire Esselunga. Ci ha creduto e provato con convinzione consapevole dell’idea che un multinazionale in un Paese diverso dal proprio o è in grado di posizionarti tra le insegne più importanti o è meglio concentrarsi altrove. La decisione  allora di cedere Billa (quindi anche ciò che era sopravvissuto di Standa) è nata quando è maturata la consapevolezza che quel disegno in Italia si era rivelato  impossibile. Bernardo Caprotti dopo qualche incontro, ritirò l’intenzione di cedere. E tutto finì lì. Lo stesso oggi vale per MD di Patrizio Podini. Bottega molto cara a cui in molti hanno pensato (e provato) ad avvicinarsi. Come ho già scritto l’imprenditore bolzanino non è un interlocutore facile. Tutti quelli che dicono di averci  provato e con cui ho parlato si sono fatti da parte. E poi, come ho già scritto, la Holding Podini per il potenziale che esprime non è per nulla da sottovalutare. Per ora, quindi, abbiamo assistito solo ad una tempesta in un bicchiere d’acqua. 

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