È singolare che le due bevande che più di altre simboleggiano la Palestina in questo tragico momento siano la Gaza Cola e la birra Sun & Stone prodotta dalla Taybeh Brewing Company. La prima è una evidente derivazione di un chiaro simbolo dell’imperialismo americano. La seconda possiede quel pur leggero tasso alcolico, che credo tenga a debita distanza gli integralisti religiosi. Impresa, religione e politica non sempre vanno d’accordo. La Gaza Cola, ideata da Osama Qashoo, attivista e regista palestinese emigrato a Londra, si sta diffondendo anche in Italia, distribuita da Cola Crew. La bevanda è stata oggetto di polemiche nelle scorse settimane quando è stata messa in contrapposizione con altri prodotti israeliani tolti dagli scaffali dalle più grandi centrali cooperative aderenti a ANCC.
La Gaza Cola viene prodotta in parte in Polonia e successivamente importata nel Regno Unito, dove viene distribuita principalmente attraverso ristoranti palestinesi e negozi frequentati dalle comunità musulmane. La bevanda è commercializzata dalla Cola Gaza Ltd e presenta caratteristiche organolettiche simili alla Coca-Cola, pur utilizzando una formula completamente differente sviluppata specificamente per questo progetto. Parte degli introiti vengono poi utilizzati per finanziare progetti mirati alla ricostruzione di Gaza. Ne dà conto l’account di Gaza Cola Italia. Durante il periodo estivo, inoltre, le vendite della bevanda hanno finanziato la distribuzione di acqua filtrata e potabile a Gaza City, a Sud e a Nord della Striscia. Un sostegno importantissimo per i palestinesi stremati dall’assedio dell’esercito israeliano. «Comprare Gaza Cola non è solo un gesto simbolico: è un atto concreto. Significa contribuire alla ricostruzione dell’ospedale di Al Karama (con i ricavati del produttore) e sostenere tutte le attività di S.O.S. Gaza (con i nostri ricavati)», si legge sul canale Instagram di Gaza Cola Italia.
La seconda bevanda è una birra: la Taybeh. Lo stabilimento è situato in una piccola città cristiana vicino a Ramallah, l’azienda produttrice di birra palestinese Taybeh Beer è diventata così una risorsa inestimabile per la comunità, una fonte di orgoglio nazionale e una prova di incrollabile ingegno nonostante l’occupazione. La storia del primo birrificio della Palestina è una storia di sfide, dovere, ma soprattutto di famiglia. La Taybeh Brewery, a conduzione familiare, fondata da Nadim Khoury nel 1994 in Cisgiordania, da Nadim Khoury, insieme al fratello David. La famiglia Khoury gestiva a Brookline, nel Massachusetts, un negozio di liquori. In un paese a maggioranza musulmana, il consumo di alcol è considerato come haram (“proibito”). Ma, a dirimere la controversia, ci pensò il presidente Yasser Arafat che intendeva, così, troncare la dipendenza della Palestina dall’alcol importato da Israele.
E oggi, nonostante gli ostacoli israeliani frapposti sia nell’importazione delle materie prime che nell’esportazione del prodotto finito, la Taybeh, riesce in qualche modo a esportare la propria birra in diversi paesi. Taybeh Beer Gold è di puro malto (g.a. 5%). Più avanti la lager di Taybeh Brewing Co., è stata prodotta in collaborazione con Scottish B-Corp, Brewgooder. Brewgooder ha sviluppato la lager in associazione con Madees Khoury, la prima e unica donna maestra di birra della Palestina. Madees, che ora ha 39 anni, è diventata la prima donna produttrice di birra non solo in Palestina, ma probabilmente in tutto il Medio Oriente. La famiglia è appassionata dell’attività, che comprende anche un’azienda vinicola recentemente lanciata.
In Gran Bretagna è sceso in campo il retailer Co-op che offrirà la lager palestinese Sun & Stone in circa 1.600 negozi dal 10 settembre. Co-op è una catena di supermercati del Regno Unito e il marchio utilizzato per l’attività di vendita al dettaglio di prodotti alimentari di The Co-operative Group , una delle più grandi cooperative di consumatori al mondo. Essendo il quinto più grande rivenditore di prodotti alimentari del Regno Unito, Co-op gestisce quasi 2.400 negozi di alimentari. Fornisce inoltre prodotti a oltre 6.000 altri negozi, compresi quelli gestiti da società cooperative indipendenti, attraverso la sua attività all’ingrosso, Co-op Wholesale. È di proprietà di milioni di consumatori del Regno Unito e impiega 56.000 persone, con un fatturato annuo di oltre 11 miliardi di sterline. L’organizzazione è nota per il suo coinvolgimento in programmi sociali e comunitari.
La lager Sun & Stone è disponibile anche sul sito web di Brewgooder. Paul Gerrard, direttore delle campagne, degli affari pubblici e delle politiche di Co-op, ha dichiarato: “Abbiamo un’eredità di lunga data di sostegno alle comunità e conosciamo l’impatto positivo che la cooperazione può avere nel promuovere la ripresa a lungo termine nelle regioni colpite dal conflitto. “La birra Brewgooder e Taybeh è una grande iniziativa per sostenere la stabilità economica, e siamo orgogliosi di poter vendere la birra nei nostri negozi e donare i profitti”. Nel 2022, in risposta all’invasione russa dell’Ucraina, un’analoga operazione aveva coinvolto la birra Chernihivske, la marca più popolare in Ucraina, commercializzandola in Belgio e in altri mercati europei. Co-op ha raccolto fondi per l’appello umanitario ucraino del Disasters Emergency Committee (DEC).
Prodotta a profitto zero, i proventi delle vendite della birra palestinese sosterranno la comunità locale di Taybeh e il DEC. Questo ente di beneficenza sostiene le comunità colpite da conflitti in tutto il Medio Oriente, tra cui Gaza. Louise Hughes (DEC) ha dichiarato: “Vediamo questa come un’opportunità non solo per stare dalla parte di un birrificio che ammiriamo, ma anche per condividere una prospettiva della Palestina che non si vede spesso, contribuendo a sostenere gli aiuti umanitari a Gaza e altrove dove la sofferenza è inimmaginabilmente ingiusta. “Siamo orgogliosi di stare al loro fianco e usare la nostra attività per sostenere la loro. Ogni lattina di questa birra porta la loro voce oltre e fornisce fondi essenziali a coloro che ne hanno più bisogno.”



