Come ogni anno l’Osservatorio annuale di Findomestic ci presenta lo stato dell’arte sugli acquisti di beni durevoli. Partecipata al 100% da BNP Paribas Personal Finance, Findomestic è presente in più di 70 paesi, con oltre 189.000 collaboratori, dei quali oltre 146.000 in Europa. Findomestic Banca opera al servizio di oltre tre milioni di clienti ed è presente in tutta Italia. È sempre molto interessante leggerne i risultati perché mostra il comportamento concreto dei consumatori. Come sottolinea l’ISTAT l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta, come anche quella al netto dei soli beni energetici (entrambe da +1,9% a +1,7%). Per l’alimentare secondo il Rapporto ISMEA, “nel primo semestre 2025 la spesa degli italiani per il consumo alimentare domestico è cresciuta del 5,2% rispetto all’anno precedente, dopo il +2% del 2024. Come nel 2024, la crescita continua a non essere trainata solo dai prezzi, ma anche dai volumi di molti dei principali prodotti nel carrello della spesa. Il supermercato si conferma il canale dominante con una quota di mercato del 41% e una crescita del +6,1%. Segue il discount, con un incremento del valore degli acquisti pari al 3,5%. In crescita del 3,3% le vendite presso gli ipermercati”. Sulle preoccupazioni e sulla propensione alla spesa alimentare degli italiani ho scritto recentemente (leggi qui).
Secondo l’Osservatorio annuale 2025 di Findomestic dopo due anni di crescita sono in calo sia i volumi (-2,3%) degli acquisti di beni durevoli, sia il valore (-2,4%) che scende da 79 a 77 miliardi totali. In difficoltà il comparto veicoli, soprattutto l’auto nuova (-9%), in stagnazione la casa. Tra le regioni tiene meglio il Trentino AA (-0,7%), in Piemonte (-3,5%) e Basilicata (-4%) i cali più forti. Vivace il segmento dei piccoli elettrodomestici (+5,4%) con in testa aspirapolvere (+15,4%), spazzolini elettrici (+9%) e bilance domestiche (+9%).
Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic, mette ordine tra numeri, prezzi e percezioni: «Quest’anno i beni durevoli soffrono più degli altri comparti. Mentre servizi, alimentari e altri beni crescono – secondo i dati Istat – il nostro perimetro torna negativo dopo due anni di espansione, quella del 2023, trainata più dall’inflazione che dai volumi reali. Chiuderemo il 2025 con un -2,4% a valore, che si traduce in una reale riduzione della spesa delle famiglie». Bardazzi prosegue: «Siamo ancora su livelli di spesa superiori dell’11,4% al 2019, ma questo non significa che si compri di più. Il vero motore è stato l’aumento dei prezzi, vicino al +20%. Al netto dell’inflazione, cioè guardando ai volumi, i consumi di durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli pre-pandemia». In questo quadro di frenata il credito al consumo va in controtendenza, uno strumento che le famiglie stanno usando per reagire all’incertezza.
Lo ribadisce Marco Tarantola, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Findomestic Banca: «A fronte di consumi in calo nel mondo dei durevoli, il mercato del credito continua a crescere. Nei primi dieci mesi dell’anno le erogazioni segnano un +7%, con la rischiosità che rimane su livelli molto contenuti (1.7% il tasso di default a fine settembre 2025), pur mostrando un lieve incremento nel corso dell’anno. È la conferma che il credito al consumo svolge un ruolo sociale ed economico essenziale: aiuta le famiglie a non rinunciare ai propri progetti in un contesto che resta complesso». Il dato che più colpisce arriva dalle indagini condotte dall’istituto: «Oltre quattro italiani su dieci – ricorda Tarantola – hanno utilizzato una forma di credito almeno una volta negli ultimi tre anni. E più del 60% di chi lo ha fatto dichiara che, senza questa possibilità, avrebbe dovuto rinviare o rinunciare del tutto all’acquisto. Dati che confermano come il credito oggi sia una leva di fiducia, non solo un prodotto finanziario».



