Ha preso il via il confronto tra NewPrinces Group e le organizzazioni sindacali di categoria dopo il perfezionamento dell’acquisizione della rete vendita Carrefour Italia. Nell’incontro, svoltosi a Milano il 6 luglio, la direzione aziendale ha illustrato il nuovo assetto del Gruppo e le linee strategiche di Princes Retail, delineando un piano di rilancio che punta sull’integrazione tra produzione, marchi e distribuzione per rafforzare competitività, efficienza e presenza sul mercato italiano. Il comunicato ufficiale parla di un clima costruttivo, di elementi di discontinuità registrati con interesse dalle sigle sindacali, di un percorso che proseguirà il 23 luglio e il 17 settembre. Letto da solo, sembra l’apertura ordinaria di relazioni industriali tradizionali tra un nuovo proprietario e i rappresentanti dei lavoratori.
Ma questo tavolo arriva dopo un mese che ordinario non lo è stato per nulla. Il 17 giugno lo sciopero nel punto vendita di Chivasso; il 20 giugno tocca all’ipermercato del centro commerciale Le Gru di Grugliasco, per climatizzazione inadeguata e carichi di lavoro cresciuti con organici ridotti dalla cassa integrazione. Il 21 giugno il presidente di NewPrinces Angelo Mastrolia risponde con un’intervista dal titolo «Non cedo ai ricatti sui Carrefour»: derubrica il guasto agli impianti a un episodio isolato «gonfiato ad arte», accusa i sindacati di una «ripicca» sulla riorganizzazione del lavoro e minaccia — testualmente — di interrompere ogni relazione per i prossimi tre anni. I sindacati torinesi rispondono che dall’avvio della cessione non hanno mai incontrato Mastrolia di persona, solo per telefono, videoconferenza o comunicati stampa, e proclamano lo stato di agitazione per tutti i negozi Carrefour di Torino e provincia.
Quindici giorni dopo quella rottura conclamata, il 6 luglio, l’azienda si presenta a un tavolo nazionale e i sindacati «registrano con interesse elementi di discontinuità rispetto al passato». Il salto di tono tra le due date è la vera notizia, più dei contenuti del piano stesso. O il tavolo di Torino era un episodio locale e circoscritto che non riflette la linea nazionale, oppure la minaccia di rottura di giugno era essa stessa una mossa tattica — far salire la tensione sul territorio per poi presentarsi al tavolo romano con margini di trattativa più ampi. In entrambi i casi, la lettura del comunicato del 6 luglio da sola, senza il contesto di giugno, racconta solo metà della storia.
Non è la prima oscillazione di questo tipo. L’acquisizione era stata annunciata a luglio 2025, con un primo incontro al Mimit il 30 dello stesso mese: i sindacati chiedevano allora un piano di rilancio dettagliato, lamentando che i termini dell’operazione arrivassero «in modo frammentato attraverso comunicati stampa» invece che a un tavolo ufficiale. Il primo confronto diretto con Mastrolia è arrivato solo il 29 gennaio 2026, sei mesi dopo il closing, e anche in quell’occasione l’azienda aveva dichiarato salvaguardia occupazionale e nuovi investimenti, mentre i sindacati lamentavano relazioni territoriali «inconcludenti» e dichiarazioni sulla contrattazione integrativa «non apprezzate». Il copione — annuncio di discontinuità positiva a livello nazionale, tensione irrisolta sul territorio — si ripete quasi identico a distanza di mesi.
Nel merito, i numeri del nuovo gruppo sono quelli di un player di prima grandezza nel food italiano. Con l’acquisizione di Carrefour Italia, che si aggiunge alle operazioni concluse nel 2025 su Diageo Operations Italy e Plasmon e alla quotazione di Princes Group alla Borsa di Londra, NewPrinces conta oggi un fatturato di circa 6,5 miliardi di euro, 32 stabilimenti produttivi, presenza in sette Paesi, esportazioni in oltre 60 mercati, più di 30mila clienti e oltre 17mila dipendenti nel mondo, di cui circa 11mila in Italia — una forza lavoro composta per il 52% da donne e per il 48% da uomini, distribuita tra attività produttive, distribuzione, funzioni di sede e gestione dei marchi. La rete Princes Retail rappresenta uno degli assi strategici del progetto industriale, con 982 punti vendita in 13 regioni, di cui 248 a gestione diretta e 734 in franchising, una piattaforma e-commerce supportata da 140 negozi abilitati agli ordini online, 17 stazioni di carburante, 7 depositi logistici.
Tra gli obiettivi dichiarati, il ritorno del marchio storico GS, che l’azienda considera un brand fortemente radicato nella distribuzione italiana e destinato a diventare il simbolo del rilancio commerciale — puntando su un modello fondato su qualità, convenienza, italianità dell’offerta e valorizzazione dei prodotti freschi. Sul fronte logistico è stato confermato il percorso di internalizzazione dei poli di Cameri e Pieve Emanuele, con il passaggio di 325 lavoratrici e lavoratori dalla gestione in appalto a quella diretta, oltre a investimenti programmati su infrastrutture, manutenzione straordinaria dei punti vendita e condizioni operative della rete. È stato inoltre illustrato il progetto di fusione societaria approvato il 13 maggio dalle assemblee di Princes Property, GS e Princes Retail: dal 1° agosto GS e Princes Retail saranno incorporate in Princes Property, che assumerà la denominazione di GS S.p.A. L’operazione, si legge nel comunicato, rientra nel processo di riorganizzazione del Gruppo finalizzato a rafforzare le sinergie e l’efficienza organizzativa; tutti i rapporti di lavoro proseguiranno senza soluzione di continuità ai sensi dell’articolo 2112 del Codice civile.
Le organizzazioni sindacali, oltre a registrare gli elementi di discontinuità su investimenti, logistica e presidio del franchising, hanno ribadito la necessità di relazioni sindacali stabili e trasparenti — un lessico che, alla luce di quanto accaduto a Torino appena due settimane prima, suona meno come una formula di rito e più come una condizione esplicitamente posta. Per Fisascat Cisl, il confronto avviato con la nuova proprietà dovrà tradursi in impegni concreti e verificabili. «Abbiamo registrato positivamente la volontà dell’azienda di tornare a investire sulla rete commerciale e di sviluppare un nuovo modello di retail», ha dichiarato Giovanni Battista Comiati, segretario nazionale della Fisascat Cisl. «Adesso sarà fondamentale che agli obiettivi illustrati seguano impegni concreti e verificabili sugli investimenti, sull’organizzazione del lavoro e sulle tutele occupazionali».
«Verificheremo puntualmente l’attuazione del piano — ha concluso Comiati — a partire dal rilancio dei punti vendita, dalla logistica, dal franchising e dagli interventi su salute e sicurezza, affinché questa nuova fase produca risultati reali per le lavoratrici e i lavoratori». Il condizionale non è casuale: gli stessi temi — climatizzazione, carichi di lavoro, condizioni operative nei punti vendita — sono quelli su cui a Torino, a fine giugno, il dialogo si era rotto.
Il confronto proseguirà il 23 luglio e il 17 settembre, due appuntamenti che serviranno a verificare lo stato di avanzamento degli impegni, approfondire le questioni ancora aperte e monitorare l’evoluzione del piano su rete commerciale, logistica, franchising, interventi manutentivi, fusione societaria e tutele per i dipendenti. Ma la domanda che il tavolo di Milano lascia aperta è quella che il comunicato ufficiale non pone: la discontinuità registrata dai sindacati riguarda davvero l’impostazione industriale del gruppo, o riguarda soltanto il tono con cui Mastrolia ha scelto di presentarsi — questa volta — a un tavolo nazionale invece che a un microfono locale? Il tema non è secondario. New Princes ha progetti in cui crede che disegnano, almeno nelle intenzioni, un modo diverso di intendere il comparto. Dall’altra parte del tavolo ha una controparte che è disposta a seguirlo fino a che non mette in discussione occupazione, diritti e condizioni di lavoro. Ma l’esperienza insegna che nessuna trasformazione è indolore su quei temi. La reazione dei sindacati torinesi ma anche quella di Mastrolia dimostrano che è urgente la predisposizione e il confronto di merito sul piano industriale.



