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L’Italia ha installato 7,74 Gigawatt di nuove rinnovabili negli ultimi dodici mesi, secondo i dati Terna. Nel giro di poche settimane, due comunicati raccontano lo stesso obiettivo — un impianto fotovoltaico per un’insegna della grande distribuzione italiana — con due strade completamente diverse per arrivarci, entrambe efficaci. 

Ad Assoro, in provincia di Enna, il gruppo Arena, principale operatore della grande distribuzione siciliana con le insegne Decò e SuperConveniente, inaugura un impianto da 9,9 MWp costruito sull’area che per decenni ha ospitato la sua storica sede, finanziato con 8,8 milioni di euro di cui 6,8 arrivati tramite un prestito bancario “verde” (un green loan, cioè un finanziamento concesso a condizioni favorevoli perché il progetto è certificato come sostenibile), strutturato da Intesa Sanpaolo attraverso la divisione Imi Cib guidata da Mauro Micillo. A Vercelli, Nova Aeg,  la società energetica del gruppo cooperativo piemontese Novacoop,  accende il suo primo impianto di proprietà, 4,071 MWp a Larizzate, costato circa 3 milioni di euro e pagato, dice il comunicato, “con mezzi propri”. Nessuna banca citata: solo un accordo di fornitura di dieci anni a prezzo fisso, con cui Nova Aeg vende tutta l’energia prodotta alla cooperativa madre, Nova Coop.

Sul piano simbolico, i due comunicati si somigliano più di quanto le cifre lascino intuire. Giovanni Arena, Cavaliere del Lavoro, presidente di Energy Power 1 (la società controllata che possiede l’impianto) e amministratore delegato del gruppo, racconta un investimento che “ha anche un forte valore simbolico perché trasforma” il terreno della vecchia sede storica “in un nuovo polo dedicato alla produzione di energia pulita”. 

Ernesto Dalle Rive, presidente di Nova Coop, descrive l’impianto di Larizzate in termini quasi identici: un passo che “migliora la nostra impronta energetica” e insieme “tonifica il nostro conto economico, riducendo e rendendo più prevedibile la spesa destinata ai consumi energetici”. Due aziende, due regioni, la stessa idea semplice: produrre energia pulita conviene, sia all’ambiente sia al bilancio.

Il primo istinto, guardando le due operazioni una accanto all’altra, è leggerle come una gerarchia geografica che l’Italia conosce bene: al Sud si bussa in banca, al Nord ci si autofinanzia. È una lettura comoda, ma sbagliata, e capirlo aiuta ad apprezzare meglio entrambe le scelte.

Il primo motivo è semplicemente una questione di dimensioni e di strumenti. Arena non ricorre alla banca perché è più “povera” di Novacoop: sta costruendo un impianto quasi due volte e mezzo più grande (9,9 contro 4,071 MWp), e per farlo si affida a una forma di finanziamento — il project financing, cioè un prestito dedicato a un singolo progetto, garantito dal progetto stesso e non dal resto dell’azienda — che segue standard internazionali molto rigorosi (i Green Loan Principles e la Tassonomia europea sulla sostenibilità). È lo stesso linguaggio finanziario con cui si costruiscono i grandi parchi fotovoltaici europei, applicato qui a un gruppo familiare siciliano: un segnale di solidità, non di difficoltà.

Il secondo motivo riguarda un aspetto meno visibile ma più interessante: cosa succede al prezzo dell’energia una volta che l’impianto è acceso. L’impianto di Arena è “full merchant”, un modo tecnico per dire che vende l’energia prodotta al prezzo di mercato del momento, giorno per giorno, senza un accordo che fissi un prezzo garantito. Anche se l’energia finisce comunque a uso del gruppo Arena, il valore economico dell’investimento dipenderà da come si muoverà il prezzo dell’energia nei prossimi anni. L’impianto di Nova Aeg, invece, nasce già protetto: grazie al PPA (l’accordo decennale di acquisto a prezzo fisso), Nova Coop compra in anticipo tutta la produzione a un prezzo stabilito per dieci anni, con anche la possibilità di acquisire le “Garanzie di Origine” che certificano la provenienza rinnovabile dell’energia. Il rischio di prezzo che ad Assoro resta aperto per anni, a Vercelli è già chiuso il giorno dell’inaugurazione.

Non significa che una scelta sia migliore dell’altra: sono due modi altrettanto validi di arrivare allo stesso traguardo, l’autonomia energetica, con un diverso grado di esposizione al mercato. Arena accetta un po’ più di incertezza sul prezzo futuro in cambio della possibilità di realizzare da subito un impianto molto più grande. Novacoop rinuncia a quella flessibilità, ma ottiene fin dal primo giorno un costo dell’energia certo e prevedibile per i prossimi dieci anni. Entrambe le strade portano lo stesso risultato pratico: meno dipendenza dal mercato dell’energia esterno, un bilancio più solido, un passo avanti sulla sostenibilità.

C’è comunque un dettaglio che vale la pena isolare, perché racconta qualcosa di più profondo delle due operazioni. Il PPA di Nova Aeg non è uno strumento semplice: chiede una controparte capace di impegnarsi per dieci anni, ed è proprio questa la vera differenza con Arena. Nova Aeg non è nata con l’impianto di Larizzate: è una società energetica che il gruppo Novacoop ha costruito nel tempo, che vendeva già energia rinnovabile certificata prima ancora di produrne in proprio, e che nel suo piano industriale 2025-2028 punta a proporre lo stesso modello di accordo “anche in futuro con altri clienti”, come dichiara il direttore generale Marco Sola Titetto — segno che potrebbe diventare, un giorno, una vera azienda energetica anche fuori dal gruppo. 

Arena, per realizzare il proprio impianto, ha dovuto invece creare apposta una società dedicata, Energy Power 1, e convincere una banca a certificarla secondo standard internazionali: uno sforzo importante, riuscito, ma costruito da zero per questo singolo progetto.

La differenza fra Assoro e Vercelli, allora, non è tra chi ha i soldi e chi non li ha: entrambi i gruppi hanno trovato le risorse e le hanno investite bene. La differenza è tra chi deve costruire, progetto per progetto, gli strumenti per gestire il rischio, e chi quegli strumenti li aveva già pronti, perché li aveva costruiti pazientemente negli anni precedenti. Sono due forme di merito diverse: Arena dimostra una notevole capacità di innovazione finanziaria applicata a una singola operazione; Novacoop dimostra il valore di aver investito, tempo prima, in un’infrastruttura propria.

C’è anche un piccolo rovesciamento che vale la pena notare, per chi segue le dinamiche di proprietà nella grande distribuzione italiana. Novacoop è una cooperativa territoriale, la forma di proprietà che di solito si associa a decisioni più lente, perché più persone devono essere d’accordo. Eppure qui è proprio la cooperativa a muoversi con la massima libertà: possiede al 100% la propria società energetica e decide da sola di firmare un accordo decennale. Arena, che è un’azienda di famiglia — la forma che di solito garantisce la massima rapidità decisionale — ha invece avuto bisogno di una banca per portare a termine l’operazione. Anche qui, però, il punto non è quale forma di proprietà “vinca”: è che entrambe hanno trovato, con strumenti diversi, la strada giusta per il proprio contesto.

Vale la pena aggiungere un ultimo numero, perché mette l’impianto di Vercelli nella sua giusta prospettiva. Con quello di Larizzate, la produzione fotovoltaica complessiva di Novacoop supera i 9.800 MWh l’anno, a fronte di un fabbisogno energetico di 84.266 MWh: circa il 12%. Un risultato raggiunto senza che il consumo complessivo sia cresciuto negli ultimi cinque anni, nonostante 5.000 metri quadrati in più di negozi — merito anche di un lavoro meno visibile ma altrettanto importante, come l’aggiornamento degli impianti di refrigerazione e l’illuminazione a LED. Il fotovoltaico, insomma, è solo un pezzo di una strategia di efficienza costruita con pazienza nel tempo, non un annuncio isolato.

La domanda che resta aperta non è quale dei due modelli sia il migliore: entrambi funzionano, e in fondo raccontano la stessa buona notizia, cioè che la grande distribuzione italiana, al Sud come al Nord, sta investendo sul serio nell’energia pulita. La domanda è piuttosto quale delle due strade sceglieranno, in futuro, gli altri gruppi regionali che non hanno né la scala di Lidl per autofinanziarsi negozio per negozio, né una società energetica già pronta come Nova Aeg: se imitare Arena, cercando una banca e costruendo una struttura dedicata per ogni nuovo impianto, oppure imitare Novacoop, investendo una volta per tutte nella propria infrastruttura energetica, per non doverne più aver bisogno la volta successiva.

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