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A Uboldo, lungo la Saronnese, ha appena tagliato il nastro il supermercato numero 89 di Tigros, e la cronaca locale racconta soprattutto ciò che gli sta intorno: una rotonda che per qualche settimana resterà a metà perché Enel non ha ancora finito di spostare una cabina elettrica, 200mila euro di oneri, 417mila euro di opere viabilistiche, un Piano attuativo che per un anno ha fatto discutere la politica del paese. Il sindaco Luigi Clerici ci tiene a precisare che si tratta di 1.500 metri quadrati, «ridotti dai 6mila del progetto originario». È una frase pensata per rassicurare, e invece custodisce la chiave di tutta la storia: 1.500 metri quadrati non sono il ripiego di Tigros. Sono il suo formato. Nel frattempo prosegue il completamento delle opere di compensazione viabilistiche in carico a Tigros per viale Cadorna a Legnano vicino ad un nuovissimo Famila.

Basta mettere in fila le ultime aperture. Dopo Cerro M. a dicembre 2025, Cairate, aprile 2026: 1.500 metri, 180 posti auto, 46 assunti con un’età media di 36 anni. Mulazzano, nel Lodigiano, inizio febbraio: 1.500 metri, 215 posti auto, 42 assunti di 35 anni di media. Trivolzio, nel Pavese, l’8 luglio: 1.500 metri, 186 posti auto. Uboldo: 1.500 metri, 142 posti auto, 41 assunti di 36 anni di media. A Lazzate, nel 2025, erano 1.550. Stessa consegna a domicilio con Tigros@Casa; e il servizio Drive che parte, ogni volta, esattamente sette giorni dopo l’inaugurazione. Non è un caso. Secondo l’analisi di GDO News sul bilancio 2023, oltre la metà del fatturato del gruppo arriva da negozi fra 801 e 1.500 metri quadrati, con una produttività media di circa 9.400 euro al metro quadrato e punte oltre i 10.000 nei superstore e nei piccoli supermercati. La riduzione che il Comune presenta come una concessione coincide, dunque, con il punto in cui il formato rende di più.

Moltiplicato per decine di negozi, quel formato produce numeri che in questo settore non si vedono spesso. Tigros S.p.A., società a controllo familiare con sede a Solbiate Arno, nata nel 1979 a Castronno per iniziativa di Luigi Orrigoni e oggi legata al nome di Paolo Orrigoni, nel 2019 fatturava 682 milioni di euro con un utile di 25,5 milioni. Nel 2020, l’anno del Covid, i ricavi sono saliti del 22% a 832 milioni e l’utile a 42,5. Poi un biennio più freddo: 885 milioni e 33 di utile nel 2021, poco più di un miliardo (1.003 milioni) e 34 di utile nel 2022. Nel 2023 lo scatto: 1.187 milioni di ricavi, +18% in un anno e +74% sul 2019, con un utile di 52,6 milioni, cioè un margine netto del 4,4% contro il 3,4% dell’anno prima. GDO News indica per lo stesso esercizio un ROI del 12,2%; i dipendenti sono oltre 3.400. Il 2025, infine, chiude a 1.484 milioni di ricavi e 72,4 milioni di utile: +25% di ricavi e +38% di utile rispetto al 2023, +118% di ricavi rispetto al 2019, con un margine netto che sale al 4,9%. In sei anni il fatturato è più che raddoppiato, e l’utile è quasi triplicato.

Sulla rete, invece, i dati sono nitidi. Il 16 ottobre 2024, con Arluno, Tigros toccava i 75 supermercati; oggi sono 89. Quattordici aperture in poco meno di ventitré mesi, una ogni sette settimane circa. Nel Varese, dove l’insegna ha 36 negozi, oltre 2.000 addetti fra punti vendita, sede e magazzini e, secondo quanto riferito all’inaugurazione di Cairate, il 27,39% della distribuzione moderna provinciale, Tigros è ormai un elemento del paesaggio. Ma questo significa che oltre cinquanta negozi su 89 stanno altrove, dove l’insegna è un ospite: Lazzate in Brianza, Cerro Maggiore e Locate Triulzi nel Milanese, Trivolzio nel Pavese, Mulazzano nel Lodigiano; e il Piemonte, con Biella-Chiavazza, aperto il 28 maggio 2025, e Rivarolo Canavese, a gennaio 2026, dove nel raggio di quattro minuti d’auto si contano oltre 8.300 metri quadrati di concorrenti, fra Lidl, Il Gigante, Pam Panorama, Eurospin e Penny.

Dov’è, allora, il vero investimento? Nel tempo. Cairate ha richiesto dodici anni di iter amministrativo: la pratica è del 2014. A Rivarolo il supermercato sorge su una ex conceria abbandonata dal 1995; a Cerro Maggiore sull’ex Gianazza; a Ivrea, sull’area ex Enel di corso Vercelli, il consiglio comunale ha dato il via libera nel luglio 2024 a un Tigros sotto i 2.500 metri quadrati, dopo un primo rifiuto per contrasto con la zonizzazione e per evitare contenziosi; a Cornaredo sull’ex Signal Lux. Quasi sempre aree industriali dismesse, che le amministrazioni raccontano come rigenerazione urbana. Per una società che chiude con oltre 70 milioni di utile il capitale non sembra il fattore scarso; scarsa è la pazienza amministrativa. E a permettersi di tenere aperto un dossier per dodici anni è, di solito, un’impresa a proprietà unitaria e familiare, non un gruppo dall’orizzonte trimestrale né un consorzio che deve accordare soci con priorità diverse. Tigros ha però un’altra particolarità: dal 2002 aderisce ad Agorà Network, la centrale che la riunisce a Iperal, Sogegross, Rossetto e Poli. Nel 2022, secondo i dati Nielsen riportati dal network, era terza per vendite con 1.117 milioni, dietro a Iperal (1.291, con una quota del 24,75% nella centrale) e Sogegross (1.164). Non è il modello federativo di Conad, Selex o VéGé, e non è quello unitario di Esselunga: unitario nella proprietà e nella rete, federato solo nel costo d’acquisto. Due imprese nate da imprenditori locali, Orrigoni a Castronno e Tirelli a Castione Andevenno, hanno cercato a monte la scala che a valle hanno scelto di non cercare.

Il confronto con la concorrenza diventa interessante guardando dove cadono queste aperture. A Milano i punti vendita Iperal e Tigros sono in periferia o in zone popolari, mentre tutte le nuove aperture Esselunga sono in zone ricche: piazza Risorgimento, piazzale Piola e la prossima, via Canonica. Lo scontro diretto, però, sta arrivando: il nuovo Esselunga di Busto Arsizio sarà in competizione diretta con Tigros, quello di Agrate con Iperal. E non è una marcia a senso unico: a Magenta Tigros ha abbandonato la location, oggi un Penny Market, mentre al posto dell’Ipercoop è arrivata Esselunga.

Ma il fronte non è solo Esselunga, e non è soltanto una questione di concorrenza: è geografico prima che commerciale. Iperal fa parte della stessa centrale e si muove con Tigros a tenaglia, da lati opposti. Tigros arriva da nord-ovest, dal Varesotto e dall’Altomilanese, con 25 negozi nella sola provincia di Milano e, in città, via Baldinucci e via Cabella. Iperal arriva da nord-est, da Valtellina, Lecco e Brianza: ha viale Monza e Vimodrone, a luglio ha aperto in via Ripamonti, nell’ex Esselunga poi Carrefour, e proprio oggi inaugura a Monza il primo supermercato in città, il dodicesimo in Brianza, da circa 2.500 metri e 127 addetti; a novembre è atteso Melzo, sull’area dell’ex Galbani. Due chiusure che convergono sulla città in cui Esselunga è nata, nel 1957, in viale Regina Giovanna: chi entra qui non sceglie un mercato periferico, sceglie il cortile di casa dell’avversario. E non sono due comprimari: Iperal ha chiuso il 2025 con 1,69 miliardi di ricavi (+9,6%) e 95,2 milioni di utile netto, Tigros con 1,48 miliardi e 72,4 milioni. A questo si aggiunge Tosano, insegna veronese del Gruppo VéGé, sbarcata in Lombardia con Brescia a febbraio, a giugno a Cesano Boscone, nel centro Le Porte, al posto di un ipermercato Bennet, e in arrivo a Vimodrone in ottobre e a Paullo a febbraio 2027. Insieme ai discount, che continuano a rilevare i punti vendita che altri lasciano, questi fronti disturbano Esselunga ma soprattutto le medie catene, troppo piccole per la scala dei grandi e troppo strutturate per la flessibilità dei discount. Stanno ridisegnando il profilo della GDO a Milano e provincia: meno spazio nel mezzo, più nettezza fra chi ha scala e chi ha prossimità.

Sul prezzo, poi, la storia si rovescia. Nella classifica Altroconsumo di settembre sull’area milanese, riferita a un paniere di soli prodotti di marca, i primi due posti vanno a due Iperal (Cinisello Balsamo con indice 101, viale Monza con 104), seguiti da due Tigros, via Baldinucci e via Cabella, entrambi a 107. Il primo Esselunga compare a 111. Quei dieci punti non misurano la spesa nel suo complesso, e i listini variano anche fra negozi della stessa insegna, ma per un’insegna cresciuta sullo slogan «prezzi corti» vedersi superata sul prezzo di marca da due concorrenti riconosciuti per la qualità non è un dettaglio.

Il prossimo cantiere documentato è Cornaredo, ex Signal Lux lungo via Milano, a poca distanza dal centro commerciale Bennet. Dopo la demolizione della palazzina uffici e dei capannoni, ad agosto sono partiti i lavori viabilistici: la rotatoria fra via Milano e via Monzoro, un nuovo collegamento fra le due strade, un parcheggio pubblico. Il sindaco Corrado D’Urbano parla di «uno dei più importanti interventi di rigenerazione urbana» in corso; il progetto prevede una sola struttura di medie dimensioni al posto dei tre edifici ipotizzati in precedenza, ma le opposizioni hanno denunciato una «colata d’asfalto sulle aree verdi» e il terzo supermercato nel raggio di un chilometro. Una data di apertura non è stata comunicata, e non ne risultano nemmeno per Ivrea. È un’informazione che dice molto: il calendario delle prossime aperture Tigros lo scrivono ancora i consigli comunali, non l’azienda.

Resta una domanda che il formato non risolve. Nel Varesotto Tigros detiene il 27,39%, la rete è fitta, il nome è conosciuto. Altroconsumo la colloca al tredicesimo posto su quaranta fra le catene di ambito locale, apprezzandone vicinanza, disponibilità del personale e senso di familiarità: qualità che in un negozio si costruiscono in anni, non con una settimana di sottocosto d’apertura. Un’azienda che apre un supermercato ogni sette settimane, in larga parte fuori casa, è ancora una catena locale? E i 1.500 metri quadrati che in media rendono più di 9.000 euro al metro renderanno allo stesso modo a Rivarolo, con sei concorrenti a quattro minuti d’auto, o a Busto Arsizio, davanti a un Esselunga appena aperto?

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