Seguita dal Belgio, dopo l’esperienza italiana e rumena, ascoltando anche gli esperti locali della GDO e i sindacati, quello che mi è sembrato di capire della vicenda che coinvolge Carrefour in questo Paese è che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, la frase di Alexandre Bompard non si presta ad interpretazioni: “le offerte ricevute non riflettevano il potenziale”. Questo fa capire che, se la controllata belga non è ancora stata ceduta come l’Italia e la Romania non è stato per i risultati ottenuti ma piuttosto perché i potenziali acquirenti non hanno per ora, messo sul tavolo un prezzo ritenuto sufficiente. Se fosse stata possibile una cessione (totale o parziale), il CFO Matthieu Malige non se la sarebbe fatta sfuggire. Malige tra l’altro è ritornato su LinkedIn per ribadire la bontà del piano strategico Carrefour 2030 (leggi qui), concentrato appunto “sui tre mercati principali in cui siamo leader: Francia, Spagna e Brasile”. Carrefour ha lasciato quindi sul terreno l’equivalente del fatturato di Conad o, se si preferisce, di Selex in Italia. Gli amici di Carrefour Belgio, per il momento, si limitano a tirare un respiro di sollievo. La paventata cessione per ora non c’è stata anche se le attività belghe sono finiti sotto la poco rassicurante lista: “Altri Paesi”.
Il Belgio, tra l’altro, resta uno dei mercati più competitivi d’Europa con “un concreto +0,8% a perimetro costante e la redditività confermata” ha dichiarato Geoffroy Gersdorff, CEO di Carrefour Belgio: “Questa solida base dà a Carrefour Belgio piena fiducia e determinazione per continuare a creare valore nel 2026 con l’implementazione della sua nuova strategia 2026-2028, insieme a tutti i nostri dipendenti e partner in franchising” (leggi qui). Gersdoff ha così vestito i panni di Cristophe Rabatel in Italia l’anno prima dell’addio. Negli ultimi tre anni, Carrefour Belgio ha registrato una svolta positiva. Il retailer ha confermato le sue prospettive positive nel 2025: crescita delle vendite e un ritorno sostenibile alla redditività. Questi sforzi sono stati accolti con favore dal Gruppo. La priorità rimane il rafforzamento della competitività, una necessità per garantire il futuro dell’azienda e tutelare i posti di lavoro.
Al di là delle intenzioni i del Gruppo, Carrefour è e rimane un attore chiave in Belgio. Per il 2026 è previsto uno stanziamento di 60 milioni di euro per la modernizzazione dei negozi e dell’IT. Il marchio continua a innovare ed evolversi costantemente, come dimostra il recente successo delle aperture domenicali nei negozi di proprietà dell’azienda. La fiducia dei clienti è alta: per la terza volta consecutiva i consumatori hanno eletto Carrefour “Rivenditore dell’anno”. Questa ripresa si basa sul controllo costante dei costi di distribuzione e su una rigorosa disciplina di spesa. I dati del 2025 dimostrano il valore del modello unico di Carrefour in Belgio: ibrido (di proprietà e in franchising) e multiformato (Hyper, Market, Express ed eCommerce). Grazie a questa offerta multicanale, il retailer sta guadagnando attrattività in un contesto altamente dinamico, come confermato da un ulteriore miglioramento della soddisfazione del cliente (NPS).
Alexandre Bompard, CEO del Gruppo Carrefour, durante la presentazione del piano strategico 2030, non ha però garantito nulla. Ha semplicemente chiarito che il gruppo si sta rifocalizzando su tre Paesi (Francia, Spagna e Brasile), mentre il Belgio e altri Paesi (Argentina e Polonia) saranno inseriti in una divisione separata. Tutti gli scenari restano quindi aperti per le attività belghe, inclusa una vendita parziale o totale. Myriam Delmée, presidente del sindacato Setca, ha sottolineato che la direzione e i sindacati belgi hanno firmato un accordo che protegge i punti vendita ancora gestiti direttamente da Carrefour da qualsiasi franchising fino al 1° gennaio 2028. La direzione di Carrefour Belgio sta cercando di calmare gli animi ora che il Paese sembra non essere più una priorità atrenzionata dal gruppo. Ma l’unico obiettivo di migliorare le performance nel Paese non è forse un modo per aumentare i prezzi di una eventuale cessione?
Un’unica bussola guiderà le decisioni future del Gruppo: “massimizzare la creazione di valore”, afferma Bompard. Carrefour punta a raggiungere un risparmio annuo di un miliardo di euro entro il 2030. All’inizio di dicembre, alcuni organi di stampa avevano segnalato una possibile vendita delle attività belghe, spingendo Carrefour Belgio ad affermare che la catena “è e rimane essenziale in Belgio”. In seguito, è stato firmato un accordo sindacale che consentisse agli ipermercati di aprire la domenica mattina da metà gennaio in cambio di garanzie in materia di occupazione e di gestione continuativa dei negozi di proprietà dell’azienda. Contattata da Retail.info, la presidente del sindacato Setca, Myriam Delmée, ha dichiarato di attendere “con calma” i risultati dell’accordo raggiunto a dicembre con la direzione, che prevede in particolare l’apertura domenicale dei negozi di proprietà e una clausola di non franchising fino al 2028. “Abbiamo fatto tutto il possibile per garantire la stabilità dei negozi di proprietà”, ha sottolineato. La leader sindacale ha riconosciuto che in un settore in cui “tutto il commercio al dettaglio, tranne Colruyt, dipende da gruppi internazionali”, quindi la cessione rimane una possibilità.
“Non abbiamo più imprenditori di fronte a noi, abbiamo gruppi finanziari. Il destino dei lavoratori conta poco per loro ( leggi qui). Pur sostenendo che la sua redditività “si è ripresa”, non sono stati resi noti dati specifici sugli utili. Il gruppo gestisce 40 ipermercati, oltre 440 punti vendita Carrefour Market e circa 330 punti vendita Express in Belgio. Il segretario del sindacato ACV Puls, Wouter Parmentier, ritiene che l’annuncio fosse “in qualche modo atteso” e “in qualche modo temuto”. Tuttavia, trova “strana” la comunicazione del gruppo, dato che la dirigenza belga aveva assicurato due settimane prima che il Paese rimaneva importante per Carrefour. Secondo lui, esistono potenziali acquirenti, come Albert Heijn, che ha espresso interesse in passato. Il sindacato ha dichiarato di essere pronto a difendere i posti di lavoro e le condizioni di lavoro “qualunque sia lo scenario”.



