Alla fine dopo il “Generale Inverno” che in Russia ha sconfitto l’Armata napoleonica più che le armi dell’esercito zarista è arrivato il turno del “Generale Buonsenso” che sta spingendo le insegne a darsi delle regole sulle chiusure dei punti vendita durante le prossime festività natalizie. Tra chi vorrebbe ritornare d’imperio al passato e chiudere addirittura tutte le domeniche e chi vorrebbe tenere aperto h24x7 alla fine sta prevalendo la decisione migliore. Mi limito alle sole festività perché il resto è una discussione che nel 2025 non ha né capo né coda. Chi non vuole aprire la domenica lo può fare anche oggi.
L’anno scorso, più o meno in questo periodo, Silvio Giovine della commissione Attività produttive ha scritto una proposta di legge, presentata poi alla Camera dal neo capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che prevedeva la chiusura delle strutture commerciali durante le sei principali festività nazionali, ovvero, Capodanno, Pasqua, Primo Maggio, Ferragosto, Natale e Santo Stefano. Non credo se ne farà mai nulla ma, al di là delle resistenze formali, almeno su tre festività (Natale, capodanno e primo maggio), un’intesa tra le parti sociali coinvolte credo sia possibile senza dover per forza evocare vincoli legislativi. Più o meno quasi tutte le insegne chiuderanno il 25 dicembre, altre anche il 26 e, ovviamente, il 1 gennaio. Alcune anticiperanno l’orario di chiusura il 24 e 31 dicembre, dando un ulteriore segnale di attenzione ai propri collaboratori.
Ho sempre trovato insopportabile i due estremi. Sia il “tutti i PDV devono essere chiusi come è sempre stato” così come il “tutti devono essere sempre aperti come recita la legge”. Così come non sopporto chi vuole imporre il suo modo di pensare ai clienti che restano liberi di fare acquisti nei negozi o in rete quando decidono di farlo. I protagonisti in campo si sono già espressi chiaramente. Confcommercio, che ha dovuto gestire al suo interno uno scontro durissimo tra favorevoli e contrari alle aperture festive, alla proposta di Fratelli d’Italia dell’anno scorso aveva replicato: “Sulla scorta delle disposizioni vigenti e, dunque, nel rispetto dei principi costituzionali di tutela della concorrenza e di utilità sociale, il modello italiano di pluralismo distributivo – caratterizzato da una vitale compresenza di piccole, medie e grandi superfici di vendita – ha mostrato sul campo la capacità di costruire una risposta di servizio che fa sintesi, anche in materia di aperture nelle giornate domenicali e festive, delle ragioni e delle esigenze di imprese, lavoratori e consumatori”. In altre parole: lasciate fare alle parti sociali.
Così come Federdistribuzione il cui Presidente, Carlo Buttarelli aveva sottolineato: “il tema della proposta di legge è senz’altro importante per il nostro settore, siamo pronti ad offrire il nostro punto di vista con alcune considerazioni che non vogliono essere di natura ideologica ma che consideriamo necessariamente da valutare nel percorso normativo. Occorre tenere conto di come è cambiato il mondo del lavoro e quello dei consumi, e di come le imprese italiane si confrontano con piattaforme internazionali del commercio on-line che non hanno invece alcun limite di orario e di regolamentazioni sulle promozioni”. Un altro altolà forte e chiaro che contiene un segnale di disponibilità al confronto. Restano su poli opposti Confimprese nettamente contraria al ripristino anche parziale: “È una proposta anacronistica che non tiene conto delle dinamiche del retail e delle esigenze dei consumatori. Rappresenta un ritorno al passato e un assist formidabile all’online che lavora 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Rischiamo di perdere posti di lavoro e fatturati con ricadute sull’intera filiera, senza contare che i festivi generano il 40% del fatturato dell’intera settimana. Siamo per il libero mercato e la libera concorrenza e faremo di tutto per evitare che la proposta diventi legge”.
E, sull’altro versante i sindacati che, pur essendo i titolari certificati del dissenso al lavoro festivo, dichiarano: “La nostra posizione è nota da tempo: riteniamo indispensabile un cambio normativa che regolamenti finalmente il settore e che non deleghi alle sole imprese la decisione di aprire o meno in maniera del tutto arbitraria. Al contrario, siamo convinti che questa decisione debba essere il frutto di un processo di concertazione tra sindacati, enti locali e imprese e che dunque tenga conto delle esigenze e dei diritti di tutti”. Detto questo, resto convinto che quella proposta di legge non farà molta strada. Per questo sono da apprezzare le decisioni delle singole realtà.
L’elenco delle insegne che chiudono Natale, S. Stefano e Capodanno è lungo. Si è poi fatta strada un’ulteriore sensibilità che porta ad anticipare la chiusura alle 18.00 dei punti vendita nelle date del 24 e 31 dicembre. Ultima in ordine di tempo, ma molto importante per il segnale all’intero comparto non solo dei discount, è Lidl. L’anno scorso di questi tempi il sindacato lombardo dichiarava uno sciopero perché il “colosso tedesco non ha anticipato la chiusura dei punti vendita alle 18 nelle due giornate, impedendo così “alle lavoratrici ed ai lavoratori di poter trascorrere un tempo adeguato con le proprie famiglie, in preparazione delle tradizionali festività del periodo natalizio previste dal calendario. Ci auguriamo che la posizione di Lidl cambi e più in generale che si possa aprire una riflessione più ampia sulla qualità della nostra vita e del nostro tempo, sul bisogno di realizzare un adeguato bilanciamento tra interessi diversi – concludeva – con l’obiettivo di costruire una società nella quale i diritti e i doveri siano in armonia tra loro”.
Ad un anno da quelle dichiarazioni, Sebastiano Sacilotto, Amministratore Delegato Risorse Umane Lidl Italia ha rilanciato la parte positiva e collaborativa di quelle dichiarazioni sottolineando: “Il periodo festivo è per eccellenza un momento da dedicare agli affetti e alla serenità. Per questo motivo, abbiamo voluto esprimere la nostra più sincera gratitudine e dare un riconoscimento tangibile all’impegno quotidiano dei nostri collaboratori in tutta Italia. Con questa chiusura anticipata desideriamo garantire concretamente ai nostri team di avere il tempo necessario per godere appieno delle feste facendo loro i nostri migliori auguri.”
Sottolineo con piacere questo richiamo all’armonia da parte sindacale di allora e la risposta positiva e pacata dell’azienda, oggi, in linea con “quell’armonia da ricercare sempre” e che auspico abbia un seguito su successivi tavoli di confronto.



