Nelle trattative sindacali che accompagnano la cessione di un’insegna, a fronte ai tentativi dei manager aziendali di provare a separare ciò che ha senso presidiare dal resto, i sindacalisti di maggiore esperienza raccontano spesso l’apologo del “minestrone della nonna”. La sua bontà è data da una serie di ingredienti la cui scelta è decisa dalla nonna. Non c’è alcuna possibilità di discutere la presenza o meno di singoli ingredienti. O ti piace così com’è o non lo mangi. Lo spezzatino, al contrario, uscendo dal tema culinario, è lo strumento che consente di scegliere, e quindi di lasciare a terra, i PDV meno performanti (con chi ci lavorano dentro). È una pratica diffusa. L’espansione dei discount o di altre formule sia food che non food hanno creato una valvola d’uscita importante nelle riorganizzazioni. Consente alle aziende di cedere i loro punti vendita meno performanti a realtà che ridiscutendo costi, addetti e organizzazione, li riportano sopra la linea di galleggiamento.
A questa pratica, diffusa in tutto il mondo, se ne è via via sovrapposta un’altra, a partire dal nuovo secolo e utilizzata dalle multinazionali del comparto: lo spezzatino dei Paesi che ne compongono la presenza nel mondo. Non solo quindi si può entrare in un nuovo Paese ma, da quello o da altri paesi, si può anche uscire. Non è una novità. È però l’intensità di queste decisioni di uscita che sta aumentando. Almeno negli ultimi anni. Il nostro provincialismo ci fa concentrare su casa nostra ma l’intero comparto è in continua riorganizzazione. Vediamo ciò che è successo.
Amazon si riorganizza e ristruttura tra presenza fisica e online. Nel 2022, ha chiuso 68 negozi fisici, incluse librerie, Amazon 4-star e Pop Up, per concentrarsi su Whole Foods e altri formati. Più recentemente, ha chiuso i negozi “Go” e “Fresh” negli USA e nel Regno Unito. Nel 2019 aveva chiuso il suo market place in Cina a causa della fortissima concorrenza locale (Alibaba, JD.com). Ha mantenuto però il “Global Selling” per permettere ai venditori cinesi di vendere all’estero e i servizi AWS. Ha lasciato San Marino nel 2023 oggi servito dall’Italia. In Svizzera non esiste un sito “amazon.ch”. I clienti svizzeri devono ordinare da siti europei (DE, IT, FR) pagando spese di spedizione e sdoganamento. Nel 2025 Amazon ha annunciato la chiusura di tutti i suoi centri logistici e di distribuzione nella provincia del Quebec. Oltre 20 stati europei (inclusi Grecia, Portogallo, paesi baltici) non hanno un sito locale né centri logistici diretti, affidandosi a spedizioni dai paesi limitrofi. Auchan, oltre all’Italia ha lascito il Vietnam (2019), la Cina (2020) e Taiwan (2021). La Russia (2024-2025) e l’Ungheria (2024). Metro group ha lasciato il Belgio (2022) e l’India (2022-2023). Il Giappone (2021) e il Myanmar (2021). Prima aveva lasciato in tutto o in parte, la Grecia, la Danimarca (2014) e il Regno Unito (2012). E poi Polonia, Romania, Ucraina (2012-2017).
A causa di pressioni legate a boicottaggi e per il suo piano di concentrazione, il marchio Carrefour è stato sostituito dal nuovo brand locale HyperMax in Giordania (fine 2024) Oman (gennaio 2025) Bahrain (settembre 2025) Kuwait (settembre 2025). In Europa l’Italia nel 2025 e, adesso, Romania. Ancora aperte le situazioni di Belgio e Polonia. Ahold, prima della fusione, ha ceduto la gran parte delle sue operazioni in Sud America e Asia per concentrarsi su Europa e Stati Uniti. Delhaize Group ha venduto le sue 97 filiali nella Repubblica Ceca nel 2007 e, nel 2009, i suoi quattro supermercati in Germania. A seguito della fusione del 2016, il gruppo ha ceduto 86 negozi negli USA (in particolare in Delaware, Maryland, Massachusetts, New York, Pennsylvania, Virginia e West Virginia) per soddisfare le richieste delle autorità antitrust. Nel 2025, in Romania, a seguito dell’acquisizione di Profi, Ahold Delhaize ha annunciato la dismissione di 87 negozi, come parte degli impegni con il Consiglio rumeno della concorrenza. In Belgio, nel 2023-2024 il gruppo ha deciso la trasformazione di tutti i suoi 128 supermercati integrati (di proprietà diretta) in punti vendita affiliati (franchising). Il gruppo si concentra oggi principalmente sul mercato statunitense ed europeo (Belgio, Olanda, Grecia, Lussemburgo, Romania, Serbia).
Rewe Group, nel corso degli anni ha attuato diverse ristrutturazioni del proprio portafoglio internazionale, uscendo da alcuni mercati o cedendo specifiche insegne per concentrarsi sulle aree a maggiore redditività. Nel 2014, il gruppo ha deciso di abbandonare il segmento dei supermercati in Italia, cedendo la maggior parte dei punti vendita a insegna Billa (ex Standa). Il gruppo è rimasto in Italia con la catena discount Penny. Rewe ha ceduto i suoi 40 punti vendita Penny in Spagna a Tengelmann España, ritirandosi dal mercato discount spagnolo di quel periodo. Nel corso della sua storia, il gruppo ha ridimensionato la propria presenza in vari mercati europei per focalizzarsi su Germania, Austria, Europa Centrale e Orientale (Bulgaria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania, Lituania).
Anche Walmart ha incontrato notevoli difficoltà in diversi mercati, portando all’abbandono definitivo o alla riduzione drastica della propria presenza in alcuni paesi. Ha lasciato il mercato tedesco nel 2006 dopo un fallimento strategico durato nove anni (dal 1997 al 2006), registrando perdite stimate tra 1 e 3 miliardi di dollari. La Corea del Sud (2006). Sebbene non sia un abbandono totale immediato, Walmart ha venduto nel Regno Unito la maggioranza della catena Asda (acquisita nel 1999) ai fratelli Issa e alla società di private equity TDR Capital per 8,8 miliardi di dollari, mantenendo solo una quota di minoranza e un posto nel consiglio di amministrazione. Walmart ha venduto (2019) l’80% delle sue operazioni in Brasile alla società di private equity Advent International, ritirandosi dal controllo diretto del mercato brasiliano dopo anni di perdite. La società ha venduto la sua controllata argentina al Grupo de Narváez, uscendo dal paese (2020). Nel 2020, Walmart ha annunciato la vendita della maggioranza (85%) della catena giapponese Seiyu (acquisita nel 2002) a KKR, mantenendo inizialmente una quota del 15% e riducendo ulteriormente la sua presenza. Corea del Sud, Brasile, Argentina, Germania, Giappone, Regno Unito sono i principali esempi di mercati dove l’approccio “Everyday Low Price” (prezzi bassi ogni giorno) statunitense non ha avuto il successo sperato.
Soffrono però anche i discount. Lo Schwarz Gruppe (Lidl e Kaufland) ha effettuato nel corso degli anni alcune importanti dismissioni strategiche, concentrandosi principalmente sui mercati europei. Nel gennaio 2020, Kaufland ha annunciato il suo ritiro dall’Australia. Nonostante un investimento di oltre 500 milioni di dollari e la costruzione di un centro di distribuzione, il gruppo ha deciso di cancellare il progetto prima dell’apertura del primo punto vendita, per concentrarsi sul nucleo europeo. Lidl ha abbandonato il mercato norvegese nel 2008, dopo soli 4 anni, a causa di scarse performance e difficoltà logistiche. Nel marzo 2022, lo Schwarz Gruppe ha annunciato la sospensione temporanea delle operazioni in Russia, inclusa la chiusura delle attività, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, pur mantenendo opzioni per un eventuale ritorno. Sebbene Lidl sia presente negli USA, nel luglio 2023 ha annunciato la chiusura di almeno 5 punti vendita in North Carolina, South Carolina, Virginia e New Jersey a causa di prestazioni inferiori alle attese.
Aldi, gigante tedesco della GDO diviso nelle due entità Aldi Nord e Aldi Süd, ha effettuato alcune uscite strategiche da mercati nazionali nel corso degli anni: A fine 2022, Aldi ha annunciato l’addio alla Danimarca, vendendo la maggior parte dei suoi 188 punti vendita alla catena norvegese Rema 1000 a causa di perdite finanziarie significative. Aldi si era ritirata dalla Grecia nel 2010, dopo meno di due anni di attività, chiudendo 38 punti vendita a causa della crisi economica e della forte concorrenza locale (in particolare da Lidl). Nei prossimi anni assisteremo ad ulteriori accelerazioni del fenomeno. Cresceranno nuove realtà e nuovi mercati. A cominciare dal continente africano. Non sarà quindi solo uno scontro tra online e fisico. Cambieranno casacca molte insegne. Anche da noi. Prepariamoci…



