C’è molto nervosismo e preoccupazione nelle imprese della GDO. Nessuna sa bene cosa aspettarsi sul fronte dei costi. Evitare di essere messi sul banco degli imputati, se la situazione dovesse peggiorare, è la missione affidata alle rispettive associazioni. Quello che sta succedendo in Francia dove la GDO è stata messa sotto tiro dall’inchiesta del Senato (leggi qui) segnala la presenza di un malessere profondo. Non solo da noi. Prezzi e salari saranno sempre più sotto i riflettori. E nel 2027 scadono i CCNL. Non finire in un angolo diventa fondamentale. In attesa che le associazioni presenti nell’intera filiera trovino una sintesi sulle rispettive priorità da concordare con il Governo ci si muove in ordine sparso. C’è chi ha messo le mani avanti chiedendo uno sforzo ai fornitori, chi rassicura i suoi clienti sul proprio impegno e chi ribadisce il suo sostegno del potere d’acquisto subito dopo aver rinnovato il proprio contratto aziendale come ha fatto LIDL Italia. Due mosse importanti da parte di una realtà leader. Rassicurare sia il cliente interno che quello esterno è la strategia vincente in questa fase. In un settore sotto pressione come la Grande Distribuzione Organizzata, dove i riflettori sono puntati tanto sui prezzi quanto sui salari, Lidl Italia ha scelto di muoversi su entrambi i fronti contemporaneamente — e con una coerenza strategica che merita attenzione.
Da un lato il cliente esterno: le famiglie italiane che ogni giorno fanno la spesa e che, in un contesto di forte instabilità delle filiere di approvvigionamento, cercano certezze. Lidl ha risposto con la quarta edizione di “Inflazione Zero”: un paniere più che raddoppiato rispetto al passato, con 2.600 articoli — dai prodotti freschi ai confezionati, fino alle linee esclusive — il cui prezzo, come rilevato da NielsenIQ tra aprile 2025 e marzo 2026, non ha mai superato il livello di inizio monitoraggio.
Non una promozione temporanea, come sottolinea il CEO Martin Brandenburger, ma un impegno strutturale: “In un periodo storico segnato da forte instabilità lungo le filiere di approvvigionamento, il nostro obiettivo primario è stato e resta quello di contenere le dinamiche inflattive e proteggere il potere d’acquisto delle persone che ci scelgono ogni giorno.” – afferma Martin Brandenburger “Siamo consapevoli che la nostra attività, specialmente in questo momento, assume anche un importante ruolo sociale a supporto dei consumi, per questo il nostro non è un impegno temporaneo, ma un sostegno strutturale pensato per assicurare la massima qualità al miglior prezzo possibile.” Un posizionamento che assume, nelle parole dello stesso CEO, una valenza sociale oltre che commerciale.
Dall’altro lato il cliente interno: gli oltre 23.000 collaboratori che ogni giorno tengono in piedi i punti vendita. Per loro Lidl ha siglato pochi mesi fa il rinnovo del proprio Contratto Integrativo Aziendale, con un investimento complessivo che supera i 65 milioni di euro l’anno. I contenuti dell’accordo parlano chiaro: 650 euro annui riconosciuti a tutti i collaboratori indipendentemente dal livello e dal monte ore, il part-time minimo settimanale che sale da 18 a 25 ore — un unicum nel panorama della GDO italiana — e una maggiorazione per il lavoro notturno che può arrivare fino al 50%, contro il 15% previsto dal contratto nazionale. A completare il quadro, misure concrete su genitorialità (congedo di paternità esteso a 25 giorni), banca ferie solidali alimentata anche da 500 giorni di contributo diretto dell’azienda, agevolazioni per i genitori nei momenti di inserimento scolastico dei figli e l’introduzione della figura del “Garante di Parità” per promuovere l’inclusione di genere.
Il messaggio che emerge da questa doppia mossa è nitido: in una fase in cui la GDO rischia di essere schiacciata tra l’accusa di alimentare il caro-carrello e quella di perpetuare il lavoro povero, Lidl sceglie di rispondere con i fatti. Rassicurare chi compra e valorizzare chi lavora non sono obiettivi in contraddizione — anzi, si alimentano a vicenda. Un’azienda che investe sulla stabilità e sul benessere dei propri collaboratori costruisce un vantaggio competitivo che va ben oltre il prezzo dello scaffale: costruisce attrattività, fiducia e un modello di relazioni industriali che guarda lontano. E senza scordare che LIDL da tempo ha scelto di attrarre e coinvolgere i propri collaboratori con importanti progetti di crescita professionale e di formazione anche insieme ad importanti istituti professionali dislocati in tutto il Paese (leggi qui ).
In un settore dove, troppo spesso, il confronto con i sindacati viene vissuto come un obbligo da minimizzare, la scelta di Lidl Aspiag, Esselunga, Metro e altre insegne, dimostra che è possibile un’altra strada. Strada che, va sottolineato, anche Coop percorre da sempre. Quella del confronto costruttivo a livello aziendale, che sostituisce la retorica del braccio di ferro con la logica dell’investimento reciproco. Una lezione che chi si appresta al rinnovo dei CCNL nel 2027 farebbe bene a non ignorare. Quella sede è deputata alla tutela del reddito minimo collettivo uguale per tutto il comparto e alla definizione delle norme che dovranno regolare il rapporto di lavoro nei prossimi anni. Comprende anche quella maggioranza di lavoratori il cui potere d’acquisto si può riallineare solo in quell’occasione. È questo non va mai scordato. Rinnovarlo, lo dice la parola stessa, non significa però riproporlo sempre uguale a sé stesso.



