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La deriva del Gruppo  Realco, storica cooperativa della distribuzione con sede a Reggio Emilia e tra i soci fondatori del marchio Sigma alle prese con una pesante crisi finanziaria, non nasce adesso. All’inizio del 2024 l’allora Presidente Donatella Prampolini lasciava l’incarico dichiarando: “Non potevo continuare a guidare un gruppo il cui consiglio di amministrazione intendeva dilazionare di un anno scelte contenute in un piano industriale votato all’unanimità, il 2024 sarà un anno complicatissimo e non mi sembra il caso di renderlo ancora più difficile. Non amo le mezze misure, è più forte di me. E così per la mia azienda ho scelto di prendere una via diversa da Realco  (leggi qui ). “Meditavo da tempo le dimissioni, aggiunge Prampolini. Avevo un progetto preciso ma il Cda si è tirato indietro. In questo periodo però non si può essere attendisti e dilazionare le scelte per pensarci”. Prampolini, è cosa nota, non è in cima alle mie simpatie   quando, da vice Presidente di Confcommercio, parlava di “contratti e lavoro” ma è indubbio che il mestiere di imprenditrice,  lo abbia sempre saputo fare. Quelle dimissioni segnalavano la necessità di una assunzione di responsabilità collettiva che non c’è stata. Di quel segnale forte  di allarme le va dato atto. Da quello che si legge sulla stampa  locale, Realco e l’ex presidente non si sono lasciati bene. E lo strappo non è stato indolore dando via a un contenzioso che ora è all’esame del Tribunale di Reggio.

I conti Realco a dicembre 2024, indicavano l’indebitamento complessivo in 98 milioni di euro. Due sono le voci principali. La prima è quella dei debiti verso i fornitori: il valore nominale, cioè al netto degli sconti commerciali, ammonta a 66 milioni. La seconda voce di rilievo è l’indebitamento bancario. Realco ha in essere mutui e prestiti con dieci istituti bancari per un controvalore complessivo di 18 milioni. Questa vertenza, considerato il numero delle imprese associate e dei rispettivi dipendenti, la rete complessiva conta infatti circa 120 punti vendita in Emilia Romagna e 5 fuori regione, a insegna Sigma, Ecu ed Economy, rischia di diventare la più critica per la Regione.

Nell’incontro appena concluso è stata  concordata la  chiusura temporanea di 14 punti vendita per contenere le perdite con l’impegno della Regione Emilia-Romagna a mantenere aperto il monitoraggio sulla vertenza. Ed è stata accolta positivamente dai sindacati di categoria la disponibilità della Regione Emilia-Romagna a promuovere una convenzione con istituti bancari per l’anticipazione dei trattamenti di integrazione salariale, in attesa del pagamento diretto da parte di Inps della cassa integrazione. La direzione Realco ha comunicato un incontro nelle prossime ore con i commissari nominati dal tribunale nella giornata di ieri.  E’ già stata avviata, sempre su sollecitazione delle organizzazioni sindacali, la richiesta di cassa integrazione, per la quale si sta attendendo convocazione ministeriale, per i circa 400 dipendenti delle società del gruppo a gestione diretta – Gedis Srl, Appennino Discount Srl e Ipermonteccio Srl – mentre una precedente cassa integrazione era stata già aperta in data 01/11/2025 per i 94 dipendenti della sede centrale di Reggio Emilia.

La crisi del Gruppo rischia di avere gravi ricadute anche per i dipendenti dei tanti punti vendita associati, ma non a gestione diretta, così come per i dipendenti della Flexilog, che ha in appalto la logistica. “Siamo a conoscenza del fatto che sono in corso interlocuzioni con alcune grandi imprese delle distribuzione commerciale ma auspichiamo arrivi a brevissimo una proposta di acquisto per tutte le attività del gruppo – punti vendita, magazzini, sede amministrativa – scongiurando il pericolo “spezzatino” garantendo continuità occupazionale alle lavoratrici e ai lavoratori che stiamo incontrando in questi giorni nelle assemblee sindacali. Inoltre, sempre nel corso delle assemblee”.  Lo sciopero proclamato il 12 febbraio da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, seguito da  un presidio davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna è stato indetto per denunciare pubblicamente le criticità e le incertezze che queste lavoratrici e questi lavoratori stanno attraversando.

Tra diretti, aziende associate e logistica a rischio ci sono oltre 1500 persone. Il dato importante è che sono in corso interlocuzioni con alcune grandi imprese della Gdo (per ora si fanno i nomi di CRAI e del gruppo veneto Migross), ed i sindacati sperano che “arrivi a brevissimo una proposta di acquisto per tutte le attività del gruppo (punti vendita, magazzini, sede amministrativa) scongiurando il pericolo ‘spezzatino’ e garantendo continuità occupazionale” della storica coop della distribuzione. Una crisi finanziaria è altra cosa rispetto al valore, alle posizioni presidiate e alle potenzialità se inserite in un gruppo in espansione.

Crai, una delle realtà più vivaci e in crescita nel panorama della GDO  è interessata all’acquisizione di  Realco. Il presidente di Crai, Giangiacomo Ibba, lo ha spiegato di persona ai soci dell’azienda di Reggio, alla ricerca di un acquirente dalle spalle larghe in grado di traghettare l’azienda fuori dalla crisi di liquidità in cui si dibatte. Crai intenderebbe portare Realco all’interno di questo sistema federato e rilanciarla. La cooperativa reggiana dovrebbe trasformarsi in società di capitali e il magazzino di via Pertini resterebbe operativo, tanto più che Crai non ha un polo logistico in Emilia. Crai assorbirebbe anche una buona parte dei dipendenti. I discount a insegna Ecu sarebbero potenziati, mentre il marchio Sigma sarebbe sostituito da Crai.

Un’altra importante manifestazione di interesse ufficiale arriva da Migross.  I veneti detengono già il 25% di Eurospin. La candidatura di Migross è stata presentata anch’essa ai soci di Realco. Oggi Migross conta un centinaio di punti vendita fra proprietà e affiliati e 8 grandi magazzini cash & carry, concentrati in Veneto e Lombardia. I ricavi, alimentati anche da parafarmacie, pet store e caffè ristoranti, si aggirano sugli 800 milioni di euro. I vertici dell’azienda veneta hanno spiegato ai soci di Realco di essere interessati a crescere in Emilia-Romagna e di puntare ad acquisire l’intera rete della cooperativa reggiana, costituita da circa 120 punti vendita. Tra questi, i più interessanti per Migross sarebbero i discount a marchio Ecu, mentre l’insegna Sigma, in caso di acquisizione, potrebbe scomparire. Al momento, però, fanno sapere i sindacati, “risulta una sola proposta vincolante, limitata a 18 punti vendita e con esclusione di sede centrale e poli logistici”. Difficile da digerire. La vertenza Realco segnala comunque la necessità di aggregazioni obbligate, dove scala e capacità di integrazione diventano decisive.

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