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Centocinquantamila euro raccolti in poco più di un mese, destinati a 54 associazioni di protezione animale in tutto il Portogallo continentale. È il risultato del Saco Solidário “Pa-tudo” di Lidl Portugal: un euro per il sacchetto, cinquanta centesimi devoluti alla causa animale, prodotto oltretutto con plastica raccolta lungo le coste portoghesi e certificata Ocean Bound Plastic. L’iniziativa è stata annunciata in occasione del Giorno Internazionale dell’Animale Abbandonato, il 15 agosto, e risponde a un problema che i dati del primo Censo Nacional de Animais Errantes portoghese quantificano con precisione: quasi un milione di cani e gatti vivono per strada, con oltre 115 abbandoni al giorno.

Non è un’iniziativa isolata nel panorama Lidl, ma nemmeno un semplice trasferimento di un modello già rodato altrove. In Italia, l’insegna ha una partnership con la LEIDAA — la Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente presieduta da Michela Vittoria Brambilla — attiva dal 2018 con la campagna “Insieme per i nostri amici meno fortunati”, rinnovata più volte negli anni, compresa una donazione di nove tonnellate di crocchette ai rifugi dell’Emilia-Romagna colpiti dall’alluvione del 2024. Ma è un modello diverso da quello portoghese: donazioni dirette dell’azienda, legate a eventi o a campagne periodiche, non un prodotto permanente a scaffale che genera un flusso continuo di raccolta attraverso l’acquisto quotidiano del cliente. Il format più vicino, in Italia, è semmai il “Sacchetto Antispreco” solidale di Lidl — dieci centesimi per sacchetto devoluti a Banco Alimentare e Comunità di Sant’Egidio — ma è indirizzato a una causa umana, non animale.

Vale la pena notare, peraltro, che anche il comunicato portoghese non parla solo di randagismo in senso stretto. Tra le finalità dichiarate del Pa-tudo c’è esplicitamente il sostegno alle famiglie in difficoltà economica, che senza aiuto rischierebbero di non poter più garantire cibo e cure ai propri animali domestici — una saldatura tra causa animale e vulnerabilità sociale che nel comunicato Lidl Portugal precede persino, nell’ordine delle motivazioni, la componente ambientale legata alla plastica oceanica. È una struttura argomentativa a tre livelli — animali, famiglie fragili, ambiente — che nessuna delle iniziative italiane finora citate mette insieme così esplicitamente in un solo prodotto, e che potrebbe essere, più del meccanismo del sacchetto in sé, l’elemento davvero esportabile: la stessa vulnerabilità economica che il Rapporto Confcommercio-Censis e l’Osservatorio Findomestic descrivono per le famiglie italiane si riflette, quasi per definizione, anche sulla capacità di mantenere un animale domestico, e un’insegna che collega esplicitamente le due cose intercetta un bisogno reale, non solo un tema d’immagine.

Il resto della grande distribuzione italiana si muove su uno schema simile a quello di Lidl pre-Pa-tudo: iniziative reali, spesso di buona qualità, ma quasi sempre legate a una giornata o a una campagna a termine, non a un prodotto strutturale. Coop ha lanciato nel 2019 “#sonotuttiamicispeciali”, coinvolgendo sette associazioni in altrettante regioni e raccogliendo, a fine campagna, l’equivalente di 44mila pasti donati. Esselunga organizza ogni anno “Diamogli una Zampa”, giornata di raccolta alimentare in oltre 140 punti vendita in collaborazione con la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, dove il cliente aggiunge un prodotto al carrello e lo dona direttamente ai volontari all’ingresso. Coop Alleanza 3.0 ha lanciato nel luglio 2026 “Dona la spesa” in oltre 230 punti vendita. Sono tutte iniziative che mobilitano volontari, associazioni e clienti nello stesso giorno, con lo stesso meccanismo del gesto singolo e ripetuto nel tempo attraverso eventi puntuali — non attraverso un prodotto che resta sullo scaffale tutto l’anno e che genera raccolta fondi in modo continuo, indipendentemente dalla presenza fisica di volontari in negozio.

Il problema che tutte queste iniziative cercano di alleviare, del resto, non è meno rilevante in Italia che in Portogallo. Legambiente, nel rapporto “Animali in città” del 2024, stimava per il 2023 circa 85mila cani abbandonati e 358mila cani randagi sul territorio nazionale; i dati raccolti dal Ministero della Salute presso Regioni e Province autonome parlano di quasi 90mila cani entrati nei canili sanitari e nei canili rifugio nella rilevazione più recente. Sono numeri diversi da quelli del censimento portoghese per metodologia e copertura, ma raccontano la stessa scala del fenomeno — e rendono plausibile che un meccanismo di raccolta fondi permanente, capace di generare risorse ogni giorno dell’anno invece che in occasione di singole giornate promozionali, trovi in Italia un terreno tanto fertile quanto quello portoghese.

È esattamente questo lo scarto che rende il modello portoghese potenzialmente interessante per il mercato italiano: non l’idea in sé di sostenere la causa animale, già ampiamente presidiata dalle insegne italiane, ma il salto di format da evento occasionale a prodotto permanente. Un sacchetto, o un articolo equivalente, che genera raccolta fondi ogni giorno dell’anno attraverso l’atto ordinario della spesa, anziché richiedere una data, una campagna comunicativa dedicata e la presenza di volontari in negozio, è strutturalmente più scalabile — e soprattutto più difficile da “dimenticare” nel calendario editoriale di un’insegna, perché non ha bisogno di essere rilanciato ogni volta da zero.

C’è poi un motivo per cui il tema, in Italia, potrebbe acquisire più peso proprio ora, ed è un motivo che riguarda la concorrenza più che la sensibilità animalista in sé. Il mercato italiano della distribuzione specializzata per animali da compagnia sta vivendo una fase di espansione aggressiva che la GDO generalista non può ignorare. Arcaplanet, nata dalla fusione con Maxi Zoo Italia nel 2022, è passata da 490 punti vendita a oltre 600, con un piano che prevede 50 nuove aperture nel solo 2026 e l’obiettivo dichiarato di superare quota 700 negozi; conta oggi 2,8 milioni di clienti fidelizzati. E non si limita alla vendita: ha una propria Fondazione Arcaplanet che organizza raccolte alimentari periodiche con l’associazione Balzoo, replicando — su scala specializzata — lo stesso tipo di iniziativa benefica che Coop ed Esselunga fanno nei supermercati generalisti. È un concorrente diretto sul claim “insegna amica degli animali”, un terreno valoriale che fino a pochi anni fa la GDO generalista poteva presidiare quasi senza rivali diretti nel settore pet, e che oggi vede affacciarsi un player specializzato con una rete fisica in rapida crescita e una propria macchina di comunicazione dedicata esclusivamente a quel pubblico.

Che l’attenzione del pubblico verso questo tipo di gesti sia reale, e non solo un’ipotesi da rapporto di settore, lo conferma — quasi per caso — un episodio di cronaca di metà agosto 2026: a Licata, in provincia di Agrigento, un gruppo di cani randagi ha trovato rifugio dal caldo record nell’androne di un supermercato Lidl, sistemandosi accanto alle porte automatiche per beneficiare dell’aria condizionata in uscita. Nessuna iniziativa aziendale in senso stretto — le cronache più accurate specificano che gli animali sono entrati spontaneamente e non si sono spinti oltre l’androne, e che il personale si è limitato a non allontanarli, mentre clienti e turisti portavano acqua e cibo — ma il video, diventato virale sui social nel giro di poche ore, ha generato ampia copertura sia sui social sia su testate nazionali, riaccendendo anche il dibattito sul randagismo irrisolto nel Sud Italia. È un episodio minore e per certi versi ambiguo — lo stesso punto vendita di Licata era stato teatro, meno di un anno prima, di un’aggressione di un branco di randagi a un passante — ma la sproporzione tra la scala del gesto (una tolleranza passiva, non una scelta aziendale) e l’eco mediatica ottenuta è essa stessa un dato: conferma quanto il pubblico italiano sia pronto a premiare, anche emotivamente, un’insegna percepita come vicina alla causa animale, ben prima che quell’insegna formalizzi qualcosa di strutturato.

Resta allora una domanda che vale la pena porre guardando all’esperienza portoghese: l’Italia, che già possiede tutti i tasselli sparsi — la partnership Lidl-LEIDAA, il format del sacchetto solidale sperimentato su altre cause, le raccolte alimentari di Coop ed Esselunga, e persino l’argomento della vulnerabilità economica delle famiglie che il Pa-tudo lega esplicitamente alla causa animale — arriverà a comporli in un prodotto permanente sul modello portoghese prima che la pressione competitiva di Arcaplanet renda quella mossa una necessità difensiva piuttosto che una scelta di responsabilità sociale spontanea? E se la risposta fosse sì, quale insegna avrebbe più da guadagnare nell’arrivarci per prima — proprio Lidl, che il format lo ha già collaudato in Portogallo, lo coordina localmente attraverso Animalife e in Italia ha già una partnership pluriennale pronta a ospitarlo, oppure una delle catene generaliste italiane, che rischiano di restare su questo fronte sempre un passo dietro sia ai discount internazionali sia ai nuovi giganti della distribuzione pet specializzata, questi ultimi ormai dotati di una propria rete capillare e di una propria fondazione benefica dedicata?

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