Il 29 ottobre, a Palazzo Mezzanotte, Deloitte Private ha consegnato il Best Managed Companies Award a 70 aziende italiane: due in meno rispetto al 2025, nona edizione in tutto. Tra loro c’è Maiora, la concessionaria Despar per il Centro-Sud con sede a Corato, che lo riceve per il terzo anno consecutivo. Il post con cui Grazia De Gennaro, consigliera di amministrazione di Maiora con delega a comunicazione, sostenibilità e diversity, ha commentato il risultato racconta una storia riconoscibile: un’impresa nata al Sud quattordici anni fa, rimasta al Sud, e la prova che talento e capacità d’impresa non hanno latitudine. Non è una storia sbagliata. Ma per capire quanto pesi bisogna prima chiedersi che cosa misura davvero questo premio, e a chi viene assegnato.
Non è una classifica. È un riconoscimento a candidatura: le aziende si propongono, affrontano un assessment in due fasi e una giuria indipendente decide. Secondo il materiale illustrativo del programma, possono candidarsi le società con sede legale in Italia, non controllate da gruppi multinazionali esteri, con un fatturato che parte da una decina di milioni; la valutazione riguarda l’anno solare precedente, quindi per questa edizione il 2025. Gli ambiti esaminati sono otto, dalla strategia alle competenze e all’innovazione, dalla cultura aziendale alla governance e alla misurazione delle performance, dalla responsabilità sociale alla filiera, fino alla sicurezza informatica. Promuove Deloitte Italia, con ELITE-Gruppo Euronext, Piccola Industria Confindustria e il contributo metodologico dell’Università Cattolica. I riconoscimenti si accumulano: dopo quattro edizioni consecutive si diventa Gold, dopo sette Platinum. Maiora è a tre, e se si ricandida e vince anche nel 2027 passa a Gold.
Importante, dunque? Sì, ma con misura. È un segnale serio e autoselezionato: dice che un’azienda ha accettato di farsi guardare dentro da un soggetto esterno e ne è uscita bene. Non dice nulla su quote di mercato, prezzi o salari, e non confronta Maiora con i concorrenti che non si sono candidati. Come termometro della qualità gestionale ha un valore. Come classifica del settore, nessuno. Aggiungo un dato che di solito si legge in fretta: nell’edizione 2025 oltre l’80% delle premiate era già stata riconosciuta in precedenza, come ricordava lo stesso Andrea Restelli, il partner Deloitte che guida il programma in Italia. Il premio, in altre parole, funziona in buona parte come un club di repliche, e la notizia vera è chi riesce a entrarci e a restarci. Tre anni di fila, per una società nata nel 2012, significano aver superato la fase in cui si è una sorpresa.
Il resto dell’edizione 2026 aiuta a dare le proporzioni. Il 53% delle premiate è manifatturiero, il commercio vale il 10%, cioè circa sette aziende su settanta. Il 70% circa ha sede al Nord: la Lombardia da sola ne porta il 27% (19 aziende), l’Emilia-Romagna il 23% (16), Veneto e Toscana il 9% ciascuna. Quattro regioni, il 68% dei premiati. La Puglia ne conta quattro: Comes, Contact Italia, Maiora e Oropan. Nella distribuzione alimentare, accanto a Maiora, figura Fratelli Ibba, il gruppo sardo il cui presidente, Giangiacomo Ibba, guida oggi anche Crai: per loro il riconoscimento è un’abitudine, perché già nel 2025 erano all’ottavo anno consecutivo e quindi, se la conta regge, non hanno saltato nessuna edizione. La frase sulla latitudine è vera per Maiora, ma nell’elenco resta un’eccezione statistica, e vale la pena ricordare che nel 2025 le imprese pugliesi premiate erano anch’esse quattro, con Maiora già fra loro: il Sud entra nel club, ma a piccoli passi, con tre nomi su quattro già presenti l’anno prima. Perché il Sud pesi così poco non lo dice il premio: può dipendere dalla struttura produttiva, dal peso del manifatturiero, da chi decide di candidarsi. Il premio fotografa chi entra nel programma, non dove la gestione è migliore.
Il punto, però, è un altro, e riguarda la parola Despar. Il riconoscimento è stato assegnato a Maiora S.p.A. Società Benefit, non all’insegna. Despar in Italia è un sistema di concessionari regionali: il marchio è in licenza dal 1959 e ogni concessionario è un’impresa autonoma, con i suoi soci, il suo bilancio, la sua governance. Le categorie che il premio esamina, cioè strategia, cultura, governance, filiera e cybersicurezza, in un sistema federativo stanno in capo all’associato e non al marchio. Per questo l’eccellenza gestionale ha una ragione sociale precisa: non è di Despar, è di chi la gestisce nel proprio territorio. È la linea di faglia che torna in tutte le insegne italiane, tra proprietà unitaria e proprietà federata: nel secondo caso il marchio raccoglie la reputazione, ma il capitale, le scelte e i rischi restano locali.
Maiora, poi, è un caso istruttivo perché la sua forza non nasce dalla licenza, ma da un’operazione di proprietà. Nasce nel 2012 dall’unione dei rami distributivi di Cannillo di Corato, famiglia partita nel 1969 da un negozio di detersivi, e di Ipa Sud di Barletta, legata ai Peschechera: due famiglie, ciascuna con oltre cinquant’anni di storia, che invece di restare vicine sotto lo stesso marchio mettono insieme gli asset. Alla guida c’è Pippo Cannillo, bocconiano, che aveva ricevuto dal padre Franco le cariche di presidente e amministratore delegato; oggi la presidenza è affidata a un esponente del Gruppo Cannillo, mentre Nicola Peschechera è presidente emerito. Il consolidamento della distribuzione italiana è spesso contrattuale e reversibile, fatto di centrali d’acquisto e accordi di insegna. Questo è di proprietà, ed è molto più difficile da disfare. Già nel 2017 il gruppo contava quattro piattaforme distributive tra Puglia e Calabria (Corato, Barletta, Bari, San Marco Argentano), e oggi indica tra i suoi punti di forza l’integrazione della filiera dei freschi, dall’ortofrutta alle carni.
I numeri sono quelli di una crescita regolare. Già nel 2022 il giro d’affari alle casse sfiorava il miliardo, con 987 milioni, e i ricavi sono cresciuti del 7,2% nel 2022, del 7,37% nel 2023 e dell’8,6% nel 2024. La rete conta oltre 580 punti vendita, diretti e in franchising, in sette regioni, e più di 2.900 collaboratori. Il piano quinquennale 2021-2025 prevedeva 70 milioni di investimenti e già nel 2023 l’azienda ne annunciava il superamento; nel 2024 ne ha spesi oltre 38 e per il 2025 ne ha indicati più di 40.
C’è poi un secondo dato che sposta ancora il baricentro: Maiora non è soltanto Despar. Altasfera, il cash & carry, ha superato i 100 milioni di fatturato, conta oltre dieci punti vendita e vende per più del 70% a operatori horeca, quindi fa un mestiere diverso da quello dei supermercati a insegna. Nel 2023 il gruppo ha avviato anche l’ingresso nel discount con ARDita, la joint venture con Ergon per i punti vendita Ard Discount. Quando l’azienda riconosciuta è multiformato ed è cresciuta anche fuori dal perimetro dell’insegna, la domanda sul premio cambia: stiamo premiando un buon concessionario, o un operatore regionale che usa l’insegna come uno dei suoi strumenti?
Il post parla anche di rispetto per la comunità e per chi ci lavora, ed è il punto su cui, per mestiere, sono più curioso. I dati disponibili sono di processo: la certificazione Top Employer, confermata a gennaio 2026 per il quarto anno consecutivo; la certificazione Equal Salary che il sito del gruppo cita; l’adesione alla Carta dei Valori dell’Associazione Donne del Retail; le circa 450 assunzioni del 2024 e le 400 annunciate per il 2025; lo status di società benefit con la prima relazione d’impatto. Sono elementi concreti e dicono che l’azienda gestisce le persone con metodo: la Top Employer, per esempio, certifica sei aree della gestione delle risorse umane, e Maiora ne indica come cardini la formazione, l’ascolto, la crescita, i valori condivisi e le pari opportunità.
Per questo il terzo premio consecutivo mi interessa meno come traguardo, che il post esclude giustamente con la formula «non è un punto d’arrivo», e più come test di un modello. Se la migliore dimostrazione di un marchio in licenza è una concessionaria costruita con la fusione di due famiglie, diversificata oltre l’insegna e premiata a proprio nome, la domanda per Despar non è se risultati simili possano arrivare dal Sud. È che cosa tenga insieme un sistema in cui l’eccellenza sta nell’associato più che nel marchio, e fino a quando i due continueranno a crescere nella stessa direzione.



