Per ora si è mosso il sindacato dell’ agroalimentare lanciando il progetto “Pane per Gaza”, promosso unitariamente da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil e dai loro segretari generali Onofrio Rota, Giovanni Mininni ed Enrica Mammucari, insieme a Giancarla Pancione per Save The Children e Alessandro Manno per EMERGENCY. Le risorse – informa una nota di Fai, Flai e Uila – saranno devolute dalle organizzazioni sindacali dell’agroalimentare e dalle lavoratrici e lavoratori del settore, invitati a donare il valore economico corrispondente a un’ora del proprio lavoro, per sostenere la causa. Contemporaneamente i tre sindacati sollecitano le organizzazioni datoriali e le aziende del settore agroalimentare, invitandole a corrispondere l’equivalente di quanto donato liberamente dai propri dipendenti. Il segnale è importante. Insieme sindacati confederali e imprese potrebbero fare molto di più.
Non è necessario contrapporsi politicamente quando l’obiettivo è umanitario e condiviso. E la situazione a Gaza è talmente grave da rendere vuote le parole di solidarietà a cui non seguono atti concreti. In parte si è già mosso il Governo italiano con il piano “Food for Gaza”. Operazione iniziata nel marzo 2024 dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, insieme a FAO, Programma Alimentare Mondiale e Federazione Internazionale della Croce e della Mezzaluna Rossa (FICROSS). Il programma poi è stato esteso ad altre iniziative tra cui evacuazione di minori palestinesi bisognosi di cure e concessione di borse di studio a studenti palestinesi. Grazie a “Food for Gaza”, l’Italia ha destinato aiuti alimentari (oltre 200 tonnellate di cibo e 2.000 tonnellate di farina insieme al Programma Alimentare Mondiale), sanitari e beni di prima necessità per alleviare le sofferenze della popolazione civile palestinese.
Lo sta facendo Coop Italia, unica insegna della GDO, che ha accolto una richiesta di aiuto avanzata da MSF. Una delle poche organizzazioni umanitarie che ancora oggi continua a svolgere la sua attività nella Striscia dove i circa 1000 operatori e operatrici umanitari curano tutti coloro che ne hanno bisogno. La campagna di raccolta fondi prende avvio a partire da uno stanziamento di 500.000 euro che tutte le cooperative di consumatori hanno già messo a disposizione, e continua con l’apertura di un conto corrente dedicato su Banca Etica (IT77 B050 1802 8000 0002 0000 890, causale: donazione Medici senza frontiere per Gaza) sul quale possono confluire le donazioni dei soci e dei consumatori che vorranno dare risposta a questa richiesta di aiuto, fino al 30 settembre 2025. Adesso scendono in campo i tre sindacati di categoria dell’industria agro alimentare proponendo di destinare un’ora di lavoro delle lavoratrici e lavoratori del settore agroalimentare che sarà poi devoluto in favore dei progetti di solidarietà realizzati a Gaza dal Patriarcato latino di Gerusalemme.
Sostenere concretamente i progetti di solidarietà attivi a Gaza realizzati dal Patriarcato latino di Gerusalemme e delle associazioni Emergency e Save The Children. È questa la mission del progetto “Pane per Gaza”, promosso unitariamente da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil e lanciato durante una conferenza stampa a Roma allo Spazio Europa Experience, alla quale, insieme ai segretari generali Onofrio Rota, Giovanni Mininni ed Enrica Mammucari, sono intervenuti anche Giancarla Pancione per Save The Children e Alessandro Manno per EMERGENCY.
«Dopo quasi due anni, l’aggressione israeliana nella Striscia continua e si intensifica con l’ingresso dei tank a Gaza city, ed è la popolazione civile a pagare il prezzo più alto – dichiarano Fai, Flai e Uila -. Ormai l’Onu parla di un genocidio. Si parla di oltre 64mila morti accertati tra la popolazione palestinese, tra cui quasi 19mila bambini e 10mila donne. Gli aiuti umanitari, alimentari o medici da mesi non arrivano a Gaza, dove la popolazione civile è martoriata dalle bombe e dalla carestia. Recentemente Fao e Unosat hanno comunicato come nella Striscia sia disponibile meno del 5% dei terreni agricoli, ciò aggrava ulteriormente la produzione alimentare».
«Per questo – proseguono i sindacati dell’agroindustria – abbiamo deciso di promuovere unitariamente “Pane per Gaza”. Siamo convinti che un’adesione congiunta, del mondo del lavoro e delle imprese, rappresenti un segnale forte di solidarietà e di attenzione verso una tragedia che si sta consumando sotto gli occhi di tutti e nella pressoché totale inerzia delle istituzioni europee ed internazionali».
«A Gaza manca ogni cosa. Mancano acqua, cibo e medicine e mancano tutte le condizioni per vivere una vita dignitosa, in salute e in pace. L’esercito israeliano prosegue la sua azione di distruzione evacuando militarmente la città principale della Striscia e così creando nuovi morti, feriti e sfollati – dichiara Alessandro Manno, responsabile Paese EMERGENCY per i Territori occupati -. Dopo quasi due anni la situazione raggiunta è catastrofica ed è fondamentale intervenire immediatamente per porre fine a tutto questo. Come EMERGENCY crediamo che sia fondamentale l’impegno di tutti e tutte per sostenere la popolazione palestinese ridotta allo stremo».
«Oggi Gaza è uno dei luoghi al mondo dove è più difficile essere bambini. Da ottobre 2023 oltre 20mila sono morti a causa delle operazioni militari israeliane. Vengono uccisi da bombe, da proiettili e dalla fame, una fame usata come arma di guerra. Si è superato ogni limite. Nei nostri spazi dedicati, i bambini disegnano le “nuvole dei desideri”: sempre più spesso desiderano cibo. E ora anche di morire. Tutto ciò è inaccettabile. La campagna “Pane per Gaza” è un atto di solidarietà concreta, di giustizia, di umanità. È un modo per non voltare lo sguardo, ma anche per dire che i diritti dei minori non sono negoziabili e che la solidarietà può diventare azione» dice Giancarla Pancione, Fundraising, marketing & brand director di Save the Children”.



