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Brivio & Viganò ha appena annunciato l’acquisizione di Gima Trans, autotrasportatore da oltre trent’anni nei servizi per la GDO. Per Mauro Brivio “una operazione coerente con la nostra strategia di crescita e innovazione” che consentirà al gruppo lombardo di estendere la copertura territoriale e aumentare la capacità operativa complessiva in un mercato caratterizzato da crescente domanda di soluzioni integrate. Stiamo quindi parlando di una grande realtà del settore trasporti e logistica. Un’azienda seria che nel comparto propone lavoro sano. Non certo contaminato da quello che infesta i piazzali di molte altre realtà della logistica. La filosofia credo sia la stessa per le altre aziende coinvolte (Cap Delivery e Deliverit). Questa correttezza, qui e in molte altre realtà della logistica, non sembra venga considerata  da tutti i sindacati confederali o di base, come  un punto di forza da tutelare in un comparto che presenta anche opacità. Anzi.

E così sul versante delle relazioni industriali  riemerge la fragilità dell’interlocuzione  nella categoria dei trasporti e della logistica che qui, più che altrove, mostra una arretratezza nella qualità del confronto e determina una continua situazione di disagio gestionale per un terzo soggetto, in questo caso Esselunga, con il suo  Servizio Clienti  in balìa di un’interpretazione assolutamente discutibile del diritto di sciopero con il blocco delle merci. L’annuncio di un nuovo parziale accordo di qualche giorno fa lascia spazio alle interpretazioni ottimistiche ma, purtroppo, a mio parere, non è così. “Partita finisce quando arbitro fischia” non è solo una celebre citazione di Vujadin Boskov. Nelle vicende sindacali è l’elemento fondamentale. Questa vicenda, da qualsiasi versante  la si voglia osservare,  non è affatto chiusa come troppo frettolosamente annunciato.

Non volendo ipotizzare che sia solo un problema di qualità del gruppo dirigente del sindacato locale cerco di interpretarne i limiti e le conseguenze  ampliando il ragionamento. Una fragilità che sembra attraversare soprattutto la CGIL del comparto Trasporti e Logistica. Da un lato USB e altri sindacati di base  le  stanno contendendo la rappresentatività in diverse realtà dei magazzini della Lombardia e non solo. Soprattutto dove si sta cercando da tempo di normalizzare la gestione del personale rifuggendo da pratiche scorrette ereditate dal passato. Un impegno che è necessariamente di lungo termine ma  che sembra trovare più resistenze che incentivi da parte sindacale. Dall’altro lato, questo evidente rischio di concorrenza continua,  si scarica nel rapporto anche all’interno degli  stessi sindacati tra livelli nazionali e territoriali con il primo che cerca, in questo contesto di concorrenza tra sigle, di governare il cambiamento in atto, all’interno di difficili equilibri unitari e il secondo impegnato a disfare la famosa tela come Penelope  puntando più  ad una destabilizzazione continua del sistema per riaffermare il proprio ruolo. 

Purtroppo il rapporto spesso conflittuale tra livelli sindacali (nazionale, regionale e territoriale) in passato era presente in ogni categoria ma si è risolto ovunque a vantaggio dei livelli nazionali restando però ancora aperto laddove i pesi organizzativi e la concorrenza dei sindacati di base è più forte. E questo rappresenta un problema serio in un comparto come quello della logistica dove pochi personaggi, indipendentemente dal loro consenso  specifico in azienda, dispongono di una capacità di produrre danni incredibilmente alti a terzi che hanno semplicemente concordato con altre aziende  un servizio fondamentale. Per questo il ricorso a strumenti di raffreddamento del conflitto e introduzione di pratiche come il referendum tra i lavoratori coinvolti diventa sempre più fondamentale. È inammissibile che modeste minoranze assumono decisioni irreversibili  in grado di provocare danni sproporzionati.

A luglio, dopo il caos che ha colpito le consegne di Esselunga,  i buoni propositi in sede prefettizia  avevano determinato un’intesa di massima. L’accordo raggiunto a livello nazionale prevedeva però successivi passaggi a livello regionale e  locale e una procedura di raffreddamento del conflitto che consentisse di arrivare  a dama senza ulteriori traumi. Sinceramente fatico a capire se i sindacati locali siano in grado di comprendere la sproporzione tra  le loro iniziative estemporanee di blocco e i danni provocati ad Esselunga. La protesta ha causato il blocco del servizio di consegna. Ai clienti che avevano ordinato la spesa online, Esselunga ha dovuto inviare più volte un messaggio di annullamento: “Siamo spiacenti di comunicarle che non ci sarà possibile consegnare il suo ordine, a causa di un’iniziativa da parte del personale dell’azienda che svolge il servizio di consegna per nostro conto e del tutto indipendente dalla nostra volontà”. Danno diretto per le mancate consegne e lo spreco dei prodotti ma anche indiretto perché molti clienti si sono, a quel punto  rivolti a concorrenti dell’azienda di Pioltello.

È evidente che le aziende al tavolo del negoziato hanno interesse a puntare ad un’intesa complessiva che consenta loro  di valutare l’intero pacchetto, chiudere una volta per tutte la partita,  e non farsi trascinare in una situazione di non chiarezza in termini di costo e di prospettiva. Continuo a pensare che questa competizione intersindacale non giovi a nessuno ma dimostri che l’intera vicenda è tutt’altro che gestita pensando al contesto, dall’insieme del sindacato. E questo non è accettabile. A distanza di poco più di due mesi dall’accordo nazionale sottoscritto il 31 luglio scorso, finalmente è stato fatto un altro passo in avanti con la sigla di un accordo regionale per i lavoratori che, attraverso le aziende Deliverit, Brivio & Viganò Logistics e Cap Delivery gestiscono la consegna della spesa per conto di Esselunga. Una vertenza che complessivamente riguarda oltre 600 driver impiegati in Lombardia, tra cui i cinquanta addetti della sede bergamasca di Lallio.

Non è un caso che Pierluigi Costelli, della Filt Cgil di Bergamo alla chiusura del recente incontro risolutivo sull’indennità aveva commentato al quotidiano “Il Giorno”: “Con la firma  si chiude un capitolo importante: quello relativo al riconoscimento economico delle prestazioni ordinarie e accessorie – commenta Pierluigi Costelli, della Filt Cgil di Bergamo. Dopo mesi di mobilitazione, i driver delle consegne per conto di Esselunga riceveranno, oltre allo stipendio lordo ordinario – che si aggira attorno ai 1.900 euro, una trasferta giornaliera di 18 euro per ogni giornata lavorata”. Ma subito dopo rilanciava: “Ora si apre un nuovo fronte: quello delle modalità di pagamento delle prestazioni straordinarie, che non può essere rinviato ulteriormente. Continueremo a batterci affinché anche su questo tema venga riconosciuto ai lavoratori un pagamento adeguato”. Questo è il punto chiave per chi ha un minimo di conoscenza della materia. Terminato un capitolo si passa con una superficialità disarmante, al successivo senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze. Con buona pace per chi è convinto che la vicenda abbia un termine certo. Tra poche ore un nuovo incontro a livello locale. Speriamo in un ravvedimento e un conseguente sussulto di responsabilità sul filo di lana.

 

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