Quadro politico e forze sociali. Un passo avanti e due indietro?

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Continuando così la prossima legislatura rischia di essere veramente quella del commissariamento del nostro Paese. Da un lato una Politica litigiosa e inconcludente che sembra voler affrontare la prossima contesa elettorale scontrandosi su contenuti tanto popolari quanto improponibili. Dall’altro i corpi intermedi che stanno procedendo in ordine sparso illudendosi, forse, di poter condizionare in modo tradizionale, la Politica.

Il lavoro, le pensioni, le tasse e il reddito dei cittadini diventano in questo modo centrali, seppur posti in modo contraddittorio e superficiale mentre ritornano sullo sfondo la necessità di rimettere in ordine i nostri conti e di ridurre conseguentemente il nostro debito pubblico.

Leggi tutto “Quadro politico e forze sociali. Un passo avanti e due indietro?”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Se i muri potessero raccontare di Maurilio “Rino” Riva

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Ho conosciuto l’autore proprio poco prima che decidesse di entrare in fabbrica. Io avevo 18 anni, lui sei più di me. L’ho reincontrato, molti anni dopo su Facebook ormai in pensione.

In quegli anni di grande effervescenza sociale e politica ci vedevamo praticamente ogni sera, sabato compreso. Rino Riva vendeva libri per gli Editori Riuniti e, insieme ad altri giovani, stava maturando l’idea, proprio in quel periodo, di andare a lavorare in fabbrica.

Leggi tutto “Se i muri potessero raccontare di Maurilio “Rino” Riva”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Una sfida stimolante per le organizzazioni di rappresentanza

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Qualcosa di interessante e forse poco osservato si sta muovendo intorno al mondo della rappresentanza. Nel mondo agroindustriale nasce “Filiera Italia”, una nuova realtà associativa che vede per la prima volta il mondo agricolo, i mezzi tecnici per l’agricoltura, la tecnologia avanzata per la trasformazione alimentare e l’industria agroalimentare italiana dei diversi settori, insieme. Manca la distribuzione alimentare e la logistica ma è certamente un primo passo significativo.

Nel nostro Paese l’idea di proporre un modello di rappresentanza che affronti e ricomponga gli interessi presenti in una determinata filiera è una novità stimolante. Sarà interessante seguirne l’evoluzione.

Leggi tutto “Una sfida stimolante per le organizzazioni di rappresentanza”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

L’insostenibile leggerezza delle discussioni sul Jobs Act…

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Un milione… il suocero di Bellavista, interpretato da Aldo Tarantino in quel film memorabile dedicato alla grandezza della napoletanità si svegliava dal suo torpore solo quando qualcuno intorno a lui pronunciava quel numero. “Un milione…” poi ritornava in trance.

Nel 1917 la penna di Sergio Tofano disegnava, per il Corriere dei Piccoli “il signor Buonaventura” anche lui alla ricerca del “Milione”. Un milione. Un numero indiscutibile utilizzato per certificare un successo.

Leggi tutto “L’insostenibile leggerezza delle discussioni sul Jobs Act…”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Grande Distribuzione. Un riposizionamento sempre più necessario

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Non si può dire che in tutti questi anni di “marcia in solitaria” e di sovraesposizione delle ragioni della Grande Distribuzione il comparto ne abbia tratto beneficio.

I nuovi insediamenti sono sotto tiro dalle amministrazioni locali, le aperture festive e le rimodulazioni degli orari vengono sempre più contestati mentre la concorrenza della rete h24 saccheggia vendite e margini.

Sul piano sociale l’immagine di lavoro povero e sotto pagato cresce nella opinione pubblica e l’incapacità di rinnovare un contratto su misura ha segnato un declino che sembra inarrestabile.

Leggi tutto “Grande Distribuzione. Un riposizionamento sempre più necessario”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Nel Paese dei disuguali di Dario Di Vico

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Quello che abbiamo lasciato alle spalle è noto ma è difficile intravedere ciò che ci aspetta. Viviamo una transizione dove il 900 con le sue aspettative e le sue “conquiste” sembra sbriciolarsi sotto i nostri occhi.

Tra ascensori sociali che si sono delocalizzati, corpi intermedi in affanno, classe operaia stretta tra élite 4.0 e neo lumpenproletariat, la società post industriale nella globalizzazione si delinea e produce nuove opportunità ma anche nuove disuguaglianze.

Spesso gli osservatori, vecchi e nuovi, con la loro Polaroid d’antan faticano a raccontare la realtà perché la velocità del cambiamento del contesto è maggiore della velocità con cui le persone e le organizzazioni tradizionali sembrano in grado di reagire e adattarsi al nuovo che avanza. Nascono nuovi attori mentre, inevitabilmente, ne soccombono altri.

Leggi tutto “Nel Paese dei disuguali di Dario Di Vico”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Arginare il dumping e la proliferazione dei contratti si deve e si può.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Il 26 settembre Confcommercio con Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL hanno sottoscritto un accordo integrativo del contratto nazionale in essere che ne ribadisce la centralità, fissa una nuova data, al marzo del 2018, della tranche di 16 euro sospesa nel novembre del 2016 e proroga la data di scadenza dello stesso al 31 luglio 2018.

Già questo, di per sé, rappresenterebbe un passaggio importante, unico nel suo genere, di capacità di governo di un contratto nazionale utilizzato per qualche milione di lavoratori.

Leggi tutto “Arginare il dumping e la proliferazione dei contratti si deve e si può.”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

BIG. Giovani e manager, uniti si vince…

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

“Uniti si vince”. Uno slogan sessantottino sempre valido. Esprime una verità inoppugnabile e cioè che solo insieme si può affrontare e superare un ostacolo, una difficoltà superiore alle forze di una singola persona.

Lo stesso dibattito in corso sull’alternanza ha rilanciato anch’esso il tema della collaborazione, della necessità di una visione comune, tra mondo della scuola e mondo aziendale.

Purtroppo ha messo la sordina ad un altro problema altrettanto importante: il ruolo e il contributo che i giovani possono portare nelle nostre aziende. Soprattutto quei giovani, e sono tanti, che vogliono darsi da fare.

Leggi tutto “BIG. Giovani e manager, uniti si vince…”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Alternanza scuola lavoro. Operaio sarà lei!!!

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

“Siamo studenti, non siamo operai” è uno slogan pessimo e quindi ha fatto bene Marco Bentivogli a prenderne le distanze immediatamente dopo la conclusione delle manifestazioni contro l’alternanza scuola lavoro.

Dario Di Vico oggi sul Corriere sostiene, a ragione, che negli anni 70 molti giovani vedevano al contrario, proprio negli operai, un punto di riferimento della loro voglia di cambiamento.

Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora e molti di quegli operai oggi hanno i loro nipoti che, partecipando e condividendo gli slogan di queste manifestazioni, ne rifiutano lo stile di vita, sentono lontano e ostile quel mondo che le generazioni precedenti hanno costruito, hanno un’idea del lavoro lontana anni luce dalla realtà.

Leggi tutto “Alternanza scuola lavoro. Operaio sarà lei!!!”

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

ILVA un inizio per certi versi sconcertante…

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Ci sono aspetti nella vicenda ILVA che appaiono indubbiamente sconcertanti per chi, interessato, osserva da fuori. Il dibattito sembra concentrato su due punti: il numero degli esuberi e le condizioni di ripartenza per chi resta.

La strategicità o meno di quelle produzioni per il nostro Paese, Il piano industriale, la ricaduta sulle attività economiche legate all’ILVA (forniture e servizi) , gli aspetti ambientali in termini qualitativi e temporali, gli investimenti per riqualificare siti e persone, restano ancora sullo sfondo.

“Nessuno sarà lasciato a casa” è il mantra adottato. Un messaggio già poco rassicurante per chi lavora in quelle fabbriche figuriamoci per chi vive e lavora grazie a quelle fabbriche.

Un altro dato sconcertante è che molti dei soggetti in campo si sovrappongono al sindacato. La politica, perennemente in campagna elettorale, ma anche alcuni esponenti del Governo che, in questo modo, rischiano di abdicare ad un ruolo indispensabile di mediazione che sarà comunque necessario per chiudere una vicenda così complessa.

AM InvestCo ha le idee chiare. Nel forum sui trasporti di Confcommercio a Cernobbio il CEO Europe Aditya Mittal non si è nascosto dietro un dito. Ha sottolineato le potenzialità dell’azienda, l’equilibrio da individuare con tutti gli stakeholder e le comunità coinvolte, la volontà di andare fino in fondo.

La trattativa è sicuramente partita con il piede sbagliato ma una cosa appare chiara: i potenziali acquirenti non hanno l’anello al naso. Né sono disponibili a perdersi dentro le fumisticherie della politica nostrana.

Se equivoco c’è stato, il Ministro Calenda ha fatto bene a tenere il punto e ad evitare un confronto con i sindacati che avrebbe solo fatto esacerbare ulteriormente gli animi. Il confronto adesso può ripartire senza pregiudiziali. Né sui numeri, né sulle condizioni di ripartenza.

La priorità va data al piano industriale e alla sua credibilità in un contesto globalizzato. Ai tempi di implementazione, agli investimenti necessari sugli impianti e sulle risorse umane, alle ricadute sull’indotto e sui servizi.

Parallelamente dovrebbe svilupparsi un confronto con il Governo sulle attività che impegneranno gli esuberi, la loro riqualificazione e il loro reddito. E quindi le garanzie sull’ambiente e il contesto perché tutto si tiene.

Il sindacato ha davanti un compito molto difficile. Deve, come sempre, saper “guardare l’albero, immaginando la foresta”, capire la consistenza e l’affidabilità dell’interlocutore, individuare soluzioni che convincano i lavoratori coinvolti ma anche le comunità locali e tenere a bada le incursioni della politica.

Sicuramente ha nel Ministro Calenda un alleato importante. Non già per quello che è avvenuto nei giorni scorsi ma perché, a mio modesto parere, interpreta un ruolo nuovo moderno ed efficace di difesa degli interessi nazionali in un contesto globalizzato.

L’azienda, dal canto suo, deve decidere, su cosa giocare le sue carte e se, questo investimento, giustifica alcune mediazioni, comunque indispensabili. La partita è troppo importante.

Una cosa però è certa. Il negoziato avviene in un contesto dove tutti i soggetti seduti a quel tavolo hanno forza, credibilità e determinazione ad andare fino in fondo. Soprattutto il sindacato.

Dopo la firma del contratto dei metalmeccanici una prima prova decisiva di unità e di visione del futuro. Staremo a vedere.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn