Marco Bentivogli ovvero la solitudine del calabrone

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Credo che aver individuato Roberto Benaglia come successore di Marco Bentivogli alla guida della FIM CISL sia una scelta importante e corretta. Conosco Roberto, ho fatto con lui un lungo pezzo di strada comune e ne ho sempre apprezzato la professionalità e l’impegno. So che affronterà questa sfida con lo spirito di servizio che lo ha sempre contraddistinto. 

Così come ho sempre avuto un grande rispetto per i sindacalisti come Marco Bentivogli. Appartiene a quella specie di  personaggi rari e fuori dagli schemi tradizionali che compaiono ciclicamente nella storia della CISL. In genere hanno un carattere particolare. Vivono l’esperienza sindacale in modo totalizzante, anticipatrice, maniacale.

Marco, poi, è cresciuto letteralmente a “pane e sindacato” essendo figlio di un altro grande sindacalista. Stessa dedizione e impegno,  pur con un altro carattere, come Franco Bentivogli. Sono leader solitari che nascono in quella “fungaia” di talento e passione che, nonostante tutte le critiche possibili, resta comunque la CISL.

Pur afflitta da tutti i mali sempre presenti e in agguato dove operano anche perniciose burocrazie autoreferenziali, spesso troppo chiuse in sé stesse, la CISL (e le sue pur diverse articolazioni)  resta una grande scuola di vita e di impegno sociale per molte persone. Difficile non riconoscerglielo.

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Contratti nazionali e terziario. Siamo alla fine di un ciclo?

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La sensazione è che un importante ciclo storico si stia chiudendo. La contrattazione nazionale è in crisi dappertutto. Otto lavoratori su dieci sono in attesa di un rinnovo che difficilmente porterà innovazioni e risposte concrete.

Non è solo un problema che riguarda le categorie industriali. Anche la leadership di Confcommercio (peraltro titolare dell’unico CCNL confederale) e delle sue federazioni sulla contrattazione nazionale di categoria del terziario sta progressivamente venendo meno.  È una crisi di rappresentatività ma anche di proposta e di contenuti.

La stagione, ormai alle porte, dirà se siamo di fronte ad un battuta di arresto che il covid-19 ha semplicemente aggravato o, viceversa, siamo di fronte ad  un problema di crisi di strategia e di difficoltà a presidiare un comparto stretto tra la perdita di visione dello strumento,  la concorrenza di altre sigle e la “minaccia” del salario minimo.

Per il commercio e il terziario è una crisi che viene da lontano. Innanzitutto la proliferazione nel comparto dei cosiddetti “contratti pirata” ha eroso, in parte,  l’autorevolezza del CCNL firmato da Confcommercio. Poi lo strappo di Federdistribuzione concluso con la firma di un proprio  CCNL nel 2018 che ha spinto Confesercenti e Cooperative a giocare le loro partite in dumping. “Pagare meno per pagare tutti” è stato lo slogan che ha costretto tutte e tre le sigle sindacali  Confederali a rinegoziare sostanzialmente in  pejus, contenuti e tranche per tentare di riallineare i contratti firmati, spingendoli così, per oggettiva debolezza, a subire l’iniziativa ribassista del frastagliato fronte datoriale. Leggi tutto “Contratti nazionali e terziario. Siamo alla fine di un ciclo?”

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Il lavoro che verrà. Il ruolo delle parti sociali

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Molti osservatori ed esperti si interrogano sul lavoro che verrà. I suoi luoghi, i suoi tempi, il suo valore per gli individui. Come valutarlo, come aggiornare le competenze delle persone, come retribuirlo. Sulle alte professionalità e sul piano individuale sono stati fatti molti passi in avanti. La distanza tra queste situazioni e i contratti nazionali sono però ormai  siderali. Irrecuperabili a quel livello.

Le direzioni risorse umane nelle aziende più performanti coprono le esigenze specifiche da molti anni. Il contratto nazionale di categoria  o quello aziendale (dove c’è) ne rappresentano a mala pena  la cornice di riferimento. I capitoli fondamentali sono generalmente datati, superati o bypassati dalla gestione ordinaria delle imprese. Resta solo il welfare contrattuale che però, per sua natura, necessita adesioni sempre più significative fuori dalla portata delle singole categorie.

Nelle piccole e piccolissime imprese il CCNL è spesso utilizzato solo per i minimi contrattuali e quindi la concorrenza con il salario minimo rischia di aprire scenari nuovi di complessivo indebolimento del sistema.

I segnali di insofferenza da parte delle imprese nei confronti di una  contrattazione che produce solo costi certi e nessun cambiamento significativo sul versante della produttività sono sempre più evidenti. Sul versante dei lavoratori i rinnovi dei CCNL non provocano né entusiasmo né grandi mobilitazioni da molto tempo. Si rinnovano generalmente in ritardo e più per convenzione che per convinzione. Leggi tutto “Il lavoro che verrà. Il ruolo delle parti sociali”

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Distribuzione moderna. In arrivo nuovi protagonisti?

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Il lockdown non fermerà certo i progetti di espansione dei grandi player della distribuzione mondiale. Anzi. Negli USA molte piccole e grandi catene distributive (e non solo) stanno barcollando rimettendo sul mercato migliaia di punti vendita vuoti. Questo provocherà ulteriori cambiamenti, acquisizioni e concentrazioni.

Anche da noi l’importante operazione Conad/Auchan ha probabilmente dato il via a nuovi scenari e non resterà un caso isolato. È l’unica mossa a disposizione della GDO italiana. Concentrarsi per crescere e competere.  Non solo a livello nazionale. L’arrivo di nuovi player multinazionali sul nostro mercato è quindi assolutamente prevedibile. 

Cosa possiamo aspettarci nel medio periodo?

Tra le aziende più dinamiche e credo interessate al mercato italiano ne terrei sotto osservazione tre in particolare:  Ahold Delhaize, Suning e, evidentemente, Amazon pur con strategie diverse.

La multinazionale belga sta crescendo molto bene. Ha i fondamentali a posto. Chiude il primo trimestre 2020 con un giro d’affari a 18,2 miliardi di euro, in crescita del 12,7% in termini reali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e un margine operativo lordo a +20,6%. Due terzi del proprio giro d’affari sono negli USA dove ha segnato un +33,8%, mentre in Europa la crescita è stata del 15,9%. Per quanto riguarda il Belgio, si registra un +11%, con aspettative molto positive per la restante parte dell’anno.Le vendite on line, dal canto loro, esplodono: +37,7% a 1,35 miliardi di euro a livello globale, di cui 1,02 miliardi in Europa, grazie anche alla performance della piattaforma bol.com. (dati Echo BE). Credo sia estremamente interessata al mercato italiano. 

Anche il colosso del retail cinese Suning è pronto ad ulteriori mosse. L’acquisizione nel 2019 all’80% delle società facenti capo a Carrefour in Cina per 700 milioni di dollari accelera la sua espansione. Carrefour, infatti, può contare in Cina circa 30 milioni di utenti registrati che saranno dunque avviati verso i servizi e i negozi di Suning che, a sua volta, userà i sei centri di distribuzione dell’operatore francese per rendere più efficiente il suo servizio di consegna. (Fonte ICE). Due elementi su cui riflettere. L’acquisto nel giugno 2016 dell’Inter attraverso Suning Holdings Group e la recente alleanza con Jack Ma (Alibaba). Leggi tutto “Distribuzione moderna. In arrivo nuovi protagonisti?”

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La grande distribuzione dopo il lockdown. Declina o rilancia sull’innovazione?

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È vero che Alessandro Manzoni nella sua opera “Del romanzo storico e, in genere, de i componimenti misti di storia e d’invenzione” ci ricorda che “Non tutto ciò che viene dopo è progresso” però una riflessione sullo stato dell’innovazione tecnologica e di servizio nella GDO sarebbe  necessaria.

L’etichetta di “moderna” applicata alla distribuzione ne ha caratterizzato la seconda metà del 900. Oggi quell’aggettivo sembra un po’ arrugginito. Ne ha  rappresentata la peculiarità e la differenza rispetto a quella più tradizionale identificata con i più piccoli, soprattutto singoli negozi destinati, per i più, ad un inevitabile declino.

Verso la fine del secolo scorso si era  determinato un salto di qualità importante in questo mondo che ha  sempre  corso il rischio di limitarsi ad osservare il proprio ombelico. È infatti dal 1995 (quasi un’era geologica) che i vari  Amazon, eBay e compagnia hanno fatto la loro comparsa sul mercato, segnando di fatto la nascita dell’e-commerce.

Da quel momento il contesto innovativo esterno ha cominciato ad accelerare molto più delle insegne della GDO che nel frattempo si sono limitate a consolidarsi sul territorio nazionale, contenere i costi per non sacrificare i margini,  differenziandosi nei formati e nelle insegne accettando  così, di fatto, l’idea che l’etichetta di “distribuzione moderna” fosse di nuovo contendibile indipendentemente dalla dimensione delle imprese e dal comparto di provenienza e lasciando l’innovazione tecnologica e organizzativa del settore come materie da affrontare solo nei convegni. Leggi tutto “La grande distribuzione dopo il lockdown. Declina o rilancia sull’innovazione?”

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Conad/Auchan. Prosegue il complesso confronto sindacale…

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Alcuni amici dentro e fuori il perimetro ex Auchan mi hanno chiesto nuovi commenti sullo sviluppo della vertenza. A parte i soliti menagramo che però non incidono più di tanto tutto procede nei binari concordati con il sindacato.

È un buon segno. È chiaro a tutti che la vicenda Covid-19 complica il quadro di riferimento non solo per i lavoratori che stanno concordando l’uscita e che devono quindi continuare altrove il loro percorso professionale (il cui numero si avvicina ai 1400) ma anche per gli incastri necessari all’azienda per meglio comporre il quadro di riferimento. Penso agli ipermercati, ai partner subentranti e alle condizioni e priorità  dell’antitrust. Nonostante tutto il confronto sindacale prosegue.

L’obiettivo della Fisascat Cisl credo sia di provare a creare le condizioni affinché il perimetro Conad offra le maggiori opportunità possibili di reimpiego. Soprattutto laddove lo richiedono  la crisi dei grandi formati o in genere dove la situazione occupazionale è più acuta.

L’adesione alla mobilità volontaria è significativa quindi occorre uno sforzo aggiuntivo per i vertici delle cooperative per poter chiudere il cerchio. In questi casi il riferimento al turn over è d’obbligo. E Conad è una realtà che pur in momenti difficili come questi sicuramente supera il  2%.
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Rete imprese Italia. Il tramonto annunciato di una intuizione felice

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Credo che Confartigianato non ne potesse davvero più. Va bene la generosità richiesta quando metti insieme anche associazioni concorrenti ma quando non fai passi avanti per anni tendi inevitabilmente a riflettere sul valore aggiunto che l’essere parte di qualcosa di più ampio ti restituisce mentre accetti vincoli e minore visibilità sul tuo agire come singola confederazione.

Lo stesso poteva valere anche per Confcommercio, l’altra grande organizzazione presente in Rete Imprese Italia, ma il suo Presidente non avrebbe mai proposto di concludere quell’esperienza che rappresentava, nel bene e nel male,  una delle sue principali intuizioni politiche.

Rete Imprese Italia era la dimostrazione concreta  di aver saputo guardare oltre ai propri confini organizzativi contribuendo a trasformare un momento di protesta in un progetto unitario di ampio respiro.

La rappresentanza delle piccole imprese metteva finalmente  a fattor comune  la sua evidente fragilità politica semplificando il quadro associativo di riferimento e creando intorno a questo mondo quella narrazione e quei  riferimenti culturali e politici  indispensabili per restituire una diversa dignità al comparto delle piccole imprese nel suo insieme. E infine mettendo a terra  una sua forza economica dotandosi così di un diverso ruolo e peso politico.

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I Colao sono utili e importanti. E quasi mai meravigliao…

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Niccolò Machiavelli c’era arrivato già nel 1513. Nel capitolo sesto del Principe (De’ Principati nuovi, che con le proprie armi e virtù si acquistano) “E  debbesi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini. Perché l’introduttore ha per nimici tutti coloro che degli ordini vecchi fanno bene; e tepidi difensori tutti quelli che degli ordini nuovi farebbono bene.”

In Italia poi è da sempre lo sport principale. Chiunque è stato in azienda lo ha sperimentato in prima persona. I cambiamenti sono sempre faticosi e gli innovatori contrastati. Vittorio Colao poteva proporre qualsiasi cosa. Il trattamento riservato sarebbe stato lo stesso.

I cacciatori di contraddizioni sono entrati subito  in azione. E troveranno certamente elementi per confermare il loro pre-giudizio. Mi ricordano quei documenti politici e sindacali del secolo scorso che dovevano contenere tutto e il suo contrario. Altrimenti venivano criticati duramente da chi aveva comunque in mente di criticarli a prescindere.

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La transizione propedeutica alla ripresa. Una occasione da non perdere per le parti sociali

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Le stime non lasciano grandi dubbi. Il conto da pagare sarà durissimo sul fronte occupazionale. Per alcuni settori del terziario di mercato e non solo occorreranno almeno due anni per ritornare ai livelli precedenti al lockdown. Ed è difficile pensare che le misure messe in campo per sterilizzarne gli effetti possano durare ancora a lungo.

C’è una proposta di Confindustria, condivisa dal Presidente del CNEL che punta sostanzialmente ad un prolungamento della cassa integrazione per un periodo congruo. È certamente un approdo indispensabile a disposizione  delle imprese che scommettono su un ritorno alla situazione precedente.

Del milione e duecentomila potenziali disoccupati che si stimano essere le conseguenze della pandemia una parte potrebbe così tornare al lavoro precedente. Misura fondamentale ma non sufficiente. Per la stragrande maggioranza dei lavoratori coinvolti la transizione verso la ripresa sarà più amara. Molte imprese non riapriranno. E molte di quelle che riapriranno necessiteranno di professionalità diverse da quelle oggi a disposizione.

È, per  certi versi  incomprensibile che il dibattito sul lavoro si sia maggiormente concentrato sulle sue evoluzioni ritenute potenzialmente  positive che sulle inevitabili conseguenze negative di questo fermo generalizzato. Si è preferito parlare d’altro. Leggi tutto “La transizione propedeutica alla ripresa. Una occasione da non perdere per le parti sociali”

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Conad/Auchan. Se non ora, quando?

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È bastata una dose imprevista di complessità aggiuntiva per mandare in crisi molti osservatori. Alcuni, a dire il vero,  non sono mai stati in partita. Succede quando si vogliono esprimere giudizi in campi lontani dalle proprie competenze. Oppure quando si prendono a prestito pregiudizi altrui.

La vicenda Conad/Auchan sotto questo punto di vista è stata paradigmatica. Da una parte il declino di quella che è stata un grande azienda multinazionale presente nel nostro Paese da oltre trent’anni. Dall’altra la voglia di inserirsi in questo declino di un’importante insegna italiana per provare ad accelerare la propria crescita. Una sconfitta per chi se ne è andato, un incubo per chi è lasciato su terreno. Un sogno che si realizza per chi subentra: confermarsi come primo player della Grande Distribuzione nazionale.

Quando questi passaggi di mano coinvolgono migliaia di persone i tempi sono generalmente molto lunghi, i piani di presunti rilanci con continui ribaltamenti del management si susseguono a ritmi incalzanti  quindi la metabolizzazione delle inevitabili conseguenze ha modo di maturare “di sconfitta in sconfitta”. Basterebbe qui ricordare l’inarrestabile declino della Standa dalla Montedison a Billa fino alla sua completa dissoluzione e la necessità di importare lo strumento della cassa integrazione  nel comparto del commercio per gestirne le conseguenze.

Nel caso di Auchan questo tempo non c’è stato. Anzi, la sua mancanza ha generato un equivoco gigantesco anche al tavolo negoziale sulla sua consistenza economica, sulla sua capacità di continuare ad esistere come entità a sé stante, sulla sua capacità, indipendentemente dalla proprietà, di mantenere livelli occupazionali pressoché intatti. Leggi tutto “Conad/Auchan. Se non ora, quando?”

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