Scusi Lei è pro o anti?

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Mi ricordo una modesta storiella che racconta di un congresso di matematici dove il primo relatore, con una vistosa cravatta verde sosteneva dal palco che 2+2=5. La parte della platea dotata di cravatta verde annuì e si prodigò immediatamente in un applauso frenetico. Il secondo relatore, dotato di cravatta rossa,  sostenne al contrario che 2+2=3. Ebbe anche lui un grande applauso da tutti coloro che portavano una cravatta dello stesso colore. Il terzo relatore si presentò sul palco con una barba lunga e folta. Quando disse che, a suo parere,  2+2=4 un silenzio imbarazzato pervase tutto l’uditorio fino a quando uno dei matematici presenti, seduto sul fondo della sala, si alzò e chiese al relatore di spostare la barba così da mostrare alla platea il colore della cravatta.

Purtroppo oggi siamo messi così. Non mi piace cosa sta facendo il nuovo Governo pentaleghista in tema di immigrazione e cosa sembra prospettare in tema di lavoro. Non mi piace soprattutto l’idea che un’azione proposta, qualunque sia, prevalga sulla riflessione necessaria che la deve precedere, sulle conseguenze e sugli effetti collaterali che può provocare.

Sull’immigrazione l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità. Credo sia evidente a tutti. Per costringerla a farlo, però, non si possono usare le persone più deboli come scudi umani. Né fare di tutta un’ erba un fascio delle ONG che operano nel Mediterraneo. Soprattutto quando, e lo si vede in questi giorni, la faccia truce mostrata con l’Acquarius non è servita a fermare alcunché visto che gli sbarchi sono continuati e continuano in alcuni porti del nostro sud. E sono destinati a continuare.

Sarà pure un Governo anomalo ma che sia il Ministro degli Interni a dettare strategie, modalità e priorità al posto del Presidente del Consiglio non depone certamente a rafforzare l’immagine del nostro Paese sul piano internazionale. Se l’intenzione non è quella di uscire dall’Europa le partite aperte sono molte e non sarà certo il tono della voce a determinare gli equilibri da trovare su diverse materie. Leggi tutto “Scusi Lei è pro o anti?”

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Declinare crescendo?

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E’ indubbio che uno degli effetti collaterali della globalizzazione e delle crisi di assestamento collegate sta travolgendo equilibri e sistemi politici nazionali. L’Europa del sud si è trasformata in un grande cantiere politico dove dalla Grecia alla Spagna passando per la Francia e l’Italia si generano pulsioni autonomiste e divisive, nuovi soggetti politici, trasformazioni in itinere di movimenti che nascono con propositi bellicosi di rottura e, in tempi relativamente rapidi, vengono studiati, blanditi e assorbiti  dall’establishment economico e finanziario internazionale.

L’interdipendenza economica rende difficile dare alle parole e ai programmi urlati nelle campagne elettorali un seguito praticabile. Quindi si producono inevitabilmente percorsi di cambiamento instabili e fragili che creano disequilibri e contraddizioni difficili da gestire. E così mentre Emmanuel Macron sta cercando di internazionalizzare il suo successo interno prima che si dimostri la sua fragilità e Alexis Tsipras di consolidare sul piano politico i primi risultati dei sacrifici a cui si è dovuto piegare, Pedro Sanchez dovrà misurarsi con le spinte autonomiste catalane e con la leadership in crescita di Albert Rivera che con Ciudadanos rappresenta, di fatto, il primo partito spagnolo.

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In ricordo di un grande sindacalista: Pierre Carniti. Di Sandro Antoniazzi

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Carniti è stato un grande sindacalista, in una grande epoca storica del sindacato.
Ogni grande sindacalista ha propri caratteri e propri meriti che è bene ricordare.

Carniti era un atipico, un eterodosso, uno fuori da ogni schema. In un periodo di tempo fortemente ideologico e politicizzato, dove ognuno veniva classificato per la sua provenienza e appartenenza, Carniti era indefinibile. Era il cruccio dei comunisti che, considerandosi i veri interpreti della classe operaia di cui conoscevano l’ortodossia e tutte le possibili deviazioni da questa, non riuscivano a collocarlo; varie volte hanno tentato di definire la FIM di Carniti come pansindacalista, anarco-sindacalista o altri vocaboli del genere, senza cogliere il vero carattere di questo strano e originale sindacato.

La FIM di Milano e quelle altre vicine che poi formarono la nuova FIM nazionale rappresentavano un caso raro; costituivano un esempio rarissimo di “sinistra sindacale”. C’è tanta sinistra nel sindacato e tanti sindacati di sinistra nel mondo, ma si tratta praticamente sempre di una sinistra politica che opera nel sindacato. La sinistra sindacale è un’altra cosa: parte dai problemi dei lavoratori e con essi agisce e lotta per cambiare la loro condizione. Per trovare qualcosa del genere penso che occorra risalire alle origini del sindacato.

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Amazon non è Golia. E Davide non abita lì.

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C’erano tutti gli indizi, mancava solo la prova. Gli ispettori del lavoro hanno trovato uno sforamento significativo degli interinali utilizzati nella fase di start up del magazzino di Amazon.

Nella fase acuta dello scontro davanti al centro logistico di Castel San Giovanni questa non era nemmeno una tra le  richieste principali dei sindacati. Ne aveva sommessamente parlato, in quei giorni, solo Michele Tiraboschi attento lettore del contratto nazionale del Terziario suscitando un dibattito sul metodo di calcolo utilizzato.

Per i numerosi sindacati presenti sul piazzale i temi erano altri. La ragione è semplice. Il contratto nazionale fotografa e norma il minimo indispensabile sul piano organizzativo mediando tra problematiche differenti sia per classi dimensionali che per tipologia di necessità delle diverse aziende che lo applicano.

Caricare i prodotti sui lineari di un piccolo supermercato o di un ipermercato non è la stessa cosa. Sia in termini di tempo che di addetti. Lo stesso vale per consentire l’avvio di un centro commerciale fatto di decine di negozi in mezzo ad attività di rifinitura degli ambienti, consegna dei prodotti e selezione o addestramento del personale. Una fase che dura settimane. A volte mesi. Leggi tutto “Amazon non è Golia. E Davide non abita lì.”

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Distanze e avvicinamenti..

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Personalmente credo che il 4 marzo abbia innescato un processo di cambiamento di cui stentiamo ancora a conoscerne e valutarne le conseguenze. Presi a pesare le prime mosse e a partecipare al derby intruppati nelle rispettive tifoserie rischiamo di non cogliere alcuni segnali importanti.

Innanzitutto tra i vincitori dove la Lega salviniana ha preso decisamente il sopravvento sul Governo imponendo, pur nel rispetto del contratto di Governo sottoscritto con i 5S, le sue priorità. Una Lega sempre più integrata e in relazione con i differenti movimenti populisti europei. L’obiettivo è chiaro. Inglobare un centro destra italiano  in smobilitazione, tenere sulla corda l’Europa e mantenere comunque una distanza dall’alleato pentastellato  tale da potersela giocare al momento opportuno.

La Lega sa benissimo di non aver nulla da spartire con i 5S né territorialmente né programmaticamente. E sa che la sua crescita al Sud è essenzialmente di protesta e quindi con dei limiti precisi.  L’idea alla base del “contratto di Governo” è che, questa fase, possa consentire di ricostruire un bipolarismo nuovo, diverso da quello tradizionale interpretato dai partiti e dalle culture del 900 lasciando le briciole ai sogni centristi. I 5S, al contrario, sono in una fase di mutazione genetica. Per questo sembrano inconsistenti e più deboli programmaticamente di fronte all’alleato leghista.

Messi nel cassetto, almeno in questa fase, i sogni di Beppe Grillo, spedito in vacanza Alessandro Di Battista e Roberto Fico alla Presidenza della Camera, Luigi Di Maio è all’opera per ricostruire, insieme a Davide Casaleggio, una nuova identità al movimento. Dichiarazioni, proposte, nuovi posizionamenti  ed errori di percorso segnalano questo bradisismo politico in corso. Leggi tutto “Distanze e avvicinamenti..”

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Il CFMT partecipa all’Osservatorio delle Competenze Digitali.

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L’opportunità di partecipare a progetti veramente innovativi, di accrescere le competenze distintive del CFMT (centro di formazione management del terziario) per poterle mettere a disposizione delle imprese e dei dirigenti aziendali ci spingono ad accettare sempre sfide nuove.

A questo aggiungiamo la soddisfazione  di condividere questo progetto perché ci consente una collaborazione con Confindustria e Confcommercio e con le loro Federazioni di categoria. Una soddisfazione in più perché, insieme,  alziamo lo sguardo verso il futuro delle nostre imprese e dei mondi associativi che le rappresentano.

Quest’anno come CFMT entriamo a pieno titolo nell’Osservatorio delle Competenze Digitali 2018 ( http://bit.ly/2kLXDSe ) grazie al contributo del nostro Direttore TLab Enzo Rullani e di Andrea Granelli socio fondatore di Kanso e nostro brand Ambassador. Insieme a loro abbiamo approfondito i temi legati alla E-Leadership. Partendo da una necessaria definizione operativa i temi da noi trattati hanno riguardato le potenzialità della digitalizzazione, le e-skill oggi richieste e la trasformazione dei ruoli manageriali.

Dal mese di luglio partirà un percorso (  http://bit.ly/2Jciv3T  ), sempre proposto dal CFMT, di nove giornate in diverse città con l’obiettivo di far crescere una nuova consapevolezza digitale. Questi incontri saranno tenuti da Stefano Epifani, Presidente del Digital Transformation Institute e dallo stesso Andrea Granelli. A  questi incontri parteciperanno importanti testimonial aziendali. Leggi tutto “Il CFMT partecipa all’Osservatorio delle Competenze Digitali.”

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Il nuovo che avanza…

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Pensioni, reddito di cittadinanza, precarietà e crisi aziendali. Il nuovo Governo entra in campo sul lavoro non già come arbitro per mediare tra posizioni altrui ma come protagonista. Probabilmente ascolterà i sindacati che saranno costretti ad aggiornare velocemente le loro rivendicazioni così come le organizzazioni di rappresentanza che, in ordine sparso, cercheranno di non vedersi esautorati delle loro materie specifiche e di non vedersi addebitati un costo insostenibile. Ma questo non basta.

I problemi  legati al lavoro rischiano di non essere più in carico alle parti sociali. Almeno fino a quando non finirà la fase della propaganda e della mediatizzazione legata alla coerenza o meno al “contratto di governo”. Le macchine organizzative dei corpi sociali sono decisamente ingolfate strette da una diffidenza reciproca derivata dalla concorrenza tra di loro accentuatasi sulla fine del 900 e dal desiderio di smarcarsi in solitaria dall’accusa di non essere in grado di “capire il nuovo e guidare il cambiamento”.

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Relazioni sindacali. Ogni stagione può dare frutti diversi.

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Sono segnali deboli che però annunciano un cambiamento di clima. Il punto di svolta è stato certamente  il contratto nazionale dei metalmeccanici a cui sono ne sono seguiti altri altrettanto inequivocabili.

La fase delle grandi ristrutturazioni che aveva messo la sordina alle politiche di sviluppo e di coinvolgimento del personale è alle spalle. Non che sia terminata perché, purtroppo, non è così ma perché l’intero sistema delle relazioni tra impresa e lavoro sta cambiando segno cercando di lasciare dietro di sé le logiche legate esclusivamente ai rapporti di forza, alle conseguenti difficoltà organizzative del sindacato e alle convenienze a breve delle imprese.

Il documento “Impegno” di Federmeccanica ne rappresenta l’esempio forse più completo così come i tentativi a livello confederale, sia sindacale che imprenditoriale, di dare al sistema qualche tratto più collaborativo  e innovativo.

Nel terziario, ad esempio,  vanno sottolineati il recente CCNL per i lavoratori dei Pubblici Esercizi, della Ristorazione (collettiva e commerciale) e di altri settori del Turismo sottoscritto da Fipe-Confcommercio, Angem, Associazioni Cooperative. siglato dopo oltre 4 anni e mezzo dalla scadenza, l’accordo aziendale all’outlet di Serravalle, quello recente di Amazon piuttosto che quello di Esselunga sulla rotazione delle domeniche così come l’intenzione di Deliveroo di proporre, a livello internazionale,  forme di assicurazione che rispondono alle esigenze dei propri bikers. Leggi tutto “Relazioni sindacali. Ogni stagione può dare frutti diversi.”

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Può esistere uno sciopero 4.0?

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La vicenda di Deliveroo e della sua proposta unilaterale di assicurare i riders a livello continentale ha fatto scattare una discussione interessante sulla possibilità o meno di “piegare” le resistenze di un’azienda con forme di pressione apparentemente fuori dal comune.

Messaggi che spingono a astenersi dagli acquisti  in un dato giorno o all’interno di una protesta comune tra consumatori e prestatori di lavoro non sono nuovi. Hanno un discreto effetto mediatico perché rappresentano una novità ma restano del tutto inefficaci sul piano pratico. Basti pensare alla inutilità degli appelli contro gli acquisti negli outlet durante le festività.

Credo però che la discussione dovrebbe essere concentrata su di un punto importante. Avrà ancora senso parlare di sciopero in epoca 4.0? Personalmente credo di no. La società 4.0, se così possiamo chiamarla, avrà due caratteristiche importanti.

Innanzitutto si affermeranno concentrazioni economiche sempre più significative favorite dalla loro capacità di muoversi sui mercati globali e dalla tecnologia. In secondo luogo il lavoro tenderà a spostarsi sempre più da luoghi fisici per prendere strade sempre più difficili da normare. Leggi tutto “Può esistere uno sciopero 4.0?”

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Il difficile mestiere della rappresentanza.

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Fa bene Dario di Vico ad interrogarsi sulla scelta di Luxottica di lasciare le associazioni territoriali di Confindustria ( http://bit.ly/2IgmMP2 ). Per chi crede, come me, nel ruolo decisivo delle organizzazioni di rappresentanza nelle dinamiche democratiche del nostro Paese, è certamente un campanello di allarme.

Forse, per comprenderne la ratio, dobbiamo partire dalle ragioni che spingono un’impresa, grande o piccola, ad avvicinarsi oggi al modo associativo.  Indubbiamente Il più importante strumento riconosciuto che una associazione datoriale mette a disposizione delle imprese, associate o meno,  è il Contratto Nazionale di Lavoro. In alcuni comparti economici come ad esempio nel terziario è, di fatto,  l’unico elemento regolatorio a cui le aziende possono riferirsi essendo praticamente inesistenti altri livelli negoziali. È uno dei pochi contratti di natura confederale cioè gestito direttamente da Confcommercio-imprese per l’Italia.

La stragrande maggioranza dei contratti è, al contrario,  sottoscritto da federazioni datoriali di categoria (chimici, metalmeccanici, ecc.). Quindi, nel caso del comparto industriale, non da Confindustria. Pur riconoscendosi in una Confederazione il peso e l’autonomia di chi firma contratti nazionali è indubbiamente rilevante in rapporto alla Confederazione alla quale aderisce.

Tutto questo era meno evidente quando ciascun livello di rappresentanza garantiva agli associati risultati concreti sia di carattere generale che particolare. Oppure servizi specifici altrimenti indisponibili sul mercato. La concertazione sia centrale che periferica, le attività di lobby, gli indirizzi di politica economica tenevano conto del peso e del ruolo delle Confederazioni datoriali particolarmente di Confindustria che, in quel modo, esercitava un ruolo quasi in nome e per conto di tutto il fronte datoriale. Leggi tutto “Il difficile mestiere della rappresentanza.”

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