Cercare, mantenere e ritrovare un lavoro è un lavoro…

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Oggi si perde il lavoro per molte ragioni. Principalmente per ristrutturazioni, riorganizzazioni o chiusure di attività dovute a crisi, acquisizioni, scelte imprenditoriali o manageriali sbagliate. Purtroppo la ragione è del tutto secondaria.

Quando nel 1989 Auchan entra in Italia chi avrebbe potuto pensare che trent’anni dopo se ne sarebbe andata così? Oggi è facile dirlo. È la somma degli errori che ha accompagnato la sua permanenza. Ma sono stati errori non percepiti con sufficiente lucidità all’interno. Allora, e per molti anni,  entrare in Auchan, condividerne i progetti, investire le proprie competenze e capacità era una sfida assolutamente da accettare.

Una delle novità del nostro tempo è che la vita delle aziende è spesso più breve di quella dei lavoratori che vi iniziano il loro percorso professionale. Si entra e si esce, a tutti i livelli, spesso senza essere preparati a farlo. Oggi si scrive molto sulla difficoltà all’entrata.

La sensibilità dei media è concentrata su un tema che rischia però  di essere fuorviante: il lavoro ci sarebbe anche ma i titoli o le competenze richieste non sono allineati  con quelli richiesti dalle imprese. Quindi si crea un mismatch. Forse non molti  sanno che è un termine che deriva dal basket e che sta ad indicare quando un atleta che attacca si trova fronteggiato da un avversario in condizioni di inferiorità. Leggi tutto “Cercare, mantenere e ritrovare un lavoro è un lavoro…”

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Grande distribuzione. Il futuro è anche dietro di noi…

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Patrizia Pedergnana è una giovane imprenditrice della val di Pejo con idee ben chiare su ambiente e sostenibilità. La si incontra spesso nei mercatini che, in tutta la Val di Sole, in estate, accolgono i turisti e i residenti con i loro prodotti locali. Ortaggi e frutta della sua azienda agricola ma anche formaggi, salumi sempre nel rispetto della provenienza. 

L’idea del supermercato senza packaging, sacchetti di plastica, dai prodotti sfusi e reperiti in Trentino, vicino al punto vendita, non poteva che venire da una persona come lei e trovare orecchie attente dal Comune di Ossana, da anni impegnato, sulla scia delle teorie introdotte da Mathis Wackernagel e William Rees  nel loro libro, pubblicato nel 1996 (Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth), sul tema dell’impronta ecologica.

Da qui la scelta del Comune di assegnare un piccolo immobile a basso impatto. Niente confezioni di plastica, obbligo di vendere prodotti sfusi e provenienti dalla zona. Per questo motivo il bando sotto questo punto di vista, prevedeva percentuali alla vendita per prodotto e per provenienza estremamente precise.

Mentre risalivo la valle alla ricerca della piccola frazione di Fucine nel comune di Ossana riflettevo sul mondo della Grande Distribuzione e della scelta che alcune imprese stanno facendo sulle confezioni di plastica da ridurre o addirittura eliminare. E la fatica che fanno. Leggi tutto “Grande distribuzione. Il futuro è anche dietro di noi…”

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Battersi contro le discriminazioni sul lavoro. Un impegno fondamentale.

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Dario Di Vico affronta oggi due temi importanti: le molestie sul luogo di lavoro e le permanenti discriminazioni salariali e di carriera ai danni delle donne (http://bit.ly/2YhdYDI). C’è un aspetto simbolico che è giusto sottolineare. È indubbio che il movimento #MEETOO è servito per aprire uno squarcio altrimenti impossibile nei luoghi di lavoro. Molto più che nel mondo dello spettacolo.

Chiunque si è occupato di gestione delle risorse umane in azienda sa quanto questo tema ha attraversato, restando quasi sempre sotto traccia, la vita personale e professionale di molte donne sul posto di lavoro. Il tema non è per nulla risolto. La possibilità di uscire a testa alta dalla trappola imposta dalla paura di scontrarsi con le regole non scritte di una gerarchia maschilista e quindi  di potere assoluto però oggi si è indubbiamente modificata. Si può e si deve reagire.

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Il rischio dell’autoreferenzialità delle parti sociali…

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Dopo l’incontro con il Ministro Salvini non si sono lette autocritiche sulla strumentalità della convocazione al Viminale delle 43 associazioni. L’unico che ha sollevato dubbi, a nome del sindacalismo confederale è stato Maurizio Landini.

Quasi tutti gli altri partecipanti si sono trincerati dietro l’impossibilità di rifiutare un invito istituzionale. Alcuni addirittura si sono limitati   a gonfiarsi il petto per come hanno riempito di contenuti i tre inutili minuti a loro assegnati. Comprensibile per le piccole associazioni che non hanno altro modo per marcare la loro presenza sociale, meno per coloro che dovrebbero avere più a cuore le soluzioni nell’interesse del Paese che segnare il campo con le loro dichiarazioni e la loro presenza.

Giustamente Dario Di Vico si interroga sull’interesse che la rappresentanza  più significativa dovrebbe avere nel convergere almeno sulla richiesta di riduzione del cuneo fiscale ( http://bit.ly/2SlYNDW ). Trovare almeno un minimo comun denominatore dovrebbe essere il punto di partenza. Temo non sarà così.

Non tanto perché la richiesta non sia sostanzialmente condivisa da tutti i soggetti in campo quanto perché la loro autoreferenzialità li costringe a marcare in continuazione il territorio, a sottolineare l’importanza del loro ruolo sociale, a presentarsi esclusivamente ai propri associati come interlocutori privilegiati dalla politica. Soprattutto da quella che, a loro giudizio, è stata scelta proprio dalle loro rispettive basi. Leggi tutto “Il rischio dell’autoreferenzialità delle parti sociali…”

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La metamorfosi di Salvini e il segnale corrispondente di parte dei corpi intermedi

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Quando un boxeur non ce la fa più abbraccia l’avversario sul ring. Non è un gesto di pace ma di disperazione. Evita così di subire altri colpi. Di solito poco dopo tracolla al tappeto. Il giorno dopo l’incontro al Viminale tra Matteo Salvini e i corpi Intermedi la sensazione è la stessa. Con alcune eccezioni.

Confindustria si è tenuta lontana da giudizi postumi superficiali. La CGIL, da parte sua, già il giorno precedente aveva distinto il metodo dal merito. Maurizio  Landini subito dopo l’incontro ha dichiarato: “Ho detto a Salvini che noi vogliamo un solo tavolo. Il governo è uno o più di uno?”. La sensazione che la maggioranza dei presenti, soprattutto di parte datoriale, sia arrivata alla frutta è evidente.

Prendersela con i piccoli partecipanti non serve. Per chi rappresenta poco più di se stesso quell’incontro è una ragion d’essere. E’ vendibile come un successo a prescindere al proprio interno, serve per gonfiare il petto con i propri seguaci. Poi c’è chi, rompe la sobrietà necessaria come il leader di Confcommercio che, fiutando l’aria, il giorno dopo, esalta il metodo di confronto.

La tecnica è sempre quella. Dare un colpo al cerchio e uno alla botte. L’aria di crisi tra i due leader di Governo spinge all’opportunismo i soggetti più fragili. Tentare di inserirsi nelle contraddizioni è la tecnica per mettere un po’ di fieno in cascina in vista del probabile precipitare della situazione. Non ci sono rivendicazioni particolari salvo di ribadire ciò che Matteo Salvini ha già espresso,  più volte sull’aumento dell’IVA e sulle cose da fare. Leggi tutto “La metamorfosi di Salvini e il segnale corrispondente di parte dei corpi intermedi”

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Le inutili processioni della rappresentanza…

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Da un lato la responsabilità di chi le convoca. 43 associazioni che a vario titolo si contendono la rappresentanza sociale ed economica del Paese nel loro segmento di attività sono una manna assoluta per chi vuole decidere di testa propria. Non sono tutte sullo stesso piano, ovviamente, però basta fingere di tenercele per neutralizzarle rendendo afono qualsiasi confronto. Annacquandolo quanto basta.

Convocarle tutte insieme rappresenta già una scelta precisa. Farlo, scavalcando il Governo è, nelle intenzione degli organizzatori, uno spot che deve spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle cose da fare in vista della prossima scadenze. O meglio sulle cose che il partito di Salvini vorrebbe apprestarsi a dire (più che a fare). E quanto, delle richieste delle 43 associazioni, è disposto a condividere. Almeno a parole.

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Il tema del futuro del lavoro non deve alimentare lo scontro politico

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Mentre a Susegana le parti sociali costruiscono in silenzio  il lavoro che verrà (http://bit.ly/2LSjgPx) come ci racconta Dario Di Vico sul corriere, la politica sembra scegliere come terreno di scontro proprio il lavoro che c’è, oggi. O che manca. E le organizzazioni di  rappresentanza, anziché reagire unitariamente all’invasione di campo, sembrano abbozzare.  

Innanzitutto la querelle sul salario minimo. Le proteste sono di circostanza. Confcommercio è partita in ritardo attestandosi su di una protesta generica mentre Confindustria sembra rassegnata a guardare dentro la proposta dei 5s. I sindacati confederali preferiscono girare alla larga. È una situazione kafkiana. Tutti sembrano essere contrari a parole ma nessuno fa un vero passo in avanti deciso per dare senso e gambe alla protesta. 

C’è la solita attesa che la proposta di una parte del Governo venga annacquata e resa compatibile con il modello attuale dall’altra componente dello stesso Governo.

Il responsabile del MISE e il Presidente dell’INPS presentano una proposta estemporanea sulla previdenza complementare che, sulla carta, porterebbe alla crisi della previdenza contrattuale. Nessuno reagisce. Viene ritenuta poco più di una boutade destinata a finire presto nel dimenticatoio.

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La superficialità è purtroppo una scala con un solo gradino…

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Amico, vigila sui tuoi pensieri perché i pensieri diventano parole vigila sulle tue parole perché le parole diventano azioni vigila sulle tue azioni perché le tue azioni diventano il tuo comportamento il tuo stile, la tua persona.

Enzo Bianchi

Amazon è un’azienda che fa discutere. La sua dimensione  economica, il suo modello organizzativo, la sua capacità di interpretare i limiti creati per un mercato in profondo cambiamento la pongono costantemente sotto i riflettori.

Grandi tematiche  di prospettiva agitano il dibattito. Dall’inquinamento che rischia di prodursi nelle grandi città, alla qualità del lavoro. Dalla possibilità di lavorare h24x7 mentre per altre categorie si stanno discutendo regole sul lavoro domenicale e festivo e, ultimo ma non ultimo, l’uso del tanto vituperato algoritmo. Infine da come queste piattaforme controllano i loro fornitori per evitare forme di concorrenza sleale. Tematiche sulle quali la stessa Amazon si sta interrogando in prima persona.

C’è però il positivo che offre una realtà così complessa che non va sottaciuto. L’opportunità che si apre per le piccole e medie imprese italiane e non solo di affrontare mercati fino ad oggi sconosciuti o impossibili da raggiungere. Un modello di business che sta mettendo in crisi le grandi superfici commerciali ma che rappresenta un’opportunità nuova per altri. Tematiche queste che dovranno essere affrontate  e che presuppongono un lavoro serio e partecipato. Soprattutto delle organizzazioni di  rappresentanza.

Amazon, in Italia  ha scelto Confcommercio e Conftrasporto. Nei diversi incontri, avuti in passato, si è mostrata disponibile sia a comprendere le preoccupazioni relative al controllo sulla gestione delle loro offerte che a sviluppare idee e proposte.

Ha deciso di applicare per i suoi collaboratori  il contratto nazionale di Confcommercio. Unico caso nella logistica dove vigono ben altre situazioni di tensione poco conosciute ma molto più gravi. Un’azienda che non si lascia dettare l’agenda delle sue priorità da nessuno che però è disponibile ad ascoltare e interagire, anche attraverso la rappresentanza, sulle preoccupazioni e sulle aspettative del mondo del lavoro e delle dinamiche concorrenziali.

Un’azienda importante. Per questo mi ha stupito il materiale che mi è stato girato dagli amici della Confcommercio. Inizialmente ho pensato ad una fake news. Non è possibile che un vicepresidente confederale parli con una superficialità da bar sport. Ho controllato. Purtroppo è vero.

Un post su Facebook di un vice Presidente confederale in cui si manifestano  pregiudizi a prescindere su un’azienda associata. Guarda caso, proprio Amazon. Non già un presunto semplice disservizio subito su cui poter esprimere una normalissima critica. Sinceramente non ci volevo credere.  I passaggi, però, sono chiarissimi.  Non servirebbero neanche sottolineature e commenti.

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Confcommercio. Male non fare, paura non avere…

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Chi non ha il coraggio di dire ciò che pensa, finisce col non pensare se non quello che avrà il coraggio di dire.  A. Loria

Dal tono e dalle numerose telefonate e mail di incoraggiamento che ricevo quotidianamente ho capito di aver centrato il problema. Sia quelli che mi chiedono di continuare sia quelli che trovano inusuale la mia modalità di sollevare i temi proposti sul modello del “samizdat”, in uso nell’Unione Sovietica negli anni 60, convengono su un punto preciso: l’era Sangalli è comunque al tramonto.

A loro volta poi si dividono in tre categorie. Nella prima cerchia troviamo i pasradan. Quelli che mi fanno arrivare accuse di ingratitudine, di esternare in nome e per conto terzi e di personalizzare lo scontro. Difficile scalfirmi con queste argomentazioni. Devo ammettere, però, che la mia personalizzazione è evidente. Prendermela con i muri non è mai stato tra i miei obiettivi.

Nel caso dell’anziano Presidente, però, non c’è  accanimento. Ritengo che sostenere  che sia arrivato il tempo, per lui, di farsi da parte  è democrazia. E lui, per primo, dovrebbe capirlo.

Nel caso di altri “accanimenti”  la vox populi è molto più tranciante del sottoscritto. I riferimenti alla nomina del cavallo di Caligola a console si sprecano. Personalmente ho  trovato solo un’analogia con il nome di quel famoso cavallo: “Incitatus”. Credo calzi a pennello.

Intorno ai pasradan, nella prima cerchia, ci sono tutti coloro che hanno qualcosa da perdere. Un’amicizia che non vogliono mettere in discussione, un interesse locale, una poltrona, una speranza di ottenerla. Ė la palude tipica di tutte le organizzazioni di rappresentanza. I pasradan picchiano duro. Sui sentimenti, sui favori fatti e sulle poltrone.

Tutti coloro che hanno sollevato problemi sono stati rimossi, emarginati, colpiti con inutile cattiveria. Solo per dare l’esempio. “Colpiscine uno per educarne cento” funziona sempre. Qui ci si può trovare chi ha chiesto spiegazioni su come procedeva la vicenda delle molestie denunciate, chi della effettiva necessità o meno del nuovo Statuto, chi anche per vecchie antipatie personali. Chi vince, come sempre, non fa prigionieri. Leggi tutto “Confcommercio. Male non fare, paura non avere…”

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Le organizzazioni di rappresentanza sono contendibili?

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«E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai propri figli: Io ho fatto tutto quello che ho potuto”» V. Bukovskij

 

Nelle aziende parlano soprattutto i risultati economici. In politica i risultati elettorali. I manager aziendali e i gruppi dirigenti dei partiti cambiano e si rinnovano così. A decidere sono i consigli di amministrazione e gli elettori. Nelle due esperienze “miste” di partito azienda, Forza Italia e, di fatto i 5S, se consideriamo come tale anche la Casaleggio  Associati, i risultati elettorali non sono sufficienti. Serve anche un feeling speciale con il capo azienda.

 Di questo mondo ormai conosciamo  quasi ogni aspetto. Chi decide, da dove arrivano le risorse economiche, i meccanismi di potere e le dinamiche collegate alla, supposta o reale, democrazia interna.

Le primarie, pur non essendo strutturate e condivise da tutti i partiti, hanno rappresentato un ulteriore passo in avanti nella selezione stessa dei gruppi dirigenti di vertice. Ci sono, ovviamente, altre cose che non funzionano ma, il momento elettorale, premia o punisce, e quindi produce conseguenze sugli stessi gruppi dirigenti.

Nelle organizzazioni di rappresentanza non è così. Non c’è nessun legame tra risultati e leadership. Queste ultime, in alcuni casi, si susseguono a scadenze date, in altri perpetuano sé stesse ad libitum. In alcuni di questi casi si burocratizzano al punto da non essere più né contendibili né scalabili. Si trasformano quindi in una sorta di emirati ereditabili esclusivamente per affinità personali grazie alla fedeltà al leader in carica, alle sue convinzioni  e ai suoi ritmi. Non certo ponendosi l’obiettivo di immaginare  il futuro. Né provando ad essere centri di elaborazione di idee e proposte da mettere a disposizione del Paese. Leggi tutto “Le organizzazioni di rappresentanza sono contendibili?”

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