Grande Distribuzione. È ora di ridisegnare il futuro, il ruolo politico e la strategia del comparto

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A parte il CEO di Conad Francesco Pugliese che ha cercato di inserire nel confronto  legato al NGEU anche un tassello importante del futuro della GDO italiana (https://bit.ly/37lZ2rw), il resto delle imprese del comparto e le rispettive associazioni sembrano poco interessate  ad entrare in partita. 

Il Governo Draghi ha un compito importante: disegnare e proporre un modello di futuro economico e sociale per il nostro Paese in un quadro europeo. Esserci o non esserci non è la stessa cosa. Nel comparto della grande distribuzione si è poco abituati a misurarsi ad armi pari con la Politica. A parte Coop e Conad che hanno una identità  riconosciuta, le multinazionali tendono a mantenere un profilo basso per evitare frizioni mentre le insegne minori si confrontano generalmente a livello locale e/o regionale con istituzioni e partiti. Più a loro agio   quando cercavano di crescere e dovevano superare difficoltà e vincoli locali a colpi di assunzioni e oneri di urbanizzazione meno da quando ridimensionamenti e chiusure impattano sui singoli territori.

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I rider senza soluzioni costretti tra interessi contrapposti…

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Da una parte chi ha in testa esclusivamente il proprio business. Dall’altra chi pensa che le tutele degli addetti siano una priorità assoluta. In mezzo ci sono loro: i cosiddetti ciclofattorini o, per rendere meno banale la loro job description, i rider. Quelli che, spesso stranieri, bussano alla nostra porta con nella borsa i nostri ordini al ristorante o alla pizzeria.

Lo scontro tra i due partiti è senza esclusione di colpi. Il primo schieramento pressato dalla necessità di fare qualche passo ha negoziato un contratto nazionale provocatorio pur assolutamente legittimo con l’UGL facendo imbufalire sia il sindacato confederale che tutto quel mondo variopinto e spesso inconcludente che, pur senza alcun titolo, segue la vicenda.

All’opposto chi pretenderebbe la semplice applicazione del CCNL della logistica che vincolerebbe, una volta per tutte, questa figura come lavoratore dipendente. In mezzo vari esperimenti locali e promesse generiche di future applicazioni di contratti probabilmente molto diversi da quello in essere o auspicato.

Per i primi è una semplice questione di costi e di flessibilità. Per i secondi di diritti e di tutele. Un dialogo tra sordi. Il lockdown fortunatamente sta spingendo le parti forse verso soluzioni praticabili. Il contratto firmato dalla sola UGL ha svolto il suo compito di rompighiaccio ma non può essere l’approdo finale. Di questo le aziende se ne devono convincere. Pur legittimo sul piano formale resta divisivo. All’opposto quello della logistica, mai condiviso dalle imprese del settore, resta un obiettivo impraticabile. Leggi tutto “I rider senza soluzioni costretti tra interessi contrapposti…”

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Contratto metalmeccanici. Si conferma la volontà di condividere una strategia comune

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Doveva finire così. Ed è finita bene.  Lo sciopero di categoria, la ripresa del confronto, la lunga volata finale, le notti insonni. Un rito che nei metalmeccanici mantiene una sua caratura  particolare. Roba per negoziatori veri e fino all’ultimo secondo perché il contratto deve essere conquistato, argomento per argomento, parola per parola.

Un negoziato anomalo,  diverso da tutti gli altri, catapultato in piena pandemia, con alla base una piattaforma sindacale in parte superata dal contesto e condotta attraverso numerose videoconferenze e poche plenarie tradizionali. Una sorta di “remote negotiation” quasi a voler rappresentare plasticamente un aspetto della nuova fase del lavoro. 

Forma e percorso anomalo non hanno però impedito di riaffermare la sostanza innovativa che conferma anche in questo negoziato la centralità e l’importanza del lavoro.  Un buon contratto si distingue sempre dall’elemento che lo caratterizza e che ne determina la sua ragion d’essere, la sua particolarità, la sua necessità. Soprattutto se e quando riafferma una strategia e persegue una convinzione condivisa.

La costruzione della stessa piattaforma di categoria aveva risentito dei ritardi e delle contraddizioni  della fase precedente e per questo avrebbe potuto pesare negativamente sul percorso producendo contrapposizioni strumentali. Così non è stato. Nessuno ha giocato a dividere né nessuno ha mai pensato di rompere pur avendo sul tavolo il tema della contrattazione aziendale che non è decollata a sufficienza, come era negli auspici del sindacati così come lo stesso  diritto soggettivo alla formazione. Federmeccanica è riuscita ad inserire questi elementi in un percorso da realizzare comunque ma che necessitano inevitabilmente di tempi di maturazione più lunghi della durata di un contratto nazionale. 
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Al via il confronto sul rinnovo del CCNL del terziario tra Confcommercio e i sindacati di categoria

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La video conferenza che ha segnato l’avvio del rinnovo del CCNL del terziario che vede protagonisti Confcommercio insieme a Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil è un segnale importante.

Scaduto nel 2019, quindi prima dell’esplosione della pandemia, l’intenzione di affrontarlo ha galleggiato per mesi stretto tra la volontà della responsabile della commissione lavoro della Confederazione,  Donatella Prampolini (titolare di una piccola azienda della GDO e vice presidente confederale) di procedere al confronto e il timore di Lino Stoppani, (vicepresidente vicario di Confcommercio e presidente di FIPE, la Federazione dei Pubblici Esercizi) di innescare una stagione di rinnovi che avrebbero coinvolto anche la sua realtà alle prese con i lockdown successivi e una crisi senza precedenti.

Il cosiddetto terziario di mercato è un perimetro i cui confini contrattuali sono pressoché infiniti grazie all’abilità di Confcommercio e dei suoi interlocutori sindacali di costruire uno strumento flessibile, adatto ad una realtà che nei decenni è cresciuta molto pur in modo disordinato, dai costi contenuti e competitivi rispetto a quelli proposti da altri contratti firmati in altri settori.

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Carrefour/Couche-Tard. Perché il negoziato si è arenato. E perché deve riaprirsi

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L’acquisizione di Carrefour da parte di Couche-Tard per il momento è congelata. Non certo chiusa. Le due società hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dove non si dichiara, come era prevedibile, la conclusione dei colloqui ma si annunciano una serie di partnership operative. Un modo come un altro per guadagnare tempo.

Una cosa è chiara. Tutti sapevano benissimo, fin da subito, che acquisire il più importante datore di lavoro di Francia che presidia il 20% del mercato della distribuzione alimentare e ad un anno dalle elezioni presidenziali non sarebbe stata una passeggiata. Un’operazione facile da strumentalizzare che sarebbe stata vissuta negativamente dai francesi nonostante la congruità dell’offerta canadese.

Ma cosa è successo in realtà?

Scorrendo le notizie sui media francesi e confrontandole con quello che propongono i blogger con i quali ci scambiamo  spesso informazioni  sul comparto, tutto sembra essere iniziato prima dello scorso novembre.  Il gruppo del Quebèc dopo aver spedito emissari in visita nei PDV su tutto il territorio francese ha individuato una presenza eccessiva di grandi insegne  nella GDO. A parte Leclerc, Intermarché e Système U che hanno risultati soddisfacenti  l’attenzione si è concentrata sulle tre insegne in maggiori difficoltà: Carrefour, Auchan, Casino. I primi due alle prese con importanti piani di ristrutturazione, la terza per i suoi debiti. Carrefour è stata la scelta naturale anche perché i suoi due principali azionisti è da tempo che vorrebbero cedere le loro quote.

Un contatto verso fine anno con il CEO Alexandre Bompard e una lettera formale di interesse hanno dato il via all’operazione. Pochi giorni dopo  Alain Bouchard, Presidente e AD di Couche-Tard ha incontrato il management di Carrefour.

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Carrefour/Couche-Tard. La strategia di un’impresa tra sfide globali e interessi locali

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Poco dopo l’annuncio dell’offerta di acquisto per Carrefour da parte del gruppo canadese Couche-Tard per un valore stimato in 16 miliardi di euro il ministro dell’economia francese ha sentenziato”Non sono favorevole a questa operazione” provocando un pesante scivolone in borsa che ha danneggiato l’azienda.

In Francia il famoso antico proverbio che in Italia suona “Moglie e buoi dei paesi tuoi” si declina in: “Prend ta femme dans ton village et les boeufs dans le voisinage” quindi, sulla carta,  poco spazio agli intrusi o agli spasimanti anche se provenienti dai territori francofoni del Quebèc. Questi ultimi lo avranno certamente messo in conto. Da loro, lo stesso proverbio è leggermente diverso nella forma. Non nel significato: “Marie-toi devant ta porte avec quelqu’un de ta sorte” (sposati davanti alla tua porta con qualcuno della tua specie).

Nonostante l’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada firmato nel 2016 la partita sembra veramente complessa. Quando si tratta di comprare aziende in Francia mogli e buoi (e proprietà delle imprese) devono essere in  casa. Avere la stessa lingua non è una caratteristica sufficiente per i francesi.

Non credo che i principali azionisti di Carrefour siano dello stesso parere pur non sottovalutando che stiamo parlando del maggiore datore di lavoro del Paese e dei complessi interessi dell’intera filiera agroalimentare nazionale.

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Cortilia la food-tech company italiana si tinge di Rosso…

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L’entrata di Renzo Rosso in Cortilia attraverso la Red Circle Investiments è una notizia importante. È un segnale di discontinuità. La food-tech company fondata nel 2012 da Marco Porcaro potrà continuare la sua crescita anche grazie ai 34 milioni di investimento decisi dai soci preesistenti (oltre al fondatore, i fondi Indaco Ventures, il fondo Five Seasons Ventures, il fondo Primomiglio e P101 SGR) insieme alla new entry.

Cortilia è presente in Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna e ha però un grande potenziale di crescita. Per ora ancora sulla carta. Nel 2020 ha avuto, grazie anche al lockdown, un balzo importante del proprio fatturato da dodici a trentaquattro milioni di euro. 

Marco Porcaro, il suo CEO, ha dichiarato al Sole 24 ore «Nelle prime settimane dell’emergenza sanitaria ci siamo trovati a gestire un picco di domanda cinque volte superiore alla nostra capacità logistica». Ha inoltre spiegato che la loro crescita è legata non solo al particolare contesto ma anche ad un’offerta particolare attenta alla qualità, all’artigianalità, alla filiera corta e alla sostenibilità dei prodotti proposti per la quale una fascia di consumatori è certamente disposta a spendere di più pur di avere una spesa di qualità.

Questa operazione però mi suggerisce alcune riflessioni.

L’ingresso nel CDA del, fondatore del marchio Diesel e presidente del gruppo di moda OTB, è un’entrata che fa rumore. Renzo Rosso ha dichiarato: “L’anno appena passato ha ricordato l’importanza della salute e del benessere, e come la tecnologia possa cambiare la nostra vita, nel caso di Cortilia, ad esempio, connettendo la filiera contadino-consumatore in maniera digitale. Questa partecipazione è la naturale evoluzione del nostro interesse e impegno in questo settore: Cortilia sposa il concetto di cibo di qualità sostenibile con l’innovazione digitale, due pilastri della mia visione del futuro…. In Cortilia conto di portare il mio know-how in diversi settori e attività, e una visione sempre nuova e inaspettata di vedere le cose”. Una visione del futuro certamente chiara. Leggi tutto “Cortilia la food-tech company italiana si tinge di Rosso…”

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Le forze sociali preferiscono marciare divise. Strategia o destino?

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Dario di Vico si è posto alcuni giorni fa una domanda, a mio parere centrale ma che rischia di restare, purtroppo, senza risposta. “Il piano vaccini con molte incognite, una crisi di governo strisciante, un Recovery Plan poco incisivo. Cosa aspettano le forze sociali (tutte assieme) a far sentire la loro voce (in chiave “construens”)?

Da lettore attento cerco di capire.

Cosa impedisce alle forze sociali di trovare un punto di incontro che le rilancerebbe sia sul piano dell’immagine, oggi appannata, che su quello della centralità nel contribuire alla costruzione di un futuro possibile per il Paese?

Una facile scorciatoia sta nel concludere che ci  siano problemi di qualità dei gruppi dirigenti. Gli osservatori, spesso i più anziani, sono portati a pensare che il paragone con il passato sia impietoso nei confronti dei contemporanei. Personalmente non credo sia questo il punto. Se potessimo ingaggiare i migliori del passato li consegneremmo ad una pessima figura nel presente. Ogni stagione ha i suoi frutti. E le rispettive classi dirigenti sono frutti di stagioni precise. E poi del passato si tende a ricordare solo ciò che fa più comodo. Quindi occorre cercare altre motivazioni. Ma qual’ è lo stato dell’arte?

È fuori dubbio che l’elezione di Carlo Bonomi alla presidenza di Confindustria ha segnato una importante discontinuità per l’associazione. Nasce dal basso, interpreta un desiderio di protagonismo e di cambiamento diverso dal passato. Bonomi credo abbia capito che l’autorevolezza e la capacità di fare lobby nel nuovo secolo non si eredita né viene concessa per grazia ricevuta. Si conquista ogni giorno se si ha qualcosa da dire e da dare e si conferma  se incide sulla realtà producendo sintesi tra gli interessi di categoria e quelli del Paese. Leggi tutto “Le forze sociali preferiscono marciare divise. Strategia o destino?”

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Grande distribuzione. Il 2021 tra certezze, visioni e profezie….

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Chiudo il 2020 con un punto interrogativo che credo si pongano molti. Scomparirà finalmente il Covid nel 2021? E quanto questa situazione  inciderà modificando definitivamente  le nostre abitudini? Nessuno può ancora dirlo. E le strategie delle imprese della GDO, decise ben  prima  e in un contesto completamente diverso, hanno ancora senso o devono essere ricalibrate in tutto o in parte?

Per quelle più grandi o sensibili al contesto socioeconomico il lockdown ha, a mio parere,  insegnato molto. Ha indicato alcune nuove traiettorie possibili in un comparto che è cresciuto continuando sostanzialmente a copiare sé stesso dentro o fuori i confini nazionali da quel lontano 1957 quando Esselunga aprì i battenti in via Regina Giovanna a Milano.

La GDO oggi  è a un bivio. Condivido Brittain Ladd che l’ha paragonata alle grandi sale cinematografiche americane. La prima, negli USA, ha aperto il 19 giugno 1905 a Pittsburgh e, per oltre 100 anni, quel settore ha  fatto molto poco per cambiare l’esperienza del cliente. Audio e immagini sono sicuramente migliorate, le poltrone sono diventate più comode, i locali più accoglienti e sofisticati.  Invece di sviluppare un modello, ad esempio, per la consegna di film ai clienti, le catene più importanti hanno solo cercato di migliorare ciò che sapevano già fare.

Non hanno pensato utile collaborare con i movie studios per trasferire i consumatori dalle sale cinematografiche allo streaming diretto dei film o elaborare modelli alternativi perché mantenere lo status quo era più facile.  Leggi tutto “Grande distribuzione. Il 2021 tra certezze, visioni e profezie….”

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Grande Distribuzione 2020: una classifica davvero speciale…..

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Per molti è un 2020 da dimenticare. Non credo quindi che ne avremo nostalgia. Lascio però i bilanci di fine anno agli esperti. Ci penseranno i media nazionali a ripercorrere questo anno orribile ciascuno dal proprio punto di vista. Non tutti i settori economici hanno però vissuto le stesse problematiche e non tutto è stato negativo.

Nella Grande Distribuzione è proseguito il percorso di rafforzamento dei Discount, l’on line è cresciuto più del previsto e le diverse insegne hanno reagito bene. Ho deciso di proporre, per chi mi segue, una personalissima classifica del 2020 di dieci piccoli e grandi avvenimenti di peso e qualità assolutamente diversi tra di loro che, a mio parere, hanno provocato interesse particolare. Ovviamente ho scelto fatti  che  mi hanno colpito, rilanciato o trattato nei miei interventi sul blog durante il 2020. Non necessariamente ciò che è stato più importante in assoluto. 

10 posto –  Amazon. Il convitato di pietra della GDO. Un premio speciale alla country manager per essersi intrattenuta cordialmente per un paio d’ore con Matteo Salvini, il politico meno disponibile nei loro confronti e per tenere sulla corda gli operatori della GDO spingendoli continuamente a mettersi in discussione. La segnalo inoltre per la scelta della pubblicità con al centro i suoi lavoratori. Alla faccia delle teorie dei  selezionatori classici che scartano sempre quelli che a prima vista appaiono come  i più problematici: i più anziani, i diversi, le donne che vogliono rientrare al lavoro. Caratteristica privilegiata  una sola: aver voglia di lavorare. Semplice ed efficace.

9 posto – Eurospin per l’anguria “regalata” a ferragosto a pari merito con Iper la grande I per il panettone Melegatti a 0,99 di novembre  e  l’ananas a un centesimo della antivigilia Natale. Anche qui senza conseguenze particolari come dichiarato dalla Del Monte. Probabilmente ne aveva comprato troppi in Sudamerica visti i tempi. Non sono un commerciale quindi non mi appassiona il dibattito puntuto degli esperti. Mi limito a non accodarmi alle critiche strumentali. Mi appassionano però  i duelli tra colleghi commerciali che fortunatamente durano più o meno il tempo delle promozioni proposte. Registro che nel comparto si confrontano da anni più scuole sulle promozioni e che le strategie per chiudere l’anno con numeri accettabili divergono da azienda ad azienda. La GDO però resta l’unico settore produttivo in Italia dove c’è chi fa company reputation attaccando le scelte dei concorrenti anziché differenziarsi limitandosi a parlare delle proprie. Non lo trovo particolarmente corretto. Soprattutto quando  politiche commerciali, promozioni e sottocosti, politiche del personale, scelte organizzative (se attuati nel rispetto della legge e dei contratti)  sono aspetti fondamentali  della libertà di un’impresa difficili da omologare o standardizzare.   Leggi tutto “Grande Distribuzione 2020: una classifica davvero speciale…..”

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