Segnali importanti da lanciare per il futuro del Paese

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Con l’assise di Verona Confindustria sta dando un importante segnale di presenza e di forza propositiva al Paese. E questo non va assolutamente sottovalutato.

I corpi sociali pur con modalità differenti sono tutti scesi in campo per tentare di condizionare una campagna elettorale che ha preso una brutta piega e che rischia di compromettere i pur deboli segnali di ripresa.

Certo se avessero concordato unitariamente alcuni punti fondamentali presentandosi compatti ad un appuntamento pubblico avrebbero ottenuto ben altro risultato in termini di condizionamento della campagna elettorale e di credibilità, anche sul piano internazionale. Così non è stato almeno fino ad oggi.

Manca in campo, è inutile nasconderselo, la percezione netta che ci sia un Paese che non vuole risse inutili e che crede nella possibile risoluzione dei problemi senza le demagogie tipiche di questa contesa politica. Leggi tutto “Segnali importanti da lanciare per il futuro del Paese”

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Le imprese e le organizzazioni di rappresentanza alla prova del futuro

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Quando Antoine Riboud pronunciò a Marsiglia davanti ad una platea di imprenditori il suo discorso dal titolo “Crescita economica e qualità della vita” fece scandalo ( http://Bit.ly/2HaBE1v   ).

Il sessantotto francese era ormai alle spalle. Gli imprenditori stavano riprendendo il controllo della situazione e i rapporti di forza si erano già ribaltati.

In quegli anni il PDG di Danone propone la partecipazione agli utili in termini di una o due mensilità aggiuntive per anno. In una bottiglieria di Reims del Gruppo, concordò con il sindacato la riduzione a 34 ore dell’orario di lavoro e, contemporaneamente, tutti i dipendenti francesi del Gruppo ricevettero due azioni a testa.

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Relazioni industriali tedesche e loro trasferibilità.

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Il nostro è uno strano Paese. Sui braccialetti di Amazon siamo stati gli unici a scatenare l’inferno su una cosa che non esiste.

È vero che c’era la scusante della campagna elettorale. Ma il senso del ridicolo avrebbe dovuto frenarci in qualche modo. Così non è stato. All’ILVA un accompagnatore dell’assessore Mazzarano del PD aggredisce Marco Bentivogli perché sta cercando di salvare una fabbrica che buona parte del PD regionale vorrebbe scomparisse dai loro occhi senza però volersene assumere la responsabilità.

Ai lavoratori della Embraco, incolpevoli attori protagonisti di una delle conseguenze della globalizzazione, mentono quasi tutti i soggetti in campo limitandosi a minacciare verbalmente la multinazionale proprietaria per prendere tempo sperando in una soluzione terza a cui nessuno, di chi oggi grida allo scandalo,  ha mai pensato fino all’apertura della procedura di licenziamento.

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Metalmeccanici tedeschi e entusiasmi italiani…

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È così dopo i braccialetti di Amazon tocca al contratto dei metalmeccanici tedeschi infiammare il dibattito politico italiano sul lavoro.

Spero solo che Meloni e Salvini non si rechino anche nel Baden Württemberg per poi garantire ai lavoratori italiani la futura trasferibilità in Italia dei contenuti.

Contemporaneamente all’Acea il M5S acconsente all’abolizione dell’articolo 18. I sindacati applaudono e incassano convinti che sia una loro vittoria. Ma è proprio così?

Innanzitutto c’è da dire che sui braccialetti abbiamo fatto una pessima figura a livello planetario. Una cosa che non esiste è stata trasformata in una farsa nazionale. Leggi tutto “Metalmeccanici tedeschi e entusiasmi italiani…”

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Braccialetti, lingua inglese e musei. Questa è l’Italia che deve cambiare.

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Se avessero chiesto un test per misurare l’avversione all’innovazione (vera) della classe politica italiana (e non solo) pochi avrebbero pensato ai braccialetti di Amazon.

Eppure ha funzionato. In poche ore si è capito che piuttosto che predisporsi al cambiamento cercando di comprenderlo e, ovviamente di guidarlo, l’unica reazione messa in campo è il rifiuto. Accompagnato dalla solita dose di retorica e di demagogia. Dall’estrema destra alla estrema sinistra.

L’inventore del braccialetto, l’ingegnere americano Jonathan Cohn, 30 anni, da sei in Amazon, ha risposto con uno sberleffo analogo a quello degli anarchici della fine dell’800 (una risata vi seppellirà) citando un passaggio di una nota canzone dei Queen: “…fulmini e saette molto, molto spaventoso…”.

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Embraco. Anatomia di un negoziato complesso.

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Una multinazionale decide di delocalizzare la propria produzione in Slovacchia. Sembra una mossa violenta e improvvisa a cui è difficile replicare. Lavoratori e sindacati reagiscono cercando anche di mediatizzare la vicenda per coinvolgere l’opinione pubblica. Le istituzioni annaspano.

È parso chiaro fin da subito che la vicenda Embraco sarebbe stata di difficile composizione. Da una parte una multinazionale che decide di chiudere una attività produttiva in provincia di Torino, licenziare quattrocentonovantasette lavoratori e trasferire la produzione di motori per frigoriferi altrove.

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Scuola e lavoro. L’equivoco di Cuneo…

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Gli industriali di Cuneo hanno avuto il pregio di rimettere al centro del dibattito un tema importante. Non è certo un caso che intorno alla loro lettera ai giovani e alle loro famiglie si è scatenato un dibattito sulla finalità della scuola, le attitudini e i sogni dei ragazzi che la frequentano e le apprensioni dei genitori sul loro futuro.

Nel dibattito sono riemersi i problemi già evidenziati da quello sull’alternanza scuola lavoro. Uno scontro inutile, dannoso e inconcludente. Da una parte chi sostiene, pur con differenti ragioni, che non è compito della scuola creare futuri lavoratori.

Dall’altra chi, preoccupato per il mismatch di competenze teme di non trovare risorse adeguate o vede rischi futuri di disoccupazione per i propri figli.

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Confindustria-Sindacati. Un accordo comunque necessario.

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Il prof. Michele Tiraboschi sembra non avere dubbi: un accordo che, sostanzialmente lascia i nodi irrisolti rischia di non servire a nulla. Tra Confindustria e Sindacati confederali, l’accordo sulla contrattazione e sulla rappresentanza sembrerebbe in dirittura di arrivo.

Cosa sta succedendo allora nel mondo delle relazioni industriali, lato Confindustria? Tra un’intesa utile e innovativa e una solo possibile perché comunque politicamente significativa prima delle elezioni la scelta sembra sia caduta su quest’ultima opzione. Almeno così raccontano gli “spifferi” che precedono la firma finale.

Il cosiddetto “Patto di fabbrica” evocato da Vincenzo Boccia fin dal suo discorso di insediamento a Presidente di Confindustria partiva dalla convinzione che il necessario rinnovamento della cultura imprenditoriale, la capacità stessa di affrontarne le sfide che la rivoluzione tecnologica e la globalizzazione metteva loro davanti e la necessità di crescere in dimensione per poter competere su tutti i mercati avrebbe reso necessario rompere gli schemi e i limiti novecenteschi proprio a partire da un profondo cambiamento del sistema delle relazioni industriali e quindi dei modelli contrattuali. E, tutto questo, avrebbe dovuto essere all’insegna di una rinnovato disegno collaborativo tra imprenditori e lavoratori.

Una convinzione che aveva fatto nascere la speranza che, finalmente, le organizzazioni di rappresentanza avrebbero potuto convergere su modelli sociali e contrattuali innovativi. Leggi tutto “Confindustria-Sindacati. Un accordo comunque necessario.”

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Il futuro contrattuale delle alte professionalità nelle imprese del terziario

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I dirigenti nel terziario hanno ripreso a crescere. È un buon segno. A differenza che in altri settori il saldo misura un + 3%. È un segnale importante e da sottolineare perché inverte una tendenza.

A questo occorrerebbe aggiungere una parte significativa di alte professionalità e quindi di responsabilità oggi presenti nelle imprese sotto altre forme. Temporary, professional, quadri di fascia alta che sono manager di livello, seppur inquadrati in modo differente.

Le aziende utilizzano queste diverse opportunità di collaborazione in base alle proprie esigenze. A volte con qualche forzatura. In questo modo gestiscono in proprio i progetti, le carriere individuali e i costi relativi delle diverse componenti della retribuzione, diretta o indiretta.

Le statistiche o le survey proposte ciclicamente da più parti non aiutano a comprendere le differenze presenti. E le relative differenziazioni necessarie. Come dire “di notte tutti i gatti sono grigi”. Anzi. Leggi tutto “Il futuro contrattuale delle alte professionalità nelle imprese del terziario”

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Il mismatch nel lavoro. Ovvero come piangere sul latte versato…

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I problemi ci sono e sarebbe sbagliato negarli. Tra l’altro, in rete, il dibattito sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro è sempre al calor bianco.

Candidati che non trovano lavoro e selezionatori che lamentano la mancanza delle figure professionali ricercate si scontrano quotidianamente e, quasi sempre, finisce ad insulti contro i selezionatori.

I dati però sono inoppugnabili: molte aziende non riescono a trovare quello che stanno cercando. Il mondo del lavoro, oggi, pretende una velocità di inserimento e di adattamento e molto spesso non trova nella scuola una sintonia sufficiente. Tecnica o professionale che sia. E, sempre oggi, le imprese devono fare i conti con problemi sia qualitativi che quantitativi.

Dario Di Vico sul Corriere fa bene a raccontare gli effetti di questo mismatching (  http://bit.ly/2muI81B  ). Ma sono le cause che non vengono affrontate con sufficiente realismo.

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