Segnali importanti da lanciare per il futuro del Paese

Con l’assise di Verona Confindustria sta dando un importante segnale di presenza e di forza propositiva al Paese. E questo non va assolutamente sottovalutato.

I corpi sociali pur con modalità differenti sono tutti scesi in campo per tentare di condizionare una campagna elettorale che ha preso una brutta piega e che rischia di compromettere i pur deboli segnali di ripresa.

Certo se avessero concordato unitariamente alcuni punti fondamentali presentandosi compatti ad un appuntamento pubblico avrebbero ottenuto ben altro risultato in termini di condizionamento della campagna elettorale e di credibilità, anche sul piano internazionale. Così non è stato almeno fino ad oggi.

Manca in campo, è inutile nasconderselo, la percezione netta che ci sia un Paese che non vuole risse inutili e che crede nella possibile risoluzione dei problemi senza le demagogie tipiche di questa contesa politica. Leggi tutto “Segnali importanti da lanciare per il futuro del Paese”

Relazioni industriali tedesche e loro trasferibilità.

Il nostro è uno strano Paese. Sui braccialetti di Amazon siamo stati gli unici a scatenare l’inferno su una cosa che non esiste.

È vero che c’era la scusante della campagna elettorale. Ma il senso del ridicolo avrebbe dovuto frenarci in qualche modo. Così non è stato. All’ILVA un accompagnatore dell’assessore Mazzarano del PD aggredisce Marco Bentivogli perché sta cercando di salvare una fabbrica che buona parte del PD regionale vorrebbe scomparisse dai loro occhi senza però volersene assumere la responsabilità.

Ai lavoratori della Embraco, incolpevoli attori protagonisti di una delle conseguenze della globalizzazione, mentono quasi tutti i soggetti in campo limitandosi a minacciare verbalmente la multinazionale proprietaria per prendere tempo sperando in una soluzione terza a cui nessuno, di chi oggi grida allo scandalo,  ha mai pensato fino all’apertura della procedura di licenziamento.

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Metalmeccanici tedeschi e entusiasmi italiani…

È così dopo i braccialetti di Amazon tocca al contratto dei metalmeccanici tedeschi infiammare il dibattito politico italiano sul lavoro.

Spero solo che Meloni e Salvini non si rechino anche nel Baden Württemberg per poi garantire ai lavoratori italiani la futura trasferibilità in Italia dei contenuti.

Contemporaneamente all’Acea il M5S acconsente all’abolizione dell’articolo 18. I sindacati applaudono e incassano convinti che sia una loro vittoria. Ma è proprio così?

Innanzitutto c’è da dire che sui braccialetti abbiamo fatto una pessima figura a livello planetario. Una cosa che non esiste è stata trasformata in una farsa nazionale. Leggi tutto “Metalmeccanici tedeschi e entusiasmi italiani…”

Embraco. Anatomia di un negoziato complesso.

Una multinazionale decide di delocalizzare la propria produzione in Slovacchia. Sembra una mossa violenta e improvvisa a cui è difficile replicare. Lavoratori e sindacati reagiscono cercando anche di mediatizzare la vicenda per coinvolgere l’opinione pubblica. Le istituzioni annaspano.

È parso chiaro fin da subito che la vicenda Embraco sarebbe stata di difficile composizione. Da una parte una multinazionale che decide di chiudere una attività produttiva in provincia di Torino, licenziare quattrocentonovantasette lavoratori e trasferire la produzione di motori per frigoriferi altrove.

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Confindustria-Sindacati. Un accordo comunque necessario.

Il prof. Michele Tiraboschi sembra non avere dubbi: un accordo che, sostanzialmente lascia i nodi irrisolti rischia di non servire a nulla. Tra Confindustria e Sindacati confederali, l’accordo sulla contrattazione e sulla rappresentanza sembrerebbe in dirittura di arrivo.

Cosa sta succedendo allora nel mondo delle relazioni industriali, lato Confindustria? Tra un’intesa utile e innovativa e una solo possibile perché comunque politicamente significativa prima delle elezioni la scelta sembra sia caduta su quest’ultima opzione. Almeno così raccontano gli “spifferi” che precedono la firma finale.

Il cosiddetto “Patto di fabbrica” evocato da Vincenzo Boccia fin dal suo discorso di insediamento a Presidente di Confindustria partiva dalla convinzione che il necessario rinnovamento della cultura imprenditoriale, la capacità stessa di affrontarne le sfide che la rivoluzione tecnologica e la globalizzazione metteva loro davanti e la necessità di crescere in dimensione per poter competere su tutti i mercati avrebbe reso necessario rompere gli schemi e i limiti novecenteschi proprio a partire da un profondo cambiamento del sistema delle relazioni industriali e quindi dei modelli contrattuali. E, tutto questo, avrebbe dovuto essere all’insegna di una rinnovato disegno collaborativo tra imprenditori e lavoratori.

Una convinzione che aveva fatto nascere la speranza che, finalmente, le organizzazioni di rappresentanza avrebbero potuto convergere su modelli sociali e contrattuali innovativi. Leggi tutto “Confindustria-Sindacati. Un accordo comunque necessario.”

Trattativa Confindustria/Sindacati. Si va verso il patto di fabbrica?

Credo sia interesse di tutti che il “Patto di Fabbrica” tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil segni l’inizio di una svolta nel sistema delle relazioni industriali italiane.

C’è sicuramente la necessità di accompagnare la ripresina in corso irrobustendo il ruolo dei protagonisti in campo, c’è la necessità di coinvolgere le PMI per estendere o consolidare le opportunità legate all’innovazione, c’è, infine, la necessità di dare un segnale forte di vitalità dei corpi intermedi alla Politica.

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Vicenda Castelfrigo. Un finale amaro da cui ripartire

Leggere che la FLAI CGIL si appresterebbe a denunciare per attività antisindacale l’azienda i suoi rappresentanti e, di conseguenza la FAI CISL firmatari di un’ipotesi di accordo che chiude una vicenda umana e sindacale pesante lascia perplessi.

Tra l’altro, se non ci fosse stato uno sciopero della fame di tre lavoratori immigrati e di un sindacalista della FLAI CGIL portato avanti per 11 giorni questa vicenda, non ci sono dubbi, sarebbe passata sotto silenzio.

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Tutti i contratti sono a termine…

Il tema della prevalenza dei contratti a termine così come viene posto nel dibattito, soprattutto dopo l’enfasi che il Jobs Act ha assegnato al rilancio dei contratti a tempo indeterminato, non porta da nessuna parte anche perché i sostenitori di questa tipologia contrattuale non sentono ragioni.

Sulla carta il contratto a tempo indeterminato resta prevalente ma non lo è più nelle nuove assunzioni. E questo indipendentemente dai settori che tradizionalmente ne hanno sempre fatto uso.

Sarebbe certamente meglio un contratto trovato una volta e per sempre che uno da ricercare di volta in volta. È lapalissiano. Per le tutele, il contesto lavorativo e gli impegni economici delle persone. Per le imprese, sempre per i sostenitori, sarebbe poi l’uovo di Colombo. Se queste ultime credono veramente, come sostengono nei convegni  nelle loro risorse umane, l’investimento dovrebbe essere di lungo periodo.

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Il lavoro tra qualità, rispetto, prospettive e buoni proponimenti

Quasi sempre l’interesse dei media o degli esperti si concentra sui livelli di disoccupazione. A volte scontrandosi su percentuali insignificanti in più o in meno, quasi sempre sorvolando sulla qualità e sulle modalità del lavoro proposto.

Alle ingiustizie e alle prevaricazioni in voga fino ad oltre la metà del secolo scorso si è sostituito un complesso di regole che ha retto fino a quando ha potuto reggere. Leggi e contrattazione ne hanno determinato retribuzioni e confini.

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Negoziato Grande Distribuzione. Qualcosa non funziona…

Sui numeri c’era da aspettarselo. Secondo i sindacati la protesta è riuscita, secondo Federdistribuzione, no. Nulla di nuovo sotto il sole.

La novità, semmai, sta nel comunicato di Federdistribuzione. Per la prima volta si apprende, in pieno sciopero dichiarato che sono mesi che ci sarebbero divergenze (o differenti sensibilità) tra la Fisascat Cisl e le altre due organizzazioni sindacali (Filcams CGIL e Uiltucs Uil) la prima disponibile ad incontri con la controparte le altre due sigle, no.

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