La formazione come diritto soggettivo. Istruzioni per l’uso…

L’intuizione condivisa tra le parti nell’ultimo contratto dei metalmeccanici è evidente. La formazione deve trasformarsi in un diritto soggettivo per accompagnare l’individuo nel suo percorso professionale.

Il mondo del lavoro è cambiato. Le aziende modificano in continuazione strategie, interlocutori di business, approcci organizzativi. Nelle filiere si specializzano ma rischiano di subire comunque la forza di chi determina le regole del gioco. Cadono i confini tra ciò che è industria e ciò che prima era terziario, spesso le persone sopravvivono più delle loro aziende e questo impone cambiamenti continui. Una delle differenze rispetto al passato è però la rapidità di questi cambiamenti imposti e l’obsolescenza che creano nelle differenti professionalità se non costantemente aggiornate.

L’elemento centrale quindi sono le transizioni che coinvolgono le persone e le organizzazioni. Fusioni, acquisizioni, cambiamenti organizzativi, introduzione di tecnologia, presuppongono un approccio nuovo e una consapevolezza che il cambiamento è continuo e che in capo alla persona c’è una responsabilità evidente che, in passato, non aveva questa rilevanza.

La difficoltà con cui questa conquista decolla dimostra che gli strumenti oggi a disposizione sono insufficienti e quindi il rischio che imprese e lavoratori non comprendano fino in fondo la portata di questo cambiamento è molto alto.

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Staff meeting di CFMT a San Patrignano

Lunedì e martedì tutto il CFMT andrà in “ritiro” in quel di San Patrignano. Partiremo domenica pomeriggio tutti insieme da Milano e da Roma con l’obiettivo di riflettere su di noi e su come possiamo fare meglio il nostro lavoro al servizio delle imprese e dei manager del terziario.

Con i formatori di San Patrignano lavoreremo su due concetti importanti: “Cambiamento e Consapevolezza”. E’ senza dubbio  il luogo più adatto per farlo. Un giorno intero a stretto contatto con i ragazzi, lavorando e pranzando con loro e cercando di capitalizzare la loro esperienza, il loro impegno, la loro determinazione a cambiare ma anche le loro speranze nel futuro.

CFMT ha bisogno di un “tagliando” organizzativo.

L’obiettivo che ci siamo dati è importante. I numeri delle partecipazioni alle nostre iniziative, la nostra capacità di accogliere i dirigenti  e di consigliarli, i nostri percorsi di eccellenza, le partnership con i principali atenei italiani, parlano per noi.

Abbiamo in cantiere idee e progetti da implementare per supportare i manager nelle transizioni professionali e per sostenere la competitività delle nostre imprese, due sedi all’avanguardia a Milano e Roma e una Learning House dotata di strumentazioni sofisticate e siamo impegnati in ulteriori investimenti tecnologici.  Leggi tutto “Staff meeting di CFMT a San Patrignano”

Il CFMT partecipa all’Osservatorio delle Competenze Digitali.

L’opportunità di partecipare a progetti veramente innovativi, di accrescere le competenze distintive del CFMT (centro di formazione management del terziario) per poterle mettere a disposizione delle imprese e dei dirigenti aziendali ci spingono ad accettare sempre sfide nuove.

A questo aggiungiamo la soddisfazione  di condividere questo progetto perché ci consente una collaborazione con Confindustria e Confcommercio e con le loro Federazioni di categoria. Una soddisfazione in più perché, insieme,  alziamo lo sguardo verso il futuro delle nostre imprese e dei mondi associativi che le rappresentano.

Quest’anno come CFMT entriamo a pieno titolo nell’Osservatorio delle Competenze Digitali 2018 ( http://bit.ly/2kLXDSe ) grazie al contributo del nostro Direttore TLab Enzo Rullani e di Andrea Granelli socio fondatore di Kanso e nostro brand Ambassador. Insieme a loro abbiamo approfondito i temi legati alla E-Leadership. Partendo da una necessaria definizione operativa i temi da noi trattati hanno riguardato le potenzialità della digitalizzazione, le e-skill oggi richieste e la trasformazione dei ruoli manageriali.

Dal mese di luglio partirà un percorso (  http://bit.ly/2Jciv3T  ), sempre proposto dal CFMT, di nove giornate in diverse città con l’obiettivo di far crescere una nuova consapevolezza digitale. Questi incontri saranno tenuti da Stefano Epifani, Presidente del Digital Transformation Institute e dallo stesso Andrea Granelli. A  questi incontri parteciperanno importanti testimonial aziendali. Leggi tutto “Il CFMT partecipa all’Osservatorio delle Competenze Digitali.”

La missione, il viaggio e la cultura della bilateralità del CFMT

All’inaugurazione della Learning House del CFMT (centro di formazione management del terziario) c’era il pubblico delle grandi occasioni. Innanzitutto i soci (Confcommercio e Manageritalia) presenti ai massimi livelli  con il Presidente Carlo Sangalli e Guido Carella e poi tanti amici, colleghi e politici regionali e nazionali apprezzati per la loro predisposizione al “fare”.

In questi anni si è fatto molto. Parlano le partecipazioni dei dirigenti del terziario alle iniziative, l’accresciuta notorietà del brand, gli accordi con i principali atenei, l’attenzione delle imprese. “Schieriamo sempre la formazione migliore” il claim che caratterizza il brand. Un obiettivo da ricercare ogni giorno.

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Scuola e lavoro. L’equivoco di Cuneo…

Gli industriali di Cuneo hanno avuto il pregio di rimettere al centro del dibattito un tema importante. Non è certo un caso che intorno alla loro lettera ai giovani e alle loro famiglie si è scatenato un dibattito sulla finalità della scuola, le attitudini e i sogni dei ragazzi che la frequentano e le apprensioni dei genitori sul loro futuro.

Nel dibattito sono riemersi i problemi già evidenziati da quello sull’alternanza scuola lavoro. Uno scontro inutile, dannoso e inconcludente. Da una parte chi sostiene, pur con differenti ragioni, che non è compito della scuola creare futuri lavoratori.

Dall’altra chi, preoccupato per il mismatch di competenze teme di non trovare risorse adeguate o vede rischi futuri di disoccupazione per i propri figli.

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Il futuro contrattuale delle alte professionalità nelle imprese del terziario

I dirigenti nel terziario hanno ripreso a crescere. È un buon segno. A differenza che in altri settori il saldo misura un + 3%. È un segnale importante e da sottolineare perché inverte una tendenza.

A questo occorrerebbe aggiungere una parte significativa di alte professionalità e quindi di responsabilità oggi presenti nelle imprese sotto altre forme. Temporary, professional, quadri di fascia alta che sono manager di livello, seppur inquadrati in modo differente.

Le aziende utilizzano queste diverse opportunità di collaborazione in base alle proprie esigenze. A volte con qualche forzatura. In questo modo gestiscono in proprio i progetti, le carriere individuali e i costi relativi delle diverse componenti della retribuzione, diretta o indiretta.

Le statistiche o le survey proposte ciclicamente da più parti non aiutano a comprendere le differenze presenti. E le relative differenziazioni necessarie. Come dire “di notte tutti i gatti sono grigi”. Anzi. Leggi tutto “Il futuro contrattuale delle alte professionalità nelle imprese del terziario”

Apprendista sarà lei!

Il termine “apprendista” fino a qualche decennio fa aveva una accezione positiva. Un lungo apprendistato era l’epilogo di una formazione scolastica seria e il prologo ad un mestiere spendibile sul mercato del lavoro.

Esistevano istituti scolastici il cui scopo era preparare i giovani al lavoro. Non ad un lavoro generico ma quello di una attività commerciale, di una fabbrica specifica, di un territorio, di un distretto produttivo localizzato e visibile.

Un mestiere, comunque venisse considerato, aveva bisogno di una sana cultura generale, di saper leggere e scrivere decorosamente, di basi tecnico professionali specifiche e di condivisione di un’etica del lavoro comune fatta di serietà, dedizione, impegno, collaborazione.

La famiglia, la scuola e l’azienda ruotavano intorno a questi principi educativi prima che professionali. Il Preside e i professori lavoravano (spesso) fianco a fianco con gli imprenditori e i loro manager raccordandosi con le famiglie per aiutare, sostenere, correggere i ragazzi nel loro esclusivo interesse.

Il sistema aveva il suo punto di forza nella collaborazione di tutte le sue componenti. Ha cominciato ad andare in crisi quando è cambiato il mondo (economico e sociale) e ciascuno delle sue componenti ha pensato (o si è convinta) di poterlo affrontare da sola.

Molte scuole professionali sono state chiuse, i contratti nazionali hanno delegato il problema ad una formazione all’entrata pressoché formale con passaggi automatici temporali, l’anzianità aziendale è diventata il metro di misura della professionalità e del merito.

L’industria ha spostato il suo interesse quasi esclusivamente sulla formazione universitaria con l’obiettivo di avere a disposizione manager competenti sul modello anglosassone disinteressandosi, di fatto, della formazione di base.

Ovviamente tutto questo ha retto fino alle soglie della globalizzazione e alla crisi del fordismo. Così mentre altri Paesi hanno cercato di accompagnare l’evoluzione dei modelli organizzativi e scolastici aprendo e chiudendo nuove sperimentazioni noi ci siamo rassegnati ad accettare la contrapposizione e la separazione sempre più netta tra il mondo della scuola e quello del lavoro. (Sempre con le dovute lodevoli eccezioni).

Oggi siamo qui. Da un lato, lamentiamo la distanza tra i due mondi, certifichiamo l’evidente mismatch tra offerta e domanda cercando di colmarlo con i convegni o con iniziative estemporanee mentre dall’altro cerchiamo attraverso incentivi e agevolazioni di spingere le aziende ad assumere giovani comunque.

Laddove la qualità non è perseguibile ci si accontenta della quantità senza accorgersi che, così facendo, si continua a spingere le aziende ad assumere giovani perché “costano meno” e non a fare un serio investimento sul futuro.

Non c’è niente da fare. Se le diverse componenti economiche e sociali non si parleranno i risultati non potranno che essere parziali o insufficienti. Bisogna ripartire dal valore del lavoro e della formazione scolastica di ogni ordine e grado ridando dignità a tutta la formazione e a tutti i lavori, riconoscendone l’utilità sociale e rispettando i soggetti che scelgono quella che sarà la loro strada.

Su tutto questo l’apprendistato può giocare un ruolo importante tra i due mondi. Più degli sgravi o delle agevolazioni la risposta va ritrovata nel senso del lavoro, nei contratti nazionali, nella contrattazione aziendale e nella formazione permanente.

L’allarme sortito nell’ultimo contratto nazionale dei metalmeccanici, l’idea stessa che ci sia un diritto soggettivo alla formazione è un dato importante. Soprattutto perché condiviso.

Occorre però andare oltre e in fretta se vogliamo individuare soluzioni durature. Il riconoscimento della qualità e del valore dell’insegnamento scolastico, qualunque esso sia, Il merito e l’impegno individuale, il contributo che ciascuno porta al risultato complessivo, la formazione necessaria a crescere in azienda e a muoversi nel mercato del lavoro oggi richiedono uno sforzo convergente comune di tutti i soggetti che hanno a cuore il futuro del Paese e del lavoro.

Se vogliamo essere credibili su cosa ha senso fare per i giovani è da qui che dobbiamo partire.

“Venti” di cambiamento nella formazione manageriale…

Il Centro di formazione management del terziario (CFMT- formazione) supera la boa dei venti anni di attività. Il giorno 19 settembre festeggerà questo avvenimento insieme ad un partner con cui ha condiviso tutti questi anni: la SDA Bocconi. Nell’aula magna dell’Università davanti ai manager che in tutti questi anni hanno partecipato al percorso “STARTING” dedicato ai neo dirigenti verrà presentata una survey che ha coinvolto oltre 300 dirigenti del terziario italiano con la quale si è cercato di capire il rapporto tra la formazione manageriale, lo sviluppo di carriera e l’ employability dei manager. Il titolo è significativo:” 20 di cambiamento…”
Come ha sostenuto Dario di Vico, in un recente articolo sul Corriere, occorre ripensare al ruolo decisivo che l’economia dei servizi ha nel capitalismo contemporaneo, specialmente in un sistema come quello italiano impegnato a fare un difficile “salto di qualità” in termini di investimenti immateriali, trasformazione delle filiere e dei modelli di business, personalizzazione delle prestazioni.
Se la produttività e il PIL, in Italia, non crescono come accade in altri paesi europei, è anche perché la trasformazione in atto eccede l’orizzonte della fabbrica industriale, investendo in modo diretto l’economia terziaria. Che, certo, richiede l’uso diffuso di nuove tecnologie, ma richiede soprattutto il cambiamento della cultura delle persone che dovrebbero guidare e utilizzare la rivoluzione tecnologica e produttiva in corso.
Questa cultura – e in particolare la cultura manageriale e imprenditoriale – in Italia deve evolvere più rapidamente che in altri paesi, per adattarsi al mutamento di un contesto che sta diventando sempre più globale e digitale. Su questo terreno le imprese italiane hanno un compito più difficile di quello che tocca a quelle di altri Paesi, dotati di una presenza di grandi imprese multinazionali impegnate da tempo sul fronte della ricerca e dell’internazionalizzazione. In Italia, infatti, l’eredità culturale e organizzativa lasciata dal successo dei sistemi locali (distrettuali) e dall’uso diffuso della conoscenza pratica (personale, non codificata), nel periodo 1970-1990, è diventata – col tempo – un freno inibitore, che pesa sulla capacità di evoluzione delle imprese, negli anni post-2000. Rispetto alla golden age distrettuale, infatti, il vento è cambiato, ma per le imprese e per i manager non è facile abbandonare le vecchie rotte e cercarne attivamente delle nuove, in direzioni differenti. I nuovi modelli di business delle imprese nel mondo post-2000 devono infatti associare le relazioni dirette interpersonali, cresciute nei sistemi locali (di cui hanno esperienza), con quelle a distanza, che danno accesso alle reti globali. E devono, inoltre, declinare il sapere pratico e informale, usato in precedenza, con i linguaggi formali e i codici che è necessario usare nell’economia digitale. La survey che ha coinvolto oltre 300 dirigenti ha evidenziato tre elementi importanti. Innanzitutto che chi ha iniziato con il piede giusto accettando l’invito della propria azienda o decidendo autonomamente di partecipare a questo percorso ha continuato a credere nella propria formazione e ha poi proseguito scegliendo di continuare a rafforzare le proprie capacità e le proprie competenze in ambito multidisciplinare e interaziendale. In secondo luogo chi ha fatto questo corso ha saputo impegnarsi per colmare costantemente il gap tra le proprie competenze e quelle richieste dal mercato. Infine la community. Fare formazione interaziendale favorisce le relazioni, consente di farsi conoscere, rafforza la propria brand identity. La SDA è stato il partner ideale. Non si collabora oltre venti anni se non si costruisce e non si cresce insieme. Oltre 1500 dirigenti sono passati da lì. Aziende del calibro di CISCO, PUBLITALIA, CARREFOUR, AUTOGRILL, SAMSUNG, GOOGLE, KPMG, MEDIAMARKET, METRO ITALIA CASH & CARRY, OVS – GRUPPO COIN, RICOH ITALIA, TOSHIBA, così come molte PMI del commercio, del turismo, della logistica e dei trasporti, hanno mandato i loro futuri manager ai nostri corsi spesso integrando le opportunità formative di CFMT con quello delle loro Academy interne nazionali e internazionali. E questo ci rende particolarmente orgogliosi.
Insieme alla SDA Bocconi continueremo rafforzando la community, progettando nuove iniziative da mettere a disposizione dei nostri manager.
Cfmt, il centro di formazione dei dirigenti del terziario, nasce da un’intuizione di Guido Gay allora presidente di Manageritalia che vantava un percorso manageriale di primo piano in aziende come l’Olivetti di Adriano, la Penney americana e la Rinascente di Borletti ove ricordava sempre “c’era spazio, possibilità di espressione e opportunità di autorealizzazione”. Un’intuizione condivisa, sul piano contrattuale, con Confcommercio. Era il 1993. Pensare allora ad un centro di formazione sostenuto dai dirigenti e dalle imprese del settore non era facile. Non ci erano riusciti i dirigenti industriali nei loro contratti né esistevano esempi da imitare. Oggi si parla sempre più spesso di diritto soggettivo alla formazione. Arrivarci nel 1993 dimostra una lungimiranza che, allora, si confrontava con un presunto individualismo di una categoria che, al contrario, dopo la previdenza e l’assistenza sanitaria cominciava a porsi il problema della impiegabilità e della crescita professionale. Costruire un centro di formazione di alto livello a disposizione dei ventimila dirigenti e delle novemila aziende del terziario, del turismo, della distribuzione e dei servizi attraverso un contributo di sole 250 euro all’anno (di cui metà a carico dell’impresa nel quale il dirigente è occupato) consente di mettere a disposizione il meglio dei professionisti che operano nel campo della formazione manageriale ai singoli dirigenti attraverso un ricco catalogo interaziendale e di proporre, alle imprese che ne fanno richiesta, corsi tagliati su misura sulle loro specifiche esigenze. In venti anni oltre 18.600 dirigenti coinvolti e oltre 8.400 aziende dimostrano il successo di quell’intuizione. Oggi CFMT può anche contare sul supporto di un comitato scientifico di alto profilo che coinvolge docenti universitari dei principali atenei, professionisti e imprenditori, le federazioni di appartenenza delle imprese dei diversi settori e le associazioni manageriali distribuite su tutto il territorio nazionale. Insieme decidiamo progetti comuni, ricerche, iniziative pubbliche e osservatori dedicati. Per questo l’anniversario del giorno 19 settembre per noi non è un semplice anniversario ma è solo un pretesto per riflettere, ascoltare e accettare nuove sfide.