Amazon e non solo. Spunti di riflessione

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È di pochi giorni fa l’articolo di Silvia Armati su informacibo  (https://bit.ly/32yyl0C) che racconta l’accordo tra Cia-Agricoltori Italiani e Alibaba.com, la più grande piattaforma di e-commerce B2B a livello internazionale. L’obiettivo è promuovere l’export del Made in Italy agroalimentare, aprendo nuovi canali commerciali online per le aziende associate soprattutto verso la Cina.

L’articolo sottolinea come “Alibaba.com rappresenti la maggiore piattaforma di e-commerce B2B del mondo, come 150 milioni di utenti registrati, 190 tra Paesi e Regioni coinvolte, oltre 300.000 richieste al giorno per 40 settori merceologici. Con un occhio di riguardo proprio al “food&beverage”, che rappresenta la prima voce tra le “top 10 industries” della piattaforma online, con il 12% dei click sul vino e il 7% sulla pasta”.

Dall’altra parte dell’Atlantico, con Walmart, ormai fuori dall’affaire Tik Tok in coppia con  Microsoft, Amazon cerca di risalire la china per recuperare una relazione con Washington dopo essersi trovata  in difficoltà nei rapporti politici che contano.

L’ingaggio nel CDA del generale Keith Alexander, ex capo della National Security Agency (Nsa), credo vada letto in questo contesto (https://bit.ly/2REOCuQ). Secondo la CNN il ruolo di Alexander con la società rifletterebbe proprio la volontà di rafforzare i  legami di Amazon con Washington.

Nei confini  USA si sta giocando la vera partita che coinvolge il futuro dei giganti della rete e della distribuzione commerciale. Ed è lì che, a mio parere,  bisogna guardare. I due “nemici” Walmart e Amazon proseguono nell’implementazione delle loro strategie. Alcuni fatti confermano il gioco a “tutto campo” dell’azienda di Seattle. Li propongo come spunti di riflessione  senza un ordine di priorità preciso.

Amazon ha sempre avuto una flotta di aerei a noleggio. Una quarantina circa. L’obiettivo è di raggiungere nei prossimi 7/8 anni i duecento. Lo scalo a Cincinnati aprirà nel 2021 e dovrebbe produrre circa 2mila posti di lavoro nell’area, creando un particolare ibrido di nuovo conio fra un centro di smistamento come quelli che abbiamo anche in Italia, per esempio a Castel San Giovanni, Vercelli o Passo Corese e, appunto, un aeroporto merci.

La multinazionale di Seattle è, da prima dell’esplosione della pandemia, in trattative con Simon Property Group Inc., il più grande proprietario di centri commerciali negli Stati Uniti, per trasformare alcuni dei suoi grandi magazzini JC Penney e Sears in centri logistici (https://bit.ly/2ZNKH3e). Amazon cercherà anche punti vendita al dettaglio chiusi e indipendenti per integrare la propria strategia sui centri commerciali convertendone i negozi in centri di distribuzione.

La ragione è semplice. Negli USA (ma non solo) sono luoghi ideali perché dispongono di tutte le infrastrutture necessarie come fognature, acqua, elettricità e zone per l’attività commerciale. Sono grandi e sono vicini ai centri urbani e alle principali autostrade. La consegna dell’ultimo miglio diventa così più facile ed economica poiché gli ordini potranno essere evasi più vicino ai clienti.

Contemporaneamente prosegue l’ondata di assunzioni di Amazon, che beneficiando del boom di ordini online innescato dal coronavirus, ha annunciato di voler assumere 100.000 dipendenti negli Stati Uniti e in Canada (https://bit.ly/2RDu6uE). Sono previsti 100 nuovi centri operativi da subito, che comprenderanno centri di distribuzione, stazioni di consegna e centri di smistamento. Amazon ha assunto 175.000 addetti al magazzino ad aprile e marzo, dei quali 125.000 a tempo indeterminato. Se si contano anche i dipendenti “stagionali”, Amazon ormai conta più di 1 milione di assunti a livello mondiale.

Un’altra interessante direzione di marcia riguarda la recente proposta di un punto vendita esclusivamente sul web. Amazon ha, infatti, realizzato un primo prototipo presso il campus industriale e commerciale a Sunset Park, Brooklyn, di proprietà di Jamestown Properties (https://bit.ly/2FENd50).

Contemporaneamente sta ampliando a ritmo serrato la sua presenza con nuove soluzioni nel retail fisico come nel caso di Amazon Fresh Grocery (https://bit.ly/2FSfHI3) soluzione che continuerà a svilupparsi anche in futuro. Amazon continua a sperimentare e diversificare la sua offerta con nuovi formati. Rientra in questa logica, il nuovo store, realizzato a Woodland Hills, in California, Amazon Fresh Grocery, sviluppato su una superficie di oltre 3.000 mq, con un assortimento premium nato dalla collaborazione con Whole Foods (prezzi bassi e consegna gratuita in giornata per i membri Prime).

Da noi, al contrario degli USA,  non sta succedendo nulla di rilevante a parte i prevedibili picchi di vendita durante il lockdown, le lamentele interessate delle lobby nostrane e le critiche per una pubblicità che fa discutere ma anche riflettere. Soprattutto in un contesto di crisi occupazionale e dove Amazon ha in programma migliaia di assunzioni.

Amazon in Italia, pur potendolo fare, non sembra voler scegliere, almeno per il momento, di crescere nel retail fisico attraverso acquisizioni di insegne. Lo farà probabilmente più avanti quando avrà completato la strategia di apertura dei magazzini nei diversi Paesi europei e quindi anche da noi. Però non sembra aver fretta. Ha imboccato la strada degli accordi con due aziende della GDO, PAM e UNES e sta procedendo all’implementazione dei suoi magazzini secondo i suoi tempi.

Rimbalza le polemiche sindacali, crea lavoro, sceglie di associarsi nell’universo Confcommercio pur scontando tutte le contraddizioni del caso. Il nostro si conferma un Paese ostico. Per cultura, demografia,  peculiarità territoriali e, ultimo ma non ultimo, per l’azione felpata delle lobby contrarie a tutto ciò che innesca cambiamenti e sfugge alle logiche consociative del sistema. Vedremo. Intanto gli USA ci offrono interessanti spunti di riflessione. 

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