Contratto Terziario, DMO e cooperative. Lotta dura, senza premura…

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“Lotta dura, senza premura” è stato lo slogan che più di altri ha accompagnato la vicenda contrattuale del commercio. Almeno fino ad ora. I sindacati di categoria, con la fissazione della data dello sciopero, rompono gli indugi e alzano il tiro nella speranza di rimettere in moto il negoziato. La data è fissata: venerdì 22 dicembre. Un venerdì a tre giorni dal Natale. Data non casuale. Per le insegne, meglio quel venerdì che il sabato successivo. Periodo di acquisti e di forte frequentazione  dei punti vendita e quindi anche di maggiore interesse mediatico per l’iniziativa.  La vera ragione della scelta.  Una cosa però va sottolineata. Dal dibattito che è emerso nell’assemblea,  Il lungo percorso di confronto contrattuale sembra essere passato invano. Le differenze, anziché ridursi come sempre avviene, si sono addirittura accentuate, cristallizzando le posizioni.

L’ultima firma risale al 2015. Otto anni nei quali i rispettivi gruppi dirigenti sono cambiati senza essere sostituiti da leadership autorevoli in grado di proporre sintesi e chiudere la partita. La scadenza del 2019 per Confcommercio è stata disattesa e depotenziata da un paio di firme in dumping (Federdistribuzione e Confesercenti)  sul salario, concordato con i tre sindacati. Un vulnus che ha creato un contesto di sospetti reciproci e di competizione   tra le associazioni datoriali le cui conseguenze sono tra le numerose cause del lungo stallo. Un esempio di come una sottovalutazione  grave compiuta essenzialmente dalle leadership delle organizzazioni sindacali di allora, si è trascinata nel tempo presentando il conto al rinnovo successivo. Cosa assolutamente prevedibile. 

La composizione dei partecipanti  all’assemblea unitaria dei tre sindacati di categoria (https://bit.ly/40PtvbO) per la prima volta non ha riguardato solo  l’area del CCNL del Terziario, della DMO e della cooperazione. Ha coinvolto anche il turismo e la ristorazione in tutte le sue declinazioni. È un tentativo, assolutamente legittimo,  del sindacato di categoria di presentarsi  al Paese come rappresentante di un bacino di almeno cinque milioni di lavoratori ancora sprovvisti di rinnovo contrattuale. E questa  è una novità assoluta. Tre sindacati di fronte a una decina di controparti. Ciascuna alla ricerca di una sua distintività.

Che cosa è uscito dall’assemblea?

Ovviamente la dichiarazione di sciopero, essendo  una prova di forza unitaria che prevede una mobilitazione di piazza, annulla le diverse sensibilità sui possibili punti di caduta possibili, pur presenti, tra i tre sindacati. Fabrizio Russo segretario generale della Filcams CGIL punta ad una mobilitazione di lunga durata. Da poco eletto, “convinto sostenitore” di Landini e del nuovo profilo di lotta della CGIL non è alla ricerca di facili mediazioni.  “Il loro tempo è finito. Adesso comincia il nostro. La nostra controparte non ha il senso del limite” ha dichiarato e ha promesso una  campagna di mobilitazione che arrivi addirittura a colpire l’immagine delle aziende del comparto. “Ci aspettano mesi difficili” ha concluso. Paolo Andreani, segretario generale della Uiltucs, anch’egli di recente  nomina, se l’è presa con chi chiede ulteriore flessibilità. Ha definito “una polpetta avvelenata”  lo scambio proposto da Confcommercio teso a ridurre l’impatto dell’aumento attraverso uno scambio con altre parti del CCNL. Ha respinto con sdegno  l’offerta di anticipo sui futuri aumenti contrattuali proposto  dalle cooperative  per la sua esiguità ma non è stato altrettanto insensibile alle  proposte economiche ventilate da  Federdistribuzione. 

Mentre Russo nella sua introduzione era girato al largo dalla proposte di AFAC (anticipo sui futuri aumenti contrattuali) avanzate dalle imprese soprattutto, credo,  preoccupato per la riuscita dello sciopero Andreani mi è sembrato più possibilista. Più sensibile  alla quantità dell’erogazione che all’opportunità o meno della sua concessione come iniziativa anti sciopero anche perché il sindacato sa bene qual’è il suo peso specifico e il suo grado di mobilitazione veri nelle singole imprese. Andreani ha poi riproposto la vecchia retorica  contro le prestazioni festive e domenicali agitando la platea contro la politica di ogni colore che avrebbe, a suo dire, lasciato solo il sindacato contrario alle liberalizzazioni. Posizione a mio parere  incomprensibile viste le centinaia di accordi firmati dai tre sindacati sul  tema. Ma tant’è.

Davide Guarini segretario generale della Fisascat mi è sembrato il più orientato a ricercare una  strada utile per riprendere la trattativa. Ha evitato la retorica da comizio cercando di stigmatizzare nel merito  atteggiamenti e prese di posizioni non condivisibili della controparte. Ha capito che il rinnovo passa dal Presidente di Confcommercio e dalla sua volontà o meno di chiudere la partita per oggi assente. Il resto segue.  La platea di militanti presenti all’assemblea non era certo la più adatta a cui offrire  punti di caduta, soprattutto  in vista di uno sciopero. Anche lui ha fatto intendere di non considerare affatto provocatoria una erogazione di un acconto sui futuri aumenti contrattuali purché consistente e distinguendo l’entità di  ciò che ha probabilmente  in mente Federalberghi per il turismo da ciò che avrebbero in mente Confcommercio, Federdistribuzione e le stesse Coop.  Certo è un’erogazione che, visti i tempi, cadrebbe proprio in concomitanza dello sciopero. Difficile non pensare che sia finalizzata a neutralizzarne la partecipazione. C’è da dire che il clima nelle imprese dei diversi comparti chiamate in causa non è affatto contrassegnato da una grande volontà di mobilitazione. Altra cosa sarà la manifestazione nazionale e l’effetto annuncio viste le categorie coinvolte, le interviste e i comunicati che contrassegneranno l‘avvicinarsi di  questa mobilitazione. 

Ho però trovato interessanti due interventi da parte di delegati sindacali di base sul senso del CCNL. Il primo di una delegata CISL di una piccola realtà cooperativa del  Veneto che ha spiegato molto bene l’impatto del tempo di lavoro e della flessibilità  sui tempi di vita, soprattutto per una donna. Domande che, in diverse realtà del comparto DMO hanno trovato risposte positive nelle aziende più strutturate. L’idea, in sostanza, che benessere della persona e dell’azienda debbano e possano coincidere. Il secondo di un giovane delegato sindacale UIL di Esselunga sul rapporto tra il “presentismo” fine a sé stesso richiesto da capi e colleghi più anziani e il valore o meno delle contropartite offerte dall’impresa. La “retorica del sacrificio” e dell’impegno che tanto ha coinvolto le generazioni precedenti  oggi non funziona più. Occorre altro per ingaggiare i più giovani. Entrambi, molto più dei sindacalisti di mestiere, segnalano, anche alle imprese, che  i tempi stanno cambiando.

Alcune aziende lo hanno colto e si stanno attrezzando, altre continuano, come fossimo prigionieri  di un passato e di una cultura del lavoro che non tornerà e che spinge lontano dal comparto le giovani generazioni.  Un tema sottovalutato da molti che rischia di comprometterne il futuro anche sul  piano della qualità e della quantità dell’occupazione. E rendere  molto difficile il coinvolgimento delle persone. Infine la preoccupazione più volte ricorrente in questi anni sulla presunta perdita di distintività della cultura e della sensibilità sociale del mondo cooperativo in relazione al lavoro. Personalmente temo che, se il sindacato di categoria, anziché sfidare il sistema cooperativo sul terreno dell’innovazione organizzativa e sociale,  ne pretenda una  sostanziale riproposizione   di ciò che è stata la cooperazione quando il contesto competitivo era ben altra cosa, non credo faccia un gran servizio ai lavoratori.

Il giovane delegato sindacale Esselunga che con i suoi 24 anni è espressione di una generazione che si pone diversamente da quelle precedenti  di fronte al lavoro, nel citare una bella poesia di Nazım Hikmet, ha spiegato, forse meglio dei tre segretari generali e degli arzigogoli inefficaci delle controparti datoriali, cos’è e a cosa serve un contratto nazionale, al di là del mero aspetto economico e della sua scadenza.  Penso soprattutto ai contenuti e alla loro necessaria evoluzione, alle regole  del gioco  e al welfare che propone in tutte le sue declinazioni. “Noi dobbiamo piantare gli ulivi non per mangiarne i frutti subito ma perché i figli dei nostri figli possano riposarsi alla loro ombra”. L’importanza di un  Contratto Nazionale  va ben oltre le singole imprese, i singoli negoziatori  che vanno e vengono.  È, in fondo, racchiusa tutta in questa frase retorica. È il patto condiviso su cui si legano le generazioni che passano nelle aziende e si costruisce, insieme,  il futuro collettivo di un comparto. Purtroppo non tutti sono in grado di capirlo. 

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2 risposte a “Contratto Terziario, DMO e cooperative. Lotta dura, senza premura…”

  1. Buongiorno, da dipendente di lunga data nella GDO mi sono fatto l’idea che parlando di rapporto lavoro/ vita privata una soluzione per attirare le nuove generazione sia quello di portare a 2 giorni i riposi settimanali ( sempre parlando di apertura 7 su 7 dei punti vendita)
    Non si porterebbe così anche ad assumere più personale?
    Lei cosa ne pensa, sarebbe fattibile?

    Grazie

    1. Buongiorno,
      Oggi l’orario di lavoro è distribuito su sei giorni. Ridurlo a cinque senza alcuna contropartita sulla produttività porterebbe ad un aumento di costi certo senza alcun incremento delle vendite. Il problema nelle aziende è trovare soluzioni equilibrate.

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