Grande Distribuzione e lotta all’inflazione. Guadagnare meno per guadagnare tutti…

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Credo sia interesse di tutta la filiera agroalimentare  e del Paese evitare che, la probabile ripresa di un processo inflazionistico avvenga in un clima di contrapposizione forte tra interessi diversi. I segnali però ci sono già tutti. A monte chi si trova i prezzi dell’energia e delle materie prime aumentate e teme ulteriori peggioramenti per il futuro è a valle chi pensa che sia sufficiente dire di no a qualsiasi aumento senza prendere atto che stiamo entrando in una fase delicata perché dichiarazioni, azioni unilaterali di contenimento dei prezzi, richieste di adeguamento, aspettative delle imprese e delle famiglie, più che risolvere o attenuare il problema lo amplificano e rischiano di creare più danni di quelli che si propongono di risolvere.

La prassi consolidata nel commercio in generale e nella  GDO in particolare  è sempre stata quella di alzare i prezzi con una certa riservatezza e abbassarli con squilli di tromba. Nessuno annuncia a cuor leggero rincari. Basta cambiare sul lineare il cartellino del prezzo o, in alcuni casi adeguare peso e confezioni. Sconti, ribassi, sottocosto e concorsi al contrario sono accompagnati dalle fanfare.

Oggi però la musica sta  cambiando. I fornitori che hanno subito consistenti aumenti reali si sono trovati di fronte un fuoco di sbarramento da parte della GDO accompagnato non solo dalla contestazione esplicita sulla effettiva necessità di aumentarli ma, in molti casi, con una richiesta di continuare con politiche promozionali tese a comprimere i margini per reggere i fatturati.

Alcuni fornitori, più esposti di altri,   hanno ipotizzato un rallentamento o, addirittura, una sospensione delle consegne tale da dare un segnale forte alle insegne e ai consumatori. Una mossa a mio parere estremamente avventata e destinata a ritorcersi contro chi la dovesse mai attuare. La struttura e la fragilità del nostro sistema produttivo a monte è tale da spuntare sul nascere mosse di questo tipo.

Sul fronte della grande distribuzione le insegne più performanti hanno addirittura forzato la mano. La carica l’ha suonata Esselunga. Una delle poche realtà che ha i conti in ordine, non è ossessionata dai costi, ha la forza per respingere queste richieste e contemporaneamente la capacità di lasciare al palo i competitor che non possono permettersi politiche commerciali così aggressive. È vero che il punto di partenza tra le diverse insegne sui prezzi era diverso ma la safety car messa in pista dal Governo per narcotizzare il disagio economico e sociale della fase acuta della pandemia  e favorire la ripresa ha messo improvvisamente tutte sullo stesso piano non penalizzando più di tanto le insegne sulla base dei prezzi praticati e determinando così una sorta di ripartenza.

On line e discount, hanno proseguito la loro marcia, ma non hanno inciso sostanzialmente sui risultati economici  complessivi di quest’anno. Semmai hanno aggiunto un po’ di piombo alle ali delle insegne che già segnalavano difficoltà. Rimesse quindi tutte più o meno sullo stesso piano ne può uscire vincente chi, prima di altri, ha intuito la paura latente di una ripresa inflazionistica percepita nell’aria dai consumatori e nascosta dalle autorità per evidenti ragioni economiche, rispetto a chi, pur con la politica dei “prezzi bassi sempre”, ha puntato sulla continuità non assecondando preoccupazioni e paure che la pandemia ha  seminato in molte aree sociali del Paese.

Non è un caso lo slogan contro il “carovita” proposto da Esselunga. Per una parte della popolazione evoca i brutti ricordi del Paese con l’inflazione a due cifre e riproporlo oggi segnala la volontà  di intercettare un salto di qualità nella percezione delle paure del cittadino-consumatore. Esistono, ovviamente, nicchie, anche consistenti, di consumo di fascia medio alta che vanno assecondate e gestite ma la preoccupazione di una ripresa inflazionistica è, in questa fase e, lo sarà nei prossimi mesi,  certamente prevalente. E questo non può essere ignorato dall’insieme delle insegne della GDO.

Quindi il problema dell’adeguamento dei prezzi, se non gestito correttamente, rischia di compromettere seriamente il rapporto tra le imprese a monte e a valle della filiera. Soprattutto il loro equilibrio economico e occupazionale. E questo rende necessaria la capacità di separare il “grano dal loglio” nelle richieste di aumento. La scommessa sul tavolo è evidente. Se l’inflazione dovesse essere transitoria come auspicano le autorità  monetarie le tattiche messe in atto per respingere al mittente gli aumenti richiesti è sicuramente vincente. 

Mario Seminerio però segnala correttamente ”che accadrà se i prezzi dovessero smettere di aumentare ma non tornare da dove sono venuti, soprattutto per voci socialmente sensibili come l’energia? Da noi stiamo già vedendo crescenti quote di risorse pubbliche destinate a ridurre l’onere per i cittadini più fragili economicamente.Se questa situazione si rivelasse non transitoria, avremmo seri problemi di bilancio”. Personalmente condivido la preoccupazione e quindi non posso che auspicare un negoziato serio di filiera.

Luca Ricolfi ha scritto  recentemente su Repubblica  che è “difficile pensare che in questa partita l’Italia si schieri a favore dei nemici dell’inflazione. Chiunque ci governerà, sarà ben consapevole che un po’ d’inflazione fa bene ai conti pubblici”. Ma  se questa materia sarà lasciata nelle mani delle singole imprese la logica destinata a vincere sarà esclusivamente quella dei rapporti di forza.

L’inflazione e le sue conseguenze diventeranno così materia di competizione tra le insegne. Difficile non capire come andrà a finire. Altra cosa è affrontare  il fenomeno all’interno di un quadro di riferimento condiviso, ad esempio,  dalle associazioni di categoria. Il Paese è in un momento delicato di ripresa economica.

Governare le preoccupazioni dei consumatori, assicurare un equilibrio nella filiera significa in questa fase praticare lo slogan  “guadagnare meno per guadagnare tutti”. Mai come oggi, però, occorre condividere  equilibrio e responsabilità. 

 

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *